"Steal This Artwork": Nirvana
I retroscena degli scatti scelti per le copertine della band di Kurt Cobain


Articolo a cura di Pamela Piccolo - Pubblicata in data: 19/01/17
Alcune delle fotografie di copertina che hanno fatto la storia della musica non furono esattamente il prodotto di una attenta pianificazione. Realizzati a più mani, gli artwork dei sottostanti tre album in studio dei Nirvana rimbalzarono principalmente tra l'Io creativo di Kurt Cobain e la direzione artistica di Richard Fisher. Prendete ad esempio l'illustre immagine di un bambino che poco più neonato galleggia sulla copertina di "Nevermind": "E' stato un colpo di fortuna", dichiarerà in seguito il suo fotografo.


Bleach (1989)


bleach_250La nascita della copertina di "Bleach" si basa su un tiro parziale ai dadi.

Confezionato dalla musicista e graphic designer Lisa Orth presso gli uffici del magazine musicale locale The Rocket, l'artwork dell'album di debutto dei Nirvana sarebbe dovuto uniformarsi ai requisiti estetici imposti dalla Sub Pop Records: un campo dai colori forti con caratteri in grassetto e una fotografia sorprendente.

La fotografia della copertina di "Bleach" fu scattata dall'allora ragazza di Kurt Cobain, Tracy Marander, la quale ritrasse la band intenta in una performance dal vivo alla galleria d'arte Reko/Muse di Olympia, Washington, il primo aprile 1989. Da sinistra verso destra Tracy immortalò Kurt, Krist Novoselic, Chad Channing e Jason Everman, il quale non partecipò alle registrazioni di "Bleach" ma comparve tra i credits perché i ragazzi volevano "si sentisse come a casa" e, soprattutto, perché finanziò l'album.

 

Buona parte della mistica che negli anni a venire segnerà il trio deriverà dall'atmosfera misteriosa, se vogliamo, della copertina di "Bleach". Lisa Orth invertì la fotografia di Tracy in negativo e pagò 15 dollari di tasca propria il tipografo del The Rocket, Grant Alden, per impostare il nome della band con qualunque carattere tipografico fosse già installato nel macchinario che avrebbero utilizzato. I caratteri alfabetici che sarebbero stati stampati sull'immagine di copertina del disco furono, pertanto, eccezionalmente casuali. Così, una delle decisioni più importanti per la carriera della band, ossia l'ideazione del proprio logo, fu assunta per caso e il font Onyx, basato sul Bodoni Extra Bold Condensed, divenne il carattere dei Nirvana, marchio che adornerà decine di migliaia di t-shirt, che contraddistinguerà il merchandise ufficiale della band e che vedremo su ogni rivista e supporto mediatico.

 

Nevermind (1991)


nevermind_250La cover di uno degli album più rappresentativi della scena grunge mise in primo piano un bambino di soli quattro mesi che nuota, nudo, in una piscina dove una banconota da 1 dollaro è appesa all'amo di una canna da pesca.

Cobain e Grohl erano reduci dalla visione di un documentario sul parto in acqua. Cobain pensò che una simile immagine sarebbe stata ottima per la copertina di "Nevermind" e la DGC Records si impegnò nel trovare immagini di parti in acqua, sebbene troppo esplicite, finché non decise di commissionare la realizzazione dell'artwork del secondo album in studio della band al fotografo pubblicitario Kirk Weddle. L'idea originale subì un lieve cambiamento e dal parto in acqua si passò a una più semplice nuotata in piscina.

 

Weddle, diver certificato, predispose lo shooting presso la piscina Rose Bowl a Pasadena dopo aver convinto una coppia di amici a "prestare" il figlioletto al mondo del rock. Il figlio di Rick Elden non fu l'unico partecipante al servizio fotografico; accanto a lui vi erano diverse bambine, perché non si poteva pensare che un solo bambino di quella età facesse tutto quello di cui si aveva bisogno. La DGC aveva una specifica immagine in mente e nessuno degli scatti che Weddle fece avrebbe potuto funzionare. Nessuno tranne quelli rivolti al primogenito di Rick Elden. Una volta che il direttore artistico della DGC Records, Richard Fisher, ebbe mostrato la foto del bambino a Cobain, quest'ultimo si rese conto che mancava qualcosa. Tutti collaborarono nel fornire la propria opinione a Kurt, il quale propose, in ultimo, un amo da pesca. "Abbiamo trascorso la giornata pensando a tutte le cose che si sarebbero potute mettere su un amo da pesca", disse Fisher. "Anche se Kurt non mi ha mai dato una spiegazione razionale del progetto, devo supporre che il bambino nudo simboleggiasse la propria innocenza, l'acqua un ambiente alieno, e l'amo e il dollaro la sua vita creativa che entrava nell'industria della musica rock".

 

In 15 secondi Spencer Elden divenne il protagonista della iconica copertina di "Nevermind", ricevette un album di platino e un orsacchiotto in regalo. Allo stesso modo il primo servizio di Weddle per un album musicale finì nei libri di storia. Il dipartimento artistico dell'etichetta discografica aggiunse graficamente il dollaro e l'amo da pesca, riutilizzò il font Onyx per il nome della band e diede al titolo dell'album quell'effetto ondulatorio che ben si confaceva al dominante elemento acquatico. "Ci furono un buon concept e buone immagini e fu eseguito bene. Il lavoro ha retto", disse Weddle. Noi non potremmo essere più d'accordo. Tuttavia, il messaggio anticapitalista e le parti intime non velate di un bambino che avrebbe fatto il giro del mondo crearono scompiglio. Secondo Elden, oggi venticinquenne, la preoccupazione che costernava la società americana nel 1991 era da collegarsi all'abbandono dell'innocenza e alla caccia collettiva di soldi facili. Cobain invece crudamente affermò, nel momento in cui avrebbero tentato di boicottare la finalizzazione dell'artwork di "Nevermind", che "Se sei offeso da questo devi essere un pedofilo".

 

In Utero (1993)


in_utero_250In seguito al successo mondiale di "Nevermind", Cobain, Grohl e Novoselic tornarono in sala di registrazione. Deliberatamente decisero di creare un suono più duro e meno commerciale e di intitolare il loro terzo lavoro "I Hate Myself And I Want To Die". A disagio con una improvvisa celebrità, per l'artwork di "In Utero" la band decise di rivolgersi nuovamente al direttore artistico della DGC Records, Robert Fisher, già autore delle copertine di "Nevermind" e di "Incesticide". L'anatomia femminile è un tema ricorrente all'interno del disco. I Nirvana presero in prestito un manichino dal mondo della scienza e ne fecero la copertina di un album. Il risultato fu un'immagine immediatamente riconoscibile e memorabile.

 

Progettato sulla base delle idee di Cobain, l'artwork mostra un modello anatomico femminile trasparente con ali d'angelo. Simili manichini a grandezza naturale vennero realizzati come oggetti di scena per il tour di supporto all'album e regolarmente violati e distrutti dai Nirvana durante le sue tappe.

 

Il collage del retro di copertina fu ideato da Cobain sul pavimento del proprio salotto e fotografato da Charles Peterson, noto documentatore della scena musicale locale. Kurt descrisse così il suo collage artistico: "Sesso e donna e in Utero e vagine e nascita e morte". Tale collage disponeva di feti di plastica, parti del corpo, insetti e un guscio di tartaruga, il tutto poggiato su un letto di orchidee e gigli. La copertina di "In Utero" fu pesantemente censurata dai negozi Kmart e Wal-Mart. Secondo il New York Times il Wal-Mart non sosteneva la promozione dell'album a causa della carenza di domanda da parte dei consumatori, mentre i rappresentanti del Kmart semplicemente spiegarono che l'album non rientrava nel loro mix merceologico. In realtà, mentre Walmart vendeva armi, sigarette e film dal linguaggio scurrile, pregni di sesso e violenza, alterava gli album di molti musicisti prima di posizionarli sulle fila dei propri scaffali. I Nirvana dovettero quindi modificare a malincuore il retro di copertina di "In Utero" ripulendone l'artwork di qualsiasi soggetto ad esclusione dei fiori e del guscio di tartaruga. Dovettero altresì rinominare la canzone "Rape Me" in "Waif Me", ma le lyrics rimasero - fortunatamente - invariate. La DGC Records immise dunque sul mercato americano un nuovo packaging al fine di poter riproporre l'album ai principali punti vendita, le uniche due catene di negozi, in realtà, da cui Cobain e Novoselic si rifornivano e dove pensavano avrebbero messo piede i ragazzini.




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