Rammstein: il track by track del nuovo album
La band tedesca torna dopo 10 anni di attesa: ecco il nuovo lavoro analizzato traccia per traccia


Articolo a cura di Mattia Schiavone - Pubblicata in data: 14/05/19

Sono passati ben dieci anni da "Liebe Ist Für Alle Da" e finalmente, dopo gli assaggi "Deutschland" e "Radio", uscirà il 17 maggio il nuovo album dei Rammstein, ancora senza titolo. Un lavoro per certi versi sorprendente, in cui l'anima del sestetto tedesco è facilmente riconoscibile, ma forse più riflessiva e leggermente deviata da quanto siamo stati abituati a sentire in passato. L'interminabile attesa lunga un decennio verrà ripagata da queste undici tracce?

 

Deutschland (05:26) - L'apertura dell'album è affidata a una lunga introduzione strumentale, costruita su effetti elettronici e su un riff liquido, che sfocia nel riconoscibile muro di distorsioni, possente e maestoso. Lindemann si dimostra immediatamente in forma nelle strofe quiete, così come nel ritornello. Complessivamente si tratta di un buonissimo pezzo, che esplora territori su cui la band si trova a proprio agio già da diversi anni.

 

Radio (04:37) - Il secondo assaggio dato al pubblico dal sestetto tedesco è il classico singolo dei Rammstein. L'interazione tra le tastiere e il riff martellante è efficace e piacevole, così come il ritornello cantabile, capace di ficcarsi immediatamente nella testa dell'ascoltatore. La band va sul sicuro con un brano che, con il passare dei minuti, non nasconde alcuna sorpresa.

 

Zeig Dich (04:16) - Il brano è introdotto da un solenne coro gregoriano, che sfocia in un riff veloce. Le chitarre si quietano nelle strofe, cantate dal solo Till, mentre tornano nel ritornello quasi interamente strumentale e nel quale riconosciamo in pieno le bordate di Richard Kruspe e Paul Landers. Si tratta di un brano molto diretto, veloce e senza fronzoli, che termina nello stesso modo in cui è iniziato.

 

Ausländer (03:52) - Ed ecco che i Rammstein sparano nuove cartucce con un’intro dai tratti synth-pop, a cui viene affianco un riff da un ritmo quasi danzereccio. Il tappeto di tastiere viene messo ben in evidenza durante la strofa, mentre il ritornello riprende il ritmo iniziale e risulta orecchiabile. A primo impatto il brano può sembrare un po' straniante, ma rimane comunque efficace e interessante.

 

Sex (03:56) - Anche in questo caso non riconosciamo immediatamente i marchi di fabbrica dei tedeschi, soprattutto per quanto riguarda il riff dai suoni più moderni e convenzionali, che viene ripreso anche dal giro di basso della strofa. La prestazione dell'istrionico cantante è ottima nel ritornello e, anche questo pezzo, è nel complesso molto orecchiabile e lontano dai classici e dissonanti colpi di mortaio. Degna di nota la sezione dedicata alle tastiere dopo il secondo ritornello.

 

Puppe (04:33) - Finalmente ecco la follia e la sregolatezza per cui sono famosi i Rammstein. Un arpeggio delicato fa da sfondo al cantato quieto fino a metà del brano, quando il brano si trasforma completamente e la tensione accumulata esplode con le chitarre abrasive e un cantato di gola, arrabbiato e sofferente. Pochissime volte abbiamo visto Till Lindemann in queste vesti. Una sezione strumentale solenne porta nuovamente al ritornello claustrofobico, prima che il brano venga concluso con l'arpeggio iniziale.

 

Was Ich Liebe (04:30) - Pezzo complessivamente melodico, introdotto dalla sola batteria, che va a scandire un ritmo secco, su cui si sviluppano le strofe. L'impostazione di Lindemann è molto standard e sostenuta dalle tastiere e un breve arpeggio. Solo nel ritornello entra il muro di distorsioni, senza però accelerazioni improvvise. Tra tutti i brani dell'album si tratta forse di quello con meno mordente.

 

Diamant (02:33) - Brano breve e spoglio, da cui filtra comunque una certa intensità e che, a tratti, trasmette sensazioni quasi desolanti. L'intero pezzo viene guidato da un arpeggio acustico ed è incentrato sulla performance del cantante, che risulta soft ma convincente. Le componenti strumentali elettrica ed elettronica rimangono quasi del tutto assenti.

 

Weit Weg (04:19) - Ancora una volta è un duetto tra le tastiere e la chitarra distorta ad aprire la traccia, che si articola però in maniera leggermente diversa rispetto a quanto ci si potrebbe attendere. Efficace la sezione ritmica, così come lo stacco strumentale tra le prime due strofe. La seconda metà si apre con una parte più claustrofobica, in cui la tastiere lasciano il posto ad un breve assolo. Convincente anche il riff finale.

 

Tattoo (04:10) - Dobbiamo attendere quasi la fine della tracklist per trovare il classico calcio sui denti in puro stile Rammstein. Il riff abrasivo come l'asfalto va a braccetto con la batteria, mentre, durante la strofa, un cantato più cattivo di Lindemann si alterna alla chitarra, risultando in una corsa mozzafiato. La traccia si apre leggermente nella seconda parte del ritornello. Il bridge lascia respirare per un attimo l'ascoltatore, prima che le distorsioni tornino protagoniste nel finale.

 

Hallomann (04:09) - Il brano conclusivo non si discosta dal mood generale dell'album e si evolve con il passare del tempo. Oliver Riedel si rende protagonista con un giro di basso secco, accompagnato poi dalle tastiere e dalla batteria, scandisce la strofa, che sfocia in un ulteriore ritornello melodico e aperto. Il pezzo cambia volto nella seconda metà con riff e tastiere che vanno a caratterizzare l'atmosfera inquietante con cui si chiude il lavoro.




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