Cliff Burton: da spirito libero a leggenda
Il "chitarrista solista dei bassisti" divenuto uno degli emblemi del metal


Articolo a cura di Salvatore Dragone - Pubblicata in data: 27/09/17
"Ci mettevamo a giocare a poker per otto ore di seguito dopo essere stati in piedi per un giorno intero. Trovavamo un ristorante di pesce aperto, mangiavamo ostriche crude e bevevamo birra, urlavamo ubriachi contro la gente del posto... sono i miei ricordi migliori di Cliff" [Kirk Hammett].

 

Ma voi ve lo sareste mai immaginato che il percorso di una delle band più influenti al mondo, e soprattutto la vita di un ragazzo di soli 24 anni, sarebbe dipeso da una partita a carte?

 

Strano destino quello riservato a Cliff Burton. Quasi beffardo verrebbe da scrivere, perché proprio qualche ora a poker (chiaro, con le dovute proporzioni all'interno di un tragico incidente) ha "giocato" un ruolo chiave in questo senso. Eppure così è stato quel 27 settembre del 1986, quando Kirk Hammett e l'indimenticato bassista dei Metallica giocarono alle carte, in uno dei tanti momenti di noia tra una tappa e l'altra, il posto letto migliore sul tour bus. Per sua sfortuna vinse proprio Cliff, il resto è storia.

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Ma chi era veramente quel bassista che in soli tre, quattro anni ha rivoluzionato il modo di intendere il suo strumento ed il genere metal? Forse ognuno di noi ha avuto a che fare con una persona come lui: Cliff Burton era il classico tipo fuori dalle mode e che non si curava del giudizio degli altri, pieno di stimoli e mosso da un irrefrenabile desiderio di conoscenza per qualsiasi cosa lo incuriosisse. Una figura tra il nerd e il ribelle, uno che mai ti saresti trovato nel gruppetto di svago davanti scuola, ma piuttosto in quelle situazioni dove la sua creatività e il suo ingegno potevano venire fuori. Da bambino era già così: "I suoi coetanei giocavano sempre fuori, e io gli chiedevo 'ma perchè non vai pure tu?'" - ha spiegato sua madre Jan - "E lui mi rispondeva che non stavano giocando, se ne stavano solo seduti lì a parlare... una noia. Poi entrava in casa e leggeva i suoi libri o metteva la sua musica". Non era un tipo solitario, anzi, amava divertirsi ed aveva moltissimi amici. Bevitore come pochi, lucido anche dopo sbronze colossali e felice consumatore di marijuana, come spesso gli accadeva negli EZ Street (band con i compagni di scuola Jim Martin e Mike Bordin, futuri componenti dei Faith No More).

 

Non mancava di certo il carisma a questo ragazzo dai lunghi capelli rossi, tatuaggio dei Misfits e jeans a campana, musicalmente eclettico: da Bach ai gruppi più rumorosi. Solo così è possibile spiegare la scelta di James Hetfield e Lars Ulrich, due ragazzi di appena 18 anni, di lasciare Los Angeles per trasferirsi a San Francisco. Lo storico fotografo della band Ross Halfin si è spinto nel definire Cliff il leader autentico della band: "La cosa che sfugge alla gente è che all'inizio era sostanzialmente la band di Cliff Burton". Questo pensiero, forse estremizzato, non va preso così alla lettera, vuol però far capire come il bassista fosse un punto di riferimento indiscusso per tutte le questioni che riguardavano il gruppo. Se c'era un'idea musicale che non gli piaceva, c'era poco da discutere, non se ne faceva nulla. Così come è abbastanza evidente che fosse lui il traghettatore di quella maturazione stilistica avvenuta nell'arco di un solo anno tra "Kill ‘em All" e "Ride The Lightning". Anche in macchina, in tour bus o nella leggendaria Metallica Mansion era lui a decidere cosa ascoltare in radio. Ecco quindi passare in rassegna i Misfits, piuttosto che i Discharge o i R.E.M., all'epoca poco più di una piccola band di culto, con un occhio di riguardo a musicisti come Geezer Butler, Lemmy, Stanley Clarke, Geddy Lee e chitarristi quali Tony Iommi, Jimi Hendrix, Michael Schenker ed Ed King. Raccontava spesso Kirk Hammett come proprio il chitarrista dei Lynyrd Skynyrd fosse una vera e propria ossessione per Cliff, tanto da chiedergli anche in piena notte come suonare quelle parti. Con sé teneva sempre una chitarra acustica accordata in do diesis con la quale ha composto diverso materiale poi finito sugli album (ad esempio l'intro di "Fight Fire With Fire").

 

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Proprio quella duplice fascinazione per il basso e la chitarra lo ha portato a creare uno stile del tutto personale, spaziando dal puro sostegno ai riff a quello di solista in primo piano ("For Whom The Bell Tolls" ne è uno degli episodi più indicativi). Come tanti altri bassisti dalle notevoli capacità tecniche usava pizzicare le corde con le dita piuttosto che col plettro. Apparentemente sembrava che il gesto delle corna della mano destra fosse voluto, in realtà da piccolo si era reciso un tendine con un amo da pesca che gli ha complicato i movimenti del mignolo.

 

Molto curiosa anche la sua strumentazione. Costituita fondamentalmente da un Rickenbacker 4001, un Aria Pro II SB1000 con finiture nere e parti metalliche dorate e un Alembic (finchè non glielo hanno rubato), c'è un segreto nel suono del suo basso: Chuck Martin, gestore di un negozietto di chitarre della sua zona, inventò una modifica al Rickenbacker 4001, nascondendo un terzo pick up Seymour Duncan per Stratocaster sotto il ponte. L'amplificazione era affidata invece a due testate Mesa Boogie (una per il suono pulito, l'altra per gestire la catena effetti) abbinate a casse 4x12 e 1x15. Tra i suoi pedali troviamo invece un wah wah unitamente a distorsori e fuzz.

 

Cliff Burton ha lasciato un'eredità pesantissima per la musica estrema, come molti suoi colleghi non hanno faticato ad ammettere. Ancora oggi è un punto di riferimento per tantissimi musicisti e tra i fan dei Metallica ci si interroga su cosa sarebbero potuti diventare se fosse rimasto in vita. A ben pensarci non è una domanda così banale, con una maturazione artistica tutta da completarsi visti i soli 24 anni. Probabilmente avrebbe avuto modo di stupirci ancora una volta e forse la band non avrebbe preso quella sterzata impressa su "Load" e "ReLoad" (ammissione dello stesso Hetfield in una recente intervista): tuttavia il dolore della sua morte potrebbe essere "servito" come base di partenza per comporre i due capolavori successivi così carichi di emozioni.




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