Libri: Rock is Dead - Il libro nero sui misteri della musica
Martiri del rock, leggende metropolitane e talenti dimenticati. Questi gli ingredienti del nuovo lavoro a quattro mani di F.T. Sandman e Episch Porzioni.


Articolo a cura di Costanza Colombo - Pubblicata in data: 20/06/17

Sapevate che Niccolò Paganini nutriva una "comprovata propensione al macabro e la necrofilia"? Oppure che, secondo alcuni, Brian Jones, primo vero leader dei The Rolling Stones, sia stato assassinato dai muratori che gli stavano ristrutturando la villa?

Dalla radio alla carta, l'affiatato duo F.T. Sandman e Episch Porzioni, propone un nuovo compendio delle storie di cronaca nera che hanno amplificato miti e contribuito a costruire leggende. Oppure semplicemente stroncato alcuni tra i più grandi talenti della musica.

 

Con 348 pagine e più di una sessantina di nomi selezionati tra i necrologi del rock, e non solo, "Rock is Dead", edito da Chinaski Edizioni, va ad aggiungersi ai numerosi testi in circolazione sull'argomento. Uno dei suoi autori, nome d'arte Sandman, all'anagrafe Federico Traversa, ha difeso le scelte e lo stile della sua più recente fatica letteraria come presentato nella seguente intervista.


Salve Federico e ben trovato su SpazioRock!

 

Ciao Costanza, è sempre un piacere!

 

Nonostante il titolo, "Rock is Dead", alluda a un determinato target musicale, gli spettri dei vostri sfortunati protagonisti affluiscono da un'ampia gamma di generi. Troviamo infatti una Mia Martini accanto a Tupac e Notorius B.I.G. e perfino una pop icon nipponica, Yukko Okada. A volte sembra che solo il rock celebri la memoria dei suoi figli caduti, sei d'accordo?

 

Il termine rock in questo libro è inteso come attitudine a vivere una vita al limite più che per identificare uno stile musicale pesante. È evidente però come il genere rock sia più propenso a creare altari ai propri martiri rispetto ad altri.

 

Alla varietà di generi si aggiunge anche quella cronologica da Carlo Gesualdo, organista della seconda metà del XVI secolo, a quella "specie di folletto ingrifato" di Mozart concludendo con un Niccolò Paganini, eletto "prima rockstar satanica della storia". Chi credi sia stato in realtà il primo musicista che abbia davvero lasciato il segno nella nostra cultura, magari non (solo) per le circostanze della sua dipartita?

 

Fra i contemporanei non posso che citare i due re. Quello del rock, che risponde al nome di Elvis Presley, e quello delle lucertole, al secolo Jim Morrison. Il primo ha creato l'idea della rockstar iconica da imitare, vezzeggiare e idolatrare fino a sfiorare il feticismo. E ancora oggi, nessuno può vantare la pletora di sosia e imitatori del buon Elvis! Jim ha invece dimostrato come la musica possa essere davvero qualcosa di pericoloso, sovversivo e contro il sistema; e poi è morto trascinandosi dietro una coda di mistero che a distanza di quarantasei anni non è ancora stata risolta.

 

Fa "piacere" ritrovare, pur se in tali disgraziate circostanze, vari nomi della musica italiana come Luigi Tenco, tanto per citarne uno. Per alcuni si tratta proprio di un tributo alla memoria di coloro che rischiano di essere dimenticati, come nel caso del jazzista Luca Flores. C'è chi sostiene che l'umanità stia andando verso il "deserto digitale" ovvero un'era in cui l'uso degli smartphone per la fotografia porterà al vuoto di foto "fisiche" (stampate). Credi che la musica vada incontro al medesimo destino? Cosa resterà degli autori quando viaggeremo solo a mp3?

 

È una bella domanda. Personalmente la vedo al positivo e penso che resterà solo la buona musica, quella che merita di entrare nella leggenda. Come tanti miei amici quando incontro 'il disco' non mi accontento del solo mp3, voglio il supporto, l'oggetto da toccare e custodire gelosamente. Ma questo capita solo per i pochi che propongono musica che resterà nel tempo. Quindi credo che in futuro fisicamente resteranno solo i grandissimi album e gli artisti con veri contenuti... e forse è giusto così.

 

definitivarockisdeadHo trovato particolarmente interessante la scheda su Keith Moon, forse una delle più complete, immagino grazie all'abbondanza di fonti. Chi è stato invece il soggetto su cui hai dovuto penare maggiormente per reperire le informazioni necessarie?

 

Amijad Sabri, il maestro pakistano della musica qwallali ucciso dai talebani. Una ricerca estenuante. Per Episch invece credo sia stato Hannu Rajala degli Shock Tilt. La storia di questa talentuosa street metal band finladese e del brutale assassinio del suo chitarrista era finita nel dimenticatoio e ha costretto Episch a una ricerca assurda.

 

Ricordi qual è stato il primo nome da cui sei partito e naturalmente anche qual è stato l'ultimo?

 

L'ultimo che ho scritto è stato il grandissimo Randy California degli Spirit mentre il primo... ehm... questo libro a lunghezza se la gioca con la Bibbia quindi tracciarne l'inizio è dura. Forse Jim Carroll, il poeta newyorkese autore della celebre "People Who Died". Episch invece mi pare sia partito da Sid Vicious e abbia chiuso con Hank Williams ma non ci giurerei.



Personalmente, ho trovato alcune delle schede un po' troppo sbilanciate sulla vita dei soggetti in questione più che sulla modalità delle loro scomparse cosa che invece credo fosse legittimo aspettarsi viste le premesse dell'opera. Chiaro che nel caso di Jeff Hanneman è difficile assolvere il ragno e dare la colpa alla CIA. Però ecco... immagino ti aspettassi una critica del genere, o no?

 

Le parti sulle morti, nella nostra visione iniziale, andavano completate con i racconti della vita. Soprattutto nel caso degli artisti più sconosciuti che meritavano di essere ricordati anche per le loro opere e il loro vissuto, non solo per il nero della dipartita. E in questo il libro ha fatto centro. Grazie ai feedback che riceviamo dai nostri lettori o ascoltatori ci siamo resi conto che, dopo aver letto o sentito raccontare le storie, le persone vanno a cercare la musica dei vari personaggi; e questo era proprio il nostro obbiettivo di partenza.

 

Altro aspetto su cui qualcuno potrebbe sillogizzare è la disparità di trattamento di certi artisti. Ad esempio alla seppur interessante vicenda dell'affascinante Nico, sono state dedicate il doppio delle pagine redatte sul povero John Lennon. Come difendi questa scelta?

 

Beh, le mega star sono state raccontate in decine di libri, era inutile ripetere cose che sanno anche i muri. Li abbiamo messi per completezza ma abbiamo preferito concentrarci sui musicisti un po' meno noti, credo sia questa la grande forza del libro: puntare sulle gemme nascoste.

 

Tornando a parlare di musica, ho trovato molto carina l'idea di concludere ogni storia con un suggerimento musicale ad hoc. Quale di quelle canzoni passa più spesso dalle tue casse e perché?

 

Ah, ah un po' tutte, anche perchè andando in onda una volta a settimana e dovendo preparare una playlist... se però devo scegliere, essendo un reggae addict, direi Bob Marley, Lucky Dube e Peter Tosh. Ma anche la tromba delicata di Chet Baker, l'ugola sognante di Jeff Buckley o il groove profumato di onde di Dennis Wilson dei The Beach Boys. Episch invece ha gusti decisamente più pesanti, è uno da Mayhem, Dissection, Burzum, Slayer, Pantera... oppure bluesman avvelenati tipo Blind Lemon Jefferson e Robert Johnson.

 

Tanto per tranquillizzare i fan più intransigenti, magari seccati da qualche assenza illustre, vuoi introdurre tu la "sorpresa" a fine testo?


Sì, certo. Sai, cercare di scrivere un libro esaustivo sulle strane morti del mondo della musica apre il fianco a critiche e commenti per i tanti amatissimi artisti che sono, giocoforza, rimasti fuori da questo tomo. E ciò è accaduto un po' per problemi di spazio, un po' perché quando si deve operare una scelta qualcuno finisce inevitabilmente per rimanere escluso. A libro completato, quindi, ci siamo resi conto che avevamo almeno un'altra trentina di storie che, per i motivi spiegati sopra, non erano state inserite nella versione definitiva di "Rock is Dead". E parliamo di gente come Cliff Burton, Janis Joplin, Amy Winehouse, Bon Scott, GG Allin, Scott Weiland, eccetera eccetera. Così abbiamo deciso di raccogliere questi pezzi in un altro libro, che abbiamo intitolato "Rock is Dead Outtakes". Questo volume, realizzato solo in eBook al prezzo speciale di 2.99 euro, è finalizzato a completare l'immenso sforzo fatto per rendere questo progetto qualcosa di definitivo e imprescindibile per gli amanti della musica. E anche per premiare chi ha sostenuto e apprezzato "Rock is Dead".

 

L'ultima domanda non poteva non riferirsi Episch Porzioni, compagno non solo di penna ma anche della trasmissione che conducete ogni domenica alle 14 su Radio Popolare. Come vi siete divisi il lavoro?



Episch è un grande amico e uno scrittore dal talento cristallino. Insieme abbiamo scritto libri, lavorato nella musica, fatto una vagonata di chilometri in tour... e sai qual è il miracolo? Che non ci abbiano mai arrestati! Scherzi a parte ormai siamo come quelle vecchie coppie di comici che si capiscono con uno sguardo. Un'alchimia profonda che credo sia alla base del successo tanto del libro che della trasmissione radio. Durante la stesura di "Rock is Dead" ci siamo divisi i capitoli dei vari artisti equamente e come uno finiva un pezzo lo girava all'altro... certo i musicisti reggae li facevo io e quelli brutalmente metal lui, ma sul resto comandava l'ispirazione del momento. E quella non è mai mancata.

 

Prima di salutarci, lascio a te la parola per un messaggio ai nostri lettori...

 

Saluto tutti i lettori di SpazioRock e spero di incontrarli presto in giro per l'Italia alle varie presentazioni del libro. Statemi vigili, guagliù!




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