Warrel Dane: il palco adesso vuoto
Il nostro tributo alla voce di Sanctuary e Nevermore tragicamente scomparsa lo scorso 13 dicembre


Articolo a cura di Salvatore Dragone - Pubblicata in data: 22/12/17
Si ringrazia Alex Abbruzzese per la collaborazione

Se si potessero racchiudere tutti i sentimenti oscuri, la teatralità e vita e morte che camminano mano nella mano in una sola voce, beh, sarebbe sicuramente quella di Warrel Dane. Rispetto al clamore suscitato dalle morti di David Bowie, Lemmy, Chris Cornell, Scott Weiland e in ultimo Chester Bennington, quella del 56enne musicista di Seattle (si, ancora lei…) è stata un'uscita di scena silenziosa, passata dalla porta secondaria, che poco o nulla ha scosso la comunità musicale. Eppure è enorme il contributo artistico che il cantante ha offerto con i Sanctuary e soprattutto i Nevermore, una delle pochissime band capaci di tenere alto il livello competitivo e qualitativo del metal nel suo momento più difficile, ma inspiegabilmente sottovalutata e mai capita fino in fondo. Colpevole, forse, di essersi trovata nel momento e nel posto sbagliato: nei primi anni novanta Seattle non è il luogo migliore dove proporre qualcosa che non suoni grunge e all’inizio del nuovo millennio l'industria musicale entra in crisi. Warrel Dane nel 2002 dichiarava: "Bisogna dire le cose come stanno, con i problemi che ha l'etichetta non è possibile vivere solo di musica. Io lavoro come cuoco presso lo Swedish Cultural Center di Seattle, Van Williams è grafico per la Nintendo e Jim Sheppard lavora al bar Goofy's. Siamo ancora gente normale che cerca di tirare avanti. Amiamo la musica e ciò ci da la forza di continuare".
 
nevermore
 
Al pari di un attore teatrale, Warrel Dane usava il corpo e la voce in tutte le sue sfumature, così da rendere incredibilmente autentica ogni parola pronunciasse. Dotato di una timbrica unica sulle note gravi e di un falsetto micidiale, ha attinto da ogni colore della tavolozza per dipingere le sue melodie incantevoli o colpire la tela con sfuriate rabbiose. Talento che non poteva sfuggire ad un altro genio come Chuck Shuldiner, il quale gli chiese, senza successo, di entrare a far parte dei suoi Control Denied. "The Fragile Art of Existence", mai titolo fu più azzeccato, è il testamento musicale dell'indimenticato leader dei Death scomparso il 13 dicembre 2001. Ironia della sorte, il 13 dicembre scorso, esattamente 16 anni dopo, Dane viene stroncato da un infarto mentre si trovava a San Paolo, Brasile, per completare i lavori sul suo secondo album solista "Shadow Work". I suoi ultimi anni di vita non possono definirsi certo dei migliori, lontani dai giorni di gloria tra fine '90 e inizio 2000 quando la band era sistematicamente nel cartellone di moltissimi festival in tutto il mondo. La parabola discendente, non tanto artistica, era ormai piuttosto evidente con il tour solista in occasione del 15° anniversario di "Dead Heart In A Dead World", l'ultimo disperato tentativo di rimanere a galla nella scena metal. Forse è proprio così che doveva andare a finire il suo passaggio sulla Terra: da solo, lontano da casa, alla ricerca di un posto nel mondo, tradito ancora una volta dal suo cuore.
 
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"To see the actor without tears 
Dark rivers carve the years between the lies of self control
In my psychotic karmic fear, I own your tears anyway & I am you & we are not afraid 

& we won't be here for long
The heart collector sings his song thats slowly boiling over

Nevermore to feel the pain
The heart collector sang
And I won't be feeling hollow for so long".

Così recita "Heart Collector", una delle canzoni più celebri di quel capolavoro pubblicato nel 2001. Warrel Dane è stato uno di quei cantanti che ha dato grandissima importanza alle parole. "In qualsiasi progetto io sia coinvolto - ha dichiarato in una vecchia intervista del 2011 a ProgPower  USA - la musica è sempre importante, ma i testi sono ciò che faccio e sui quali pongo maggior attenzione (…) Tra i miei autori preferiti c'è senza dubbio Paul Simon. Se ti dovesse capitare di ascoltare qualche sua vecchia canzone, sarà stato sicuramente fatto o depresso o qualcos'altro. Quelle canzoni per me sono così incredibili…".
 
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I testi di Dane rispecchiano non solo la sua personalità ed il suo credo politico/religioso, ma sono una finestra che apre nell'intimità più profonda, la parte nascosta di ognuno di noi dove risiedono i sentimenti più veri. Il dolore sublimato in "Dreaming Neon Black" è qualcosa che mai si era sentito prima, ascoltare quell'album significa vivere in prima persona la sofferenza di un uomo lacerato dall'abbandono e dalla perdita dell'amore. Nove anni dopo sarà la volta di riaprire altre ferite dolorose nella toccante "Brother", inclusa nel debutto da solista "Praises to the War Machines" scritto in collaborazione col chitarrista dei Soilwork Peter Wichers. Filtra pochissima luce dalla sue canzoni, attraverso le quali Dane sferra il suo duro attacco alla politica, alla religione e alla tecnologia. Lo spirito critico di Warrel ha molto a che fare con un personaggio controverso come Timothy Leary, psicologo americano che spinse la sua ricerca della consapevolezza dell'uomo attraverso l'uso di droghe psichedeliche. E' alla sua opera letteraria che il cantante spesso attinge più o meno direttamente (l'album "The Politics of Ecstasy" è il titolo di un suo saggio), affascinato dalla possibilità di trascendere la realtà in cui viviamo, falsa e precostruita, per riappropriarci della verità.

"We are the useless by-products of soulless meat
We are all gone we all sing the same tragedy

Open wide and eat the worms of the enemy
We are the enemies of reality, in a world that's unforgiving" - “Enemies of Reality”

L'animo tormentato sembrava essersi placato con la rinascita dei Sanctuary e all'apertura verso una reunion dei Nevermore, della quale si era dimostrato possibilista anche Jeff Loomis, chitarrista ora in forza negli Arch Enemy: "Forse un giorno riuscirò a parlare a Warrel di persona circa i problemi che avevamo e di cose del genere. Se i tempi saranno maturi, forse un giorno faremo ancora un paio di pezzi nuovi o magari un album. Il tempo guarisce tutto e la vita è breve". Verissimo Jeff, purtroppo è andata proprio così.
 
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"Like faded pictures of what might have been
Fate is cruel when dreams, like candles, fade
Smashed again down into the gray
Despise for a world turned cold
No one sees what tomorrow knows" - "What Tomorrow Knows", Nevermore




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