Red Hot Chili Peppers: il track by track di "The Getaway"
Il commento traccia per traccia del nuovo album dei Red Hot in uscita il prossimo 17 giugno!


Articolo a cura di Giulia Franceschini - Pubblicata in data: 15/06/16

È il 17 giugno la data che i fan dei Red Hot Chili Peppers aspettano da 5 anni. Esce, finalmente, il prossimo venerdì "The Getaway". Ciò che i fan forse non si aspettano - nonostante le anticipazioni - è il sound morbido e bluesy del nuovo lavoro prodotto da Danger Mouse di cui, che piaccia no, si sente inevitabilmente la mano. Quello che abbiamo sentito è una versione forse matura, forse rilassata, della band che si aggrappa con tutte le forza ai punti saldi del proprio sound: il timbro inconfondibile di Anthony e il groove di Flea.

 

The Getaway - la titletrack opener del disco, già diffusa da qualche tempo quindi familiare ai fan, rende perfettamente l'idea di quello che aspetta all'ascoltatore per gran parte dell'album, che andrà poi ad intensificarsi nella sua seconda metà. Un riff soffocato tiene la tensione per tutta la durata del pezzo, un tappeto su cui si muovono meccanicamente i versi d Anthony. The Getaway contiene - ironicamente - tutti gli elementi caratteristici del disco che sta inaugurando.

 

Dark Necessities - primo singolo del disco, è un brano che conosciamo già bene. Una scelta discussa e chiacchierata, che ha un po' diviso i fan e ha in qualche modo disorientato. Ed
effettivamente è un'intro di piano fuorviante a preparare all'ingresso del famoso slap di Flea e ad un ritornello cantabile e memorizzabile. Tratti sufficienti per scegliere il brano come un efficace primo singolo

 

We Turn Red - un'intro di batteria particolarmente melodico apre il terzo brano del disco. Gli strumenti entrano uno ad uno a supporto di quel groove che sembra essere il cuore di "We Turn Red". Con l'ingresso di Anthony abbiamo il sound Red Hot al completo. Un brano che ricorda i vecchi tempi, dove abbiamo tutti gli elementi che insieme costituiscono lo stile Red Hot. Groove al centro del pezzo, riff e suono della chitarra che sono degli inconfondibili marchi di fabbrica.

 

The Longest Wave - un arpeggio di chitarra con un suono immediatamente identificabile e associabile al nome della band dà il via a questo brano. Sono ancora una volta le qualità migliori della band a tenere insieme la canzoni. "The Longest Wave" contiene un altro ritornello efficace, uno di quelli da cantare, perfettamente orecchiabile e memorizzabile a livello melodico.
La metafora dell'onda nel titolo risulta perfettamente adattabile al mood della canzone: non si può fare altro che assecondarne l'andamento, seguirne il flusso.

 

Goodbye Angels - l'apertura è una sovrapposizione di un arpeggio/riff e cori. Finalmente stiamo ascoltando un brano che cerca di spingere sulla chitarra del ritornello. Il sound ha un retrogusto vagamente dark e scuro in cui il timbro, la voce di Anthony fa un po' da spot di luce. Un assolo quasi frenetico viene stroncato in modo netto e brutale da uno slide di basso possente che chiude il brano. Impostazione della parte vocale che va, come andamento, in opposizione rispetto al mood strumentale, quasi come se lo stesse volutamente contraddicendo.

 

Sick Love - torniamo al mood soft e scanzonato abbandonando i primi accenni di polso che si erano affacciati timidamente a "Goodbye Angels!. "Sick Love" è senza dubbio la canzone del disincanto in un vestito incredibilmente pop. La vena Red Hot va a perdersi nei cliche del genere, nonostante riusciamo a riconoscere ancora una volta fondamenta del loro sound.

 

Go Robot - un'altra traccia costruita su un groove efficace. Un bridge quasi stucchevole interrompe l'andamento scorrevole del brano. Si sente profondamente la mancanza delle chitarre, sostituite ora da synth/tastiere con un mood che sfiora lo sci-fi.

 

Feasting On The Flowers - fanno apparizione per una brevissima intro le tanto invocate chitarre, Ma subito dopo si torna nel range vocale sicuro e accomodante di Anthony. Ormai armonizzazioni, cori ululati e synth stranianti che avvolgono i versi in una metrica cadenzata e poi sincopata hanno un che di familiare.

 

Detroit - finalmente un riff di apertura graffiante smorzato dalla voce ora trascinata e stanca. "Find me in the suburbs and/ the shadow of decay/rolling rings of rubber and/the band begins to play". Possibile momento autoreferenziale? Una sorta di canzone confessionale che vuole dare un indizio sullo stato della band al momento? Musicalmente si incontra solo tipico momento di apertura del suono con armonizzazioni vocali, un assolo minimo e chiusura.

 

This Ticonderoga - il brano si fonda sulla vena pulsante di basso e chitarre che, con grande gioia, lavorano insieme a dare un taglio più aggressivo. Si racconta ora una storia che sembra reale. Una canzone all'altezza delle aspettative compositive di una band come i Red Hot. Un brano vario, una base finalmente rock con stacchi rallentati e deviati dalla linea sonora generale della canzone. Un brano intelligente e, possiamo dirlo dopo aver aspettato diversi minuti, sorprendente.

 

Encore - Anthony arriva stremato agli ultimi brani del disco. "Encore" avvisa che siamo quasi alla fine della tracklist, questa volta. La canzone è sorretta da un riff cullante che si apre nelle frasi topiche grazie alle solite armonizzazioni della voce. Un brano che rimane stabile, senza nessun punto di esplosione, ma comunque coerente ed efficace nella sua ridondanza.

 

The Hunter - Di nuovo un'apertura deviante con il pianoforte. Siamo davanti ad un blues malinconico, di quelli che si cantano nei momenti di catarsi, ci si trova davanti a quel tipo di musica che serve a liberarsi del dolore e del fastidio di quell'attimo. Un brano che probabilmente parla della perdita dei punti di riferimento e della loro necessità.

 

Dreams Of A Samurai - una lunga intro di pianoforte ci conduce al finale, come se fosse una sorta di risveglio - per quanto possa sembrare una contraddizione -, senso dato dal coro di una voce lirica che svanisce nel familiare basso che apre al brano vero e proprio, un piano che ritorna nel corso della canzone come una sorta di filo conduttore. Si inciampa poi in un tempo dispari che vuole forse accentuare il senso di frenesia e confusione, forse la caduta "I'm a lonely lad I've lost myself out on the range/I don't remember much so don't ask me I've gone insane". Si conclude così The Getaway, con un brano sicuramente di riflessione e di consapevolezza.




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