Music Industry e innovazione tecnologica: la blockchain come strumento per rivoluzionare il mercato
Arriva K-tune, la piattaforma decentralizzata per collegare artisti con produttori e fan


Articolo a cura di Cristina Cannata - Pubblicata in data: 30/11/19
Si ringrazia la redazione di The Cryptonomist per la collaborazione
 
 
Dai vinili con la loro eleganza, alle cassette da arrotolare con pazienza muniti dell’apposita biro, passando poi per i luccicanti CD e i loro lettori da portare in giro con sfacciata disinvoltura; ancora, la presa di potere dell’MP3 e dei suoi discreti lettori, l’avvento del download, lo streaming, ITunes, Spotify, il ritorno in auge del caro vecchio vinile. E non dimentichiamoci degli immancabili concerti.

Guardare ai modi e agli strumenti con cui ci è e ci è stato permesso di venire a contatto con la musica è un viaggio decisamente importante, dal tocco nostalgico, che richiederebbe una digressione ben approfondita su tanti punti di vista. Eppure questa piccola lista ci fa venire in mente diversi spunti di riflessione, primo fra tutti: come è evoluto il nostro modo di rapportarci alla musica? Quante evoluzioni si sono susseguite e quali sono state le determinanti? Tante, verrebbe da dire a primo impatto. E, se ci riflettiamo, ci ritroviamo a confermare l’intuizione. Le rivoluzioni nel campo nel music business sono state davvero tante e tanto impattanti, hanno cambiato le abitudini, direzionato le curve della domanda e dell’offerta, le preferenze, i comportamenti. E tutte queste rivoluzioni/evoluzioni sono state fortemente condizionate, ça va sans dire, dal progresso tecnologico che ne sa sempre una in più del diavolo.
Il settore della musica è sempre stato senza dubbio uno dei più toccati dalle rivoluzioni tecnologiche. Si è parlato, in tanti momenti storici, di crisi del music business: ogni evoluzione/rivoluzione rimescolava le carte in gioco e, puntualmente, ogni volta l’intera industria si ritrovava ad avere a che fare con un cambio consistente di paradigma, non senza difficoltà si intende. L’industria della musica è sempre stata abbastanza “lenta”, - o possiamo dire rallentata da se stessa e dalle frizioni auto-creatosi- ancorata a modelli di business sicuramente di successo, ma con una validità definita all’interno di uno stretto arco temporale. Pensiamo ad ognuno degli oggetti della lista di cui sopra: certamente il passaggio dal fisico al digitale è stato uno dei cambiamenti più importanti all’interno dell’industry, che ha dovuto in qualche modo approcciarsi a qualcosa di totalmente contrario alle proprie logiche molto “fisiche” e “concrete”, e, di conseguenza, adattarsi alle novità, con netto ritardo. Ed ecco parlare di crisi. 
  
Ad ogni modo, siamo nel 2019 e pare che la crisi stia progressivamente rientrando. Lontanissimi dai livelli del 2001, l’anno corrente è il quarto anno consecutivo con segno positivo di crescita del mercato discografico, che ad aprile vantava un +9,7% (secondo i dati della IFPIFederazione Internazionale dell’Industria Discografica, nello State Of The Industry). A farla da padrone, neanche a dirlo, è lo streaming: dei 19,1 miliardi di dollari di ricavi totali nel 2018, il 47% è derivato proprio da streaming. Inaspettatamente, in calo il fisico (nonostante la riscoperta del vinile) e il download.

Pare quindi che lo streaming sia oggi il nostro strumento preferito per approcciarci alla musica: nel 2018 si sono contati più di 255 milioni di utenti con un abbonamento attivo su una piattaforma musicale
Il report parla anche di un altro tema importante: tantissimi gli investimenti fatti all’interno del settore in iniziative innovative, partnership e modi alternativi per mettere in contatto gli artisti con i fan di tutto il mondo e creare nuove opportunità di mercato, generando allo stesso tempo una crescita dinamica in mercati ad alto potenziale. 
 
vinili 

Qui si inserisce l’ulteriore innovazione tecnologica che sta entrando con gamba tesa nel mondo della musica e che prende il nome di blockchain
Al giorno d’oggi è frequente sentire parlare di questa misteriosa tecnologia che sta apportando rivoluzioni importanti in tutti i settori che tocca (dalla finanza alla supply chain), e anche la musica non viene risparmiata (...e ci risiamo). Con il termine blockchain si intende un registro digitale condiviso e immutabile, le cui voci sono raggruppate in blocchi e che si avvale dell'uso della crittografia.

Ma come si rapporta la blockchain con il mondo della musica? 
Di certo, l’applicazione di questa nuova tecnologia all’interno del music business potrebbe portare delle rivoluzioni sostanziali, non solo per quanto riguarda metodi di fruizione della musica stessa, ma anche per quanto riguarda la risoluzione di alcuni problemi storicamente cruciali connessi sia alla questione pungente del diritto d’autore sia alle logiche di distribuzione. Non senza conseguenze, sia chiaro. 

La blockchain per definizione consente di disintermediare i processi: utilizzare questa tecnologia significherebbe ridurre le distanze tra produttore-musicista-ascoltatore, rimuovendo attori terzi che si inseriscono in mezzo.  

Le prime sperimentazioni sono già partite: sono state tante le start-up che hanno deciso di dedicarsi alla causa. Una fra tutti, che sta riscontrando un notevole successo, è K-Tune
Nata in Sud Corea, è una delle piattaforma di cui sentiremo presto parlare sempre più spesso: un progetto che mette in contatto musicisti e produttori al fine di creare musica. 
Sud Corea, non a caso. Sempre secondo il report della IFPI, al secondo posto delle aree più importanti c’è l’Asia (dopo l’America Latina), e per l’appunto  in particolare la Corea del Sud che ha assistito ad una crescita dei ricavi (sia fisici che digitali) pari al 17,9%,  portando il mercato alla sesta posizione nella top ten. 

La piattaforma è aperta a tutti i generi musicali (anche se con una particolare attenzione al genere K-Pop,  che sta letteralmente impazzando in Sud Corea) e ha come scopo finale quello di creare una gigantesca community mondiale che promuova una collaborazione globale tra artisti e produttori (detti K-Tune Master) e una relazione globale tra acquirenti e venditori di musica (fan e musicisti). 

Ma come funzionerà? Sulla piattaforma ci sarà uno spazio chiamato K-Arena,  una sorta di mercato aperto in cui gli utenti (musicisti) potranno mettere in vendita i propri lavori (intere canzoni, singoli tracce o arrangiamenti, o solamente testi). Un altro spazio è quello chiamato K-Camp dove i musicisti potranno cercare altri musicisti con cui iniziare delle collaborazioni. Il tutto  alimentato dalla moneta virtuale K-Tune (KTT), valore di scambio all’interno della piattaforma, acquistabile all’interno della stessa o tramite exchange.  
Un progetto decisamente imponente, che mira in primo luogo a disintermediare il mercato, a mettere in contatto gli attori attivi all’interno del mondo della musica, creando una community “diffusa”. Attualmente K-tune.org è in versione beta, ma è assolutamente esplorabile grazie ad un semplice processo di registrazione usando email e password.
 
Per concludere, quali conseguenze comporta l’applicazione di queste nuove tecnologie? Prima tra tutte, la blockchain consente la tutela del diritto d’autore e, se utilizzata in maniera intelligente, darà la possibilità ai musicisti di monetizzare le proprie opere, senza passare per intermediari che, nel mondo tradizionale, erodono il guadagno diretto dell’artista. Storicamente, l'artista è sempre stato l'anello debole della catena, che vede diminuire il proprio guadagno da giro in giro. Chi detiene i diritti sono, per la maggior parte le etichette discografiche che, intascano la maggior fetta delle entrate derivanti dagli abbonamenti streaming. Oltre alla gestione pratica dei diritti d'autore, ciò che manca è la trasparenza di come i guadagni vengono ripartiti. La blockchain potrebbe ovviare a questo problema. L'artista potrebbe controllare la distribuzione della propria musica in maniera pressochè indipendente, così come il pagamento dei diritti. In più, l'artista potrebbe godere di una maggiore protezione riguardo l'integrità della propria opera (per evitare download e modifiche illegali). 
 
E le etichette discografiche? Potrebbero scomparire? In qualsiasi mutazione di paradigma, la parola d’ordine è adattarsi. Adattamento senza collasso. Chissà se questa volta l’industria musicale lo farà per tempo...
 
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