Dolores O'Riordan: "why can't you stay here awhile"
Il saluto attonito alla voce dei Cranberries e delle nostre adolescenze


Articolo a cura di Costanza Colombo - Pubblicata in data: 15/01/18

"I live as I choose or I will not live at all" [Dolores O'Riordan]

 

Voce e volontà che non ammettevano repliche. D'altro canto chi si sarebbe mai lontanamente sognato di contraddire quella dorata visione, più grida che carne, indimenticabile protagonista di "Zombie"?

 

Molti di noi la conobbero, imparando tanto a temerla quanto ad ammirarla, martire e testimone di una guerra urbana, quella che all'epoca violentava ancora l'Irlanda del Nord, capace di metterla in croce ma di non spezzarne la natura indomabile. Molti di noi erano soltanto di un paio di tacche più alti della più grande del maggiore delle due vittime dell'attentato dell'IRA consumatosi a Warrington (UK) nel giorno dell'equinozio della primavera 1993. Dolores O'Riordan, con dieci anni di vita in più di lui sulle spalle, si investì Giovanna D'Arco d'Irlanda e, invece del drappo gigliato, caricò i nemici con in pugno una bandiera bianca e un groppo in gola. Immaginatela, ferrea, porsi tra i due fronti con quel "No Need To Argue", pubblicato nell'ottobre del '94, dopo che grazie al succitato singolo, rilasciato nemmeno un mese prima, aveva già fatto breccia oltre le trincee di mitra e gli scudi antisommossa.

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Molti di noi ne conobbero il lato materno, imparandone tanto la tenerezza quanto la fragilità, mentre leonessa si poneva a difesa dei suoi cuccioli nel video di "Animal Instinct", cavallo di battaglia di "Bury The Hatchet". Stavolta il conflitto non era più politico bensì sociale ed emotivo. Cinque anni sono passati da "Zombie" e la Furia è sbocciata in Ninfa. Dea del focolare, ondeggiante sotto una corona tutt'altro che di spine, e fascio di nervi che, seppur a tratti offuscati da paura e tristezza, non s'addomestica, celebrazione terrestre di viscerale amore.

 

"We will change reality", questa una delle migliori promesse di quella che è stata la più selvatica figlia della moderna Irlanda. Promessa che almeno lei mantenne, giusto tre brani dopo, in "Just My Imagination". Irresistibile incanto d'evasione il suo, in spensierato volo, oltre il bordo della cesta di una delle mongolfiere a matita che popolavano l'azzurro del suo immaginario oppure in leggiadro sciame di farfalle tra le ciminiere.

 

"A totally amazing mind
So understanding and so kind"

 

Delicata e al contempo combattiva, fin dal provino per gli allora "The Cranberry Saw Us", durante il quale, pur di farsi prendere sul serio da quei volti perplessi che le si pararono davanti, iniziò a suonare le tastiere e cantare i brani composti in solitaria. A fare la fortuna dei futuri Cranberries, il cantante uscente, Niall Quinn, troppo impegnato in altri progetti e, affatto convincente, che prima di abbandonare la band dei fratelli Noel e Mike Hogan, al suo (stellare) destino ebbe il buon cuore di suggerire di prendere in considerazione un'amica della fidanzata, dalla voce particolarmente espressiva, alla ricerca di un gruppo in cui dimostrare il proprio valore e dar sfogo alla sua bruciante passione.

 

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Asciutta di modi e di sguardi se non nella liquida arrendevolezza di una "Dreams" cantata ad occhi chiusi, con le ciglia basse, a sottolineare la disarmante timidezza e sensualità, indimenticabili tratti di una Dolores ventunenne al suo singolo di debutto, primo e onirico estratto del "Everybody Else Is Doing It, So Why Can't We?" datato 1993.

 

Eppure, diversamente da quel "You have my heart so don't hurt me", una come Dolores non era solita abbassare la guardia. Non era da lei arrendersi agli eventi, alla mancanza di reazione alla sua carriera solista e men che meno ai problemi di salute. Lo aveva recentemente dimostrato tornando in studio, rassicurando i fan impensieriti dalla cancellazione delle date della scorsa estate, che voci sostenevano essere dovute a un'ernia al disco. Quale che sia stata la tremenda ragione che, poche ore fa, l'ha avuta vinta sull'eroina d'acuti cristallini e zigomi taglienti, quel che è certo è che i nastri degli anni '90 che molti di noi conservano ancora sul fondo di qualche cassetto, questo 15 gennaio, sono diventati ancora più preziosi. Nastri neri a lutto della più agile delle ginnaste.


"And I miss you, when you're gone
That is what I do"

 

 

Si ringrazia Giovanni Ausoni per la collaborazione




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