Time Machine V: The Doors
5 luglio 1968, Hollywood Bowl, Los Angeles


Articolo a cura di Pamela Piccolo - Pubblicata in data: 12/02/17
"Expose yourself to your deepest fear. After that fear has no power and fear of freedom shrinks and vanishes" [Jim Morrison]
 

Nati su una spiaggia di Venice in California, i The Doors sono un quartetto appassionato nel comune trasporto per la letteratura decadente e la musica blues. Fronteggiati da un poeta spleen, hanno preso ispirazione per il proprio nome dal titolo del libro "Le Porte della Percezione" di Aldous Huxley che a sua volta deriva da un verso de "Il Matrimonio del Cielo e dell'Inferno" di William Blake. Nel mezzo della filosofia peace & love e dell'acid blues dei Jefferson Airplane e dei Grateful Dead si fanno strada Jim Morrison, Ray Manzarek, John Densmore e Robbie Krieger. I ragazzi affronteranno la tradizionale gavetta suonando al London Fog e al Whisky a Go-Go sul Sunset Strip di Los Angeles, sceglieranno un sentiero differente da quanto musicalmente in voga e, con l'originalità che li contraddistinguerà, firmeranno in breve tempo con l'etichetta Elektra.

 

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L'alchimia musicale dei The Doors fonde blues e rock psichedelico alla poesia, al teatro e a ritmi talvolta cupi talvolta esotici, il tutto condito, e scandito, dal baritono di Jim Morrison. La formazione classica di Manzarek (Bach, Chuck Berry, Little Richard) e l'impostazione scenica di Morrison (Marlene Dietrich, James Dean, Elvis Presley) concorreranno alla creazione di un sound che nel 1965 farà da sfondo a un'America politicamente e culturalmente in rivolta. Sull'onda del conflitto armato che da dieci anni vede impegnati in Vietnam migliaia di giovani americani, chi tra loro non è partito sente il dovere di manifestare la propria solidarietà con lo slogan "Fate l'amore, ma non la guerra". Gli hippie sono la quintessenza del pacifismo. Crescerà in questi anni il consumo di droga: hashish, marijuana e LSD gareggeranno per diffusione con i beni di prima necessità, al punto di favorire la nascita di una musica concepita proprio per accompagnare gli stati di alterazione della coscienza. La cosiddetta musica psichedelica, una sequenza di cantilene e suoni ripetitivi intervallati da improvvise accelerazioni, guiderà l'ascoltatore in un trip alla ricerca di intense emozioni. All'interno di tale società Manzarek, Densmore e Krieger praticano meditazione trascendentale mentre Morrison si trova, a soli vent'anni, a cavallo tra l'ossessione per le droghe e il surrealismo. Immerso nella visione di Nietzsche, di Bertolt Brecht, dei poètes maudits e nella Beat Generation, Jim Morrison è un cantastorie talmente in gamba da rendere curiosa la gente in merito alla veridicità dei racconti stessi. Saranno le ferite profonde e le battaglie interiori, nonché un ego smisurato, a riempire i taccuini di Jim di versi e componimenti. E laddove la forma poetica dello spoken word elettrizzerà oltremodo i concerti dei Doors, dall'estate del 1965 la band trascorrerà "un anno di intensa vibrazione di energia".

 

jim"Live at the Hollywood Bowl" sarà il titolo di un album registrato dal vivo il 5 luglio 1968 su un otto piste audio e filmato con pellicola a colori in 16 mm. Pubblicato parzialmente nel 1987, il Live at the Hollywood Bowl sarà ripreso da ogni angolazione. Tra coloro che riprenderanno il concerto figurano il fotografo e film maker Frank Lisciandro e un giovane cameraman di nome Harrison Ford.


Al quarto album - il primo dal vivo - in soli due anni dalla prima release, i Doors hanno un certo impatto sia nei confronti della musica popolare che della cultura mainstream. Il loro vorace avanzare nel panorama rock della seconda metà degli anni '60 ha segnato l'inizio di singoli-hit e di album che in seguito diventeranno pietre miliari per la storia della musica. Dal vivo i Doors coinvolgono il pubblico: "Quando ci esibiamo siamo partecipi della creazione del mondo e la celebriamo con la folla. La musica che facciamo raggiunge il pubblico e interagisce con esso, il quale torna a casa e interagisce con il resto della realtà". Tale colloquio è il frutto del carisma di Jim Morrison e del suo fascino da "ultimo sciamano della Beat Generation", come lo descriveranno in seguito alcuni.

 

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Mentre gli altri gruppi promuovevano il motto "pace & amore", i Doors stimolano l'interlocutore a riflettere e ad attivare il proprio Io ricettivo. Il poeta francese Arthur Rimbaud invocava uno sconvolgimento razionale di tutti i sensi per raggiungere l'Ignoto e Jim Morrison ne segue le orme: "C'è il Noto e c'è l'Ignoto e in mezzo ci sono le Porte". Ed è attraverso queste porte che l'organo di "When The Music's Over" introduce allo spettacolo. Manzarek è in postazione mentre Morrison, Densmore e Krieger prendono con cura la loro. Jim, rocker impenitente, cammina lungo un breve tratto del palco a testa bassa e con gli occhi socchiusi finché un urlo primordiale irrompe e dà vita a una sala completamente spenta. La batteria è rialzata e la sua testa, centrale rispetto alla grancassa, sembra attorniata da un'aureola divina. Sprazzi di lucida e studiata follia si alternano a 11 minuti di schizofrenia compositiva: il pubblico è entusiasta e non si sprecano gli applausi dalle poltrone del bowl.

 

"We want the world and we want it now!"

 

"Alabama Song (Whisky Bar)" ha un timbro differente. Jim è un animale da palcoscenico e le sue movenze, seppure assai ridotte, arricchiscono le partiture della chitarra classica/jazz di Krieger, accanto alle quali si affaccia il marxofono suonato da Manzarek. "Hello I Love You" è un brano radio-friendly che si discosta dalla profondità introspettiva alla quale le lyrics di Jim Morrison ci hanno abituati con i tre album in studio sinora rilasciati e con i primi pezzi in scaletta questa sera.

 

I ragazzi sono distribuiti ai vertici di un rombo, quasi a voler enfatizzare la ciascuna potenza. Dall'art-rock barocco al pop-jazz e al blues, la triade strumentale esplora qualsiasi sfumatura musicale. Il tocco magico di Morrison ci restituisce un collettivo, e non un gruppo di singoli individui fine a se stesso, due dei cui cavalli di battaglia sono "Moonlight Drive" e "Light My Fire", brani intrisi di esplicita sensualità e aperti a svariate interpretazioni che vanno dalle citazioni bibliche a tradizioni funebri indiane all'amore per le droghe. "Light My Fire" è una canzone incendiaria, oscura e illuminata da immagini sul sesso e su esperienze di amore e morte che ha cambiato, tramite la profonda voce di Jim, l'espressione sui volti dell'audience.

 

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Uno dei punti più alti della performance sarà la messinscena di "The Unknown Soldier": un tiro di sigaretta e un rullo di tamburi. Jim cade di soppiatto per terra imbracciando l'asta del microfono. Ray è in piedi con le spalle rivolte al pubblico e le braccia distese. John, pestato l'ultimo piatto, cade precipitoso in avanti, sempre seduto, come una marionetta. Sopraggiunge l'elogio della morte, della fine, la corsa ultima di tutte le cose con "The End", una delle prove vocali e musicali più riuscite al 1968 nella discografia dei Doors. Con balli folkloristici nel mezzo e un contenuto incestuoso e di parricidio, i Doors hanno composto uno dei brani più depressivi e seducenti che ha reso il pubblico attonito.

 

Il Live at the Hollywood Bowl è il primo concerto che ha visto delle prove generali e che ha compreso tracce inedite come "The WASP" e "Spanish Caravan", nonché poesie in musica raccolte all'interno della piece "Celebration of the Lizard". Il messaggio non velato che il quartetto ha voluto trasmettere è di un ritorno alle origini e ai sentimenti base dell'umanità dove solo la Musica è tua amica fino alla fine.




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