Pattern-Seeking Animals - Prehensile Tales
A meno di un anno dal self-titled, il quartetto torna con lavoro vario e valido, rivisitando il prog rock dei maestri degli anni 70


Articolo a cura di Mattia Schiavone - Pubblicata in data: 17/05/20

È passato solo un anno dall'omonimo esordio sulla lunga distanza, ma i Pattern-Seeking Animals non hanno certo perso tempo sedendosi sugli allori. La band statunitense, subito dopo la pubblicazione del self-titled, ha iniziato il processo di scrittura di nuovi brani, dando sfogo alla propria inventiva e dando alla luce, in meno di 12 mesi, a "Prehensile Tales".

 

Prendendo spunto e ispirazione dai grandi nomi progressive dei decenni passati, il quartetto riesce a sviluppare una proposta varia e personale, unendo suoni moderni e dinamici a strutture e arrangiamenti tipici del genere proposto. Rimane il merito di saper miscelare in modo efficace elementi diversi: ognuno dei sei brani si distingue, infatti, dagli altri e, pur provenendo da un background comune, si sviluppa in modo eterogeneo, riuscendo sempre a mantenere alta la soglia dell'attenzione. Per quanto si possa definire ben riuscita anche la prima parte, soprattutto nei mille colori di "Raining Hard In Heaven" e nelle suggestioni messicane di "Why We Don't Run", sono le ultime due tracce "Lifeboat" e "Soon But Not Today" a rappresentare il cuore dell'album e della band; nonostante la durata mastodontica, i questi due brani, sono estremamente efficaci nei continui cambi di atmosfera, risultando in una cavalcata di cui è impossibile non ammirare l'abilità compositiva del quartetto.

 

Non è per niente scontato pubblicare materiale di questa qualità dopo solo un anno dall'album precedente. I Pattern-Seeking Animals ribaltano il luogo comune che illustra le insidie e le difficoltà nascoste dietro al secondo album con una prova che presenta pochissime sbavature, sia per arrangiamenti che per produzione (sempre ad opera del tastierista John Boegehold). "Prehensive Tales" è un album che potrà essere divorato dai nostalgici del prog anni '70 e '80, ma che si rivela appetibile anche per un pubblico più moderno, grazie ad uno studio ottimale dei suoni e ad una varietà di tutto rispetto.

 




Speciale
L'angolo oscuro #6

Intervista
Creeper: Will Gould

Intervista
Deep Purple: Steve Morse

Intervista
Imperial Triumphant: Zachary Ilya Ezrin

Recensione
Haken - Virus

Speciale
Intervista - Ross Jennings (HAKEN)