Solchi e Sorsi - Natural Wines & Rock
Una selezione di accoppiate audaci e fuori da ogni schema, tra rispolverate di dischi rock e stappate di bottiglie di vini artigiani e di territorio.


Articolo a cura di SpazioRock - Pubblicata in data: 08/04/20

Articolo a cura di Andrea Marsico

 

Una grande mescolanza direttamente dalle collezioni dei vinili e delle etichette artigianali, biologiche, biodinamiche e naturali della Vineria Sonora. 

 

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Beato Me & Led Zeppelin IV

 

Beato Me (2009) - Redondèl. Tutta la potenza del Teroldego Rotaliano in un rosso di grande struttura e nerbo. Un vitigno autoctono del Trentino, a Mezzolombardo, in provincia di Trento. Allevato sulla distesa della Piana Rotaliana, in mezzo alle altezze delle Dolomiti, è interpretato secondo natura e tradizione: la vinificazione è svolta senza nessun artefizio, con basse rese per ettaro, in pieno e virtuoso regime biologico, con lieviti indigeni ed uno animo "di rottura", puramente rock, ma legato radicalmente all'esaltazione del "terroir". La Riserva di famiglia - oltre ai fratelli minori "Assolto" (...dalla permanenza sulle bucce, un rosato) e "Dannato" (l'altro rosso) - è prodotta solo nelle migliori annate, e solo con le uve più belle. Matura il suo carattere heavy-blues in botte di legno di quercia e di rovere, e successivamente lo affina in bottiglia, in una produzione totale che resta sempre a tiratura limitata. Il corpo è pieno, robusto, ma sorretto da una viva acidità, ed estasiato da sfumature balsamiche che ne raffrescano il sorso e ne caratterizzano la peculiare complessità. Longevo per attitudine. Concede tutto se stesso dal primo sorso all'ultima goccia, anche dopo giorni, ma solo se saprete concedervi a lui... Una pura grazia per chi lo beve, una scala paradisiaca verso la dannata beatitudine.

 

Led Zeppelin IV (1971) - Led Zeppelin. L'album dei "segni", l'apice di Robert Plant, Jimmy Page, John Paul Jones e John Bonham. Un viaggio totale verso uno stato di coscienza superiore. Già la veste del disco suggerisce una lettura a sé, fatta di visioni ed immaginari contrapposti, di alienazione e d'illusione, di archi temporali a contrasto, di rifugi primordiali nel passato e di premonizioni sulla comprensione del mondo. C'è l'inteprerazione dei simboli, e c'è l'urbano ed il naturalistico. Dentro avviene la consacrazione del mito, le rivelazioni della musica: le atmosfere cupe e la potenza noir blues di "Black Dog", la velocità e l'energia dell'hard rock di "Rock And Roll", le ballate acustiche ed il folk bucolico di "The Battle Of Evermore"; gli spiriti liberi e l'inno hippie di "Misty Mountain Hop"; lo strumentale impetuoso e l'astrazione di "Four Sticks"; le morbidezze ed il romanticismo idealizzato di "Going To California"; il ritorno alle radici blues di "When The Lee Breaks". Ecco, infine, l'ascesa verso il sublime, la perfezione e l'eccellenza, la catarsi raggiunta con "Starway To Heaven": la canzone simbolo dell'album ed "il più grande inno epico di tutto il rock", con l'assolo più bello di sempre. La magia in versi, tra misticismo e spiritualità, simbolismi e psichedelia. Album capolavoro assoluto e caposaldo dell'hard rock. Senza nome ed immortale.

 

ivan_drago__bob_dylan_250Ivan Drago "Ti Spiezzo in 3!" & Oh Mercy

 

Ivan Drago "Ti Spiezzo in 3!" (2016) - Stuvenagh - Castello di Stefanago. Così come la forma anche la sostanza si realizza. Nel pieno cuore dell'Oltrepo Pavese, a Borgo Priolo, in provincia di Pavia, si erge il castello e la sua collina, interamente adornata di boschi, di campi e di vigneti, dove è in perfetto equilibrio la biodiversità del luogo, ed il rispetto consapevole della natura si armonizza nei suoi incessanti corsi. Qui, per questo vino artigiano, si tira la risultante delle tre diverse epoche di vendemmia: le uve raccolte in anticipo per preservare la freschezza del frutto e per donare l'acidità al sorso, quelle raccolte a piena maturazione e con un leggero appassimento per apportare vigore e morbidezza alla struttura, densità e complessità al corpo. La vinificazione è del tutto naturale, con i propri lieviti autoctoni, senza nulla togliere né aggiungere: nature! Ne consegue un vino dinamico, dai pieni aromi varietali e dal poderoso carattere country-rock. Al tempo stesso è anche meditativo, per la memoria dei chicchi più adulti, con più esperienza, carichi di lontani ricordi blues-folk. Un segno doppio, forse triplo. Il guanto di velluto ed il pugno di ferro.

 

Oh Mercy - Bob Dylan (1989). Basta un attimo per esser immersi in un mondo magico, già al primo ascolto, ai primi solchi fatti di suoni caldi e densi, di rara bellezza e di acuta intensità. Il capolavoro della maturità di Robert Allen Zimmerman, del secondo Dylan, con l'influenza di Daniel Lanois. L'album della guarione, con tutte le paure, le visioni e le riflessioni. Si alternano due lati e due stati d'animo completamente contrastanti: da una parte il blues ritmato e di denuncia di "Political World", l'ondeggiante ballata "Where Teardrops Fall", l'incalzante e ritmata "Everything Is Broken", la delicata e stringata "Ring Them Bells", l'avanzare ipnotico nel buio della misteriosa "Man In The Long Black Coat"; ed ancora, dall'altra parte, le malinconie romantiche che iniziano con la bellezza di "Most Of The Time" e poi proseguono con "What Good Am I?", "Disease Of Conceit", "What Was It You Wanted" e si concludono con "Shooting Star". Il folk-rock spirituale dylaniano dal tocco magico, delicatamente incisivo e straordinariamente intimo.

 

infernot__acdc_250Infernòt Rosè & Highway To Hell

 

Infernòt Rosè (2018) - Cascina Boccaccio. La primavera e gli zuccheri del mosto-vino che rifermentano. In Piemonte, nell'Alto Monferrato, precisamente nell'intorno della zona di Ovada, il Dolcetto è il vitigno autoctono del territorio, e qui rompe gli tutti schemi: non solo la classica intepretazione in rosso, ma anche la frizzantezza naturale data dalla rifermentazione tradizionale in bottiglia. Al vino della vendemmia appena avvenuta, scarico di colore per la brevissima sosta sulle bucce, si aggiunge un po' di mosto delle stesse uve, che rifermentano con i propri lieviti indigeni all'aumento della temperatura, durante la bella e verde stagione, nelle grotte sotterranee dalle quali il vino prende nome. Un rosato frizzante naturale, un metodo antico ed ancestrale, rockeggiante e folkeggiante come attitudine, che conserva in sé tutta la fragranza e tutta l'espressione del frutto dell'uva, nel suo aspetto torbido e velato, e nella sua spiccata e rinfrescante acidità. Una beva compulsiva da sete. Infernale.

 

Highway To Hell (1979) - AC/DC. Icona dell'hard rock, l'ultimo album dell'era di Bon Scott con i Fratelli Young, prima dell'avvento di Brian Johnson. Un'arrestabile ascesa, con Mutt Lange, che consacra globalmente i cinque diavoli-canguri come conquistatori di tutte le terre e di tutti i mari.
Gli sguardi dannati della copertina fanno subito presagire che le tracce sono possedute già al primo giro. Si intraprende il viaggio imboccando l'US Highway 666, dalla quale trae ispirazione la strapotente ed epica title-track, e si incede al super strumentale che si infuoca e si intreccia con corde vocali sotto spirito ed un'overdose di riffing. La frizzantezza di "Girls Got Rhythm", "Walk All Over You", "Touch Too Much", fino a giungere all'intensissima "Beating Around The Bush". Si riparte col ritmo serrato di "Shot Down In Flame" e di "If You Want Blood", smorzate da "Get It Hot", fino a giungere alla riflessiva "Love Hungry Man" ed all'epilogo di "Night Prowler", dove svanisce la bolla e rimane il ricordo di quella che fu un'estasi spumeggiante e memorabile. Una dose di pura energia: rock'n'roll ed heavy metal, riffing decisi e disporsioni doppie, influenze blues e tempi peccaminosi. Una beata dannazione.




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