SpazioStory: 20 dicembre 2009, Killing In The Name al numero 1 della UK Chart
La storia di come, nella settimana di Natale di unidici anni fa, il brano icona dei Rage Against The Machine diventò il singolo più venduto in UK


Articolo a cura di Mattia Schiavone - Pubblicata in data: 20/12/20

Photo credits: Peter Dadds

 

Nel corso dell'ultimo anno abbiamo dovuto fare i conti con la crisi di diversi settori, tra cui ovviamente quello della musica. Lo stop forzato dell'attività live sta avendo ripercussioni devastanti sull'industria, e tra le tante band che non hanno potuto esibirsi, dopo il clamoroso annuncio di un anno fa, troviamo i Rage Against The Machine, pronti a mettere nuovamente a ferro e fuoco i palchi di tutto il mondo, dopo ben 9 anni di assenza. Nell'attesa e nella speranza che il 2021 possa far rifiorire l'attività live e riportare in scena il quartetto di Los Angeles, allietiamo il periodo festivo raccontando come nel 2009 "Killing In The Name" sia riuscito a diventare il singolo più venduto del Regno Unito nella settimana di Natale.

 

La vicenda ha inizio poche settimane prima, quando il DJ radiofonico Jon Morter, stanco di vedere ogni anno il singolo del vincitore di X Factor in cima alla classifica di vendita a Natale, lancia una campagna attraverso un gruppo Facebook, esortando le persone ad acquistare in massa un singolo diverso durante la settimana precedente al 25, in modo da interrompere questa egemonia che si protraeva da anni. La scelta del brano ricade proprio su "Killing In The Name" e ammettiamolo: per un gesto così fuori dagli schemi e a suo modo "rivoluzionario", quale brano migliore se non il più famoso inno di protesta firmato Rage Against The Machine? La campagna ha immediatamente successo e in pochi giorni diverse centinaia di migliaia di persone aderiscono al gruppo, creando nel frattempo anche in parallelo una raccolta di beneficienza ed esortando a contribuire ad entrambe le cause.

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L'esplosione vera e propria avviene quando Simon Cowell, giudice di X Factor, si esprime sull'iniziativa, definendola "una stupidata". Come si dice, non esiste la cattiva pubblicità e, infatti, dopo le parole le Cowell la voce si sparge sempre di più e anche diverse star del calibro di Dave Grohl, i Muse, Sergio Pizzorno, Liam Howlett e Paul McCartney (che ironicamente era anche stato ospite del programma) appoggiano e sostengono la campagna. A questo punto i Rage Against The Machine non possono più fare finta di niente: De La Rocha e Morello ringraziano fan e colleghi per il supporto e dichiarano che tutte le royalties derivanti dalla vendita del singolo saranno devolute in beneficienza. La band viene anche invitata a esibirsi live sulla BBC Radio, che però chiede di censurare parti del brano. Ma i quattro non sono certo le tipiche persone a cui si impongono le censure: dopo due versi modificati, De La Rocha esplode nella consueta furia urlando ripetutamente con rancore "Fuck you, I won't do what you tell me", causando l'indignazione di una parte di pubblico, ma il consenso di molte altre persone, che si uniscono all'iniziativa.

 

L'intera vicenda porta al risultato tanto sperato quanto impensabile: il 20 dicembre 2009 "Killing In The Name" si piazza in cima alla classifica dei singoli più venduti nel Regno Unito con oltre 500.000 copie, a 17 anni dalla sua pubblicazione, battendo la concorrenza di Joe McElderry. Oltre alla sensazione di rivincita da parte di un genere ormai praticamente dimenticato dal panorama mainstream, anche il denaro raccolto (tra royalties e donazioni) e donato in beneficienza raggiunge una cifra ragguardevole: oltre 162.000 sterline.

 

Ma non è finita qui: per ringraziare i fan che hanno sostenuto la band acquistando il singolo, Zack De La Rocha, Tom Morello, Brad Wilk e Tim Commerford decidono di tenere un concerto completamente gratuito al Finsbury Park di Londra sei mesi dopo, davanti ad un pubblico di 40.000 persone. Un evento che molti ricordano come epocale e che viene spesso annoverato tra le migliori esibizioni della seconda gioventù targata RATM. Non importa quale sia il periodo dell'anno o il fatto che siano passati quasi tre decenni dal 1992: la storia sta dimostrando che, ancora oggi, il mondo ha bisogno di canzoni come "Killing In The Name" e di artisti come i Rage Against The Machine. Come detto dal rapper Chuck D, amico e collaboratore del quartetto di Los Angeles: "Dangerous times call for dangerous songs. This is the most dangerous of them all."

 




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