Labyrinth: il track by track di "Architecture Of A God"
Abbiamo ascoltato in anteprima l'attesissimo disco della band toscana in uscita il 21 aprile


Articolo a cura di Stefano Torretta - Pubblicata in data: 21/03/17
Ci sono voluti 7 anni, partenze, ritorni e il volere della Frontiers Music per poter ascoltare un nuovo album dei Labyrinth. La rinascita della band dopo questa pausa creativa nasce nel migliore dei modi: gli storici Andrea Cantarelli e Olaf Thörsen saldamente al comando, il rientrante Roberto Tiranti al posto di Mark Boals e tre membri nuovi di zecca (John Macaluso, Oleg Smirnoff e Nik Mazzucconi) ci mostrano una formazione solidissima e con le idee ben chiare sulla direzione artistica da seguire. L'essere entrati a far parte del ventaglio di proposte dell'etichetta campana ha lasciato libera la strada alle più disparate speculazioni su quali siano le effettive connotazioni stilistiche adottate questa volta dai Labyrinth, ben conoscendo il loro stile eclettico. Con il nuovo album "Architecture Of A God" in uscita il 21 di aprile è ora di andare a scoprire cosa ci aspetta effettivamente nelle dodici tracce dell'ultima fatica della band toscana.


Bullets (6:56)


Intro con tastiera ed effetti elettronici che in poco meno di un minuto apre la via al primo brano di "Architecture Of A God", già conosciuto dai fan per il video diffuso negli ultimi giorni. Le chitarre di Thörsen e Cantarelli, insieme alla batteria di Macaluso, imprimono l'andamento generale della traccia. Nessuna doppia cassa sparata, ma una velocità non troppo elevata per una canzone che, almeno nella prima metà, fa dell'atmosfera la propria componente principale. Le tastiere di Smirnoff si insinuano delicatamente, in parte in sottofondo, in parte a sostenere il cantato di Tiranti. A metà circa del brano gli strumenti prendono il sopravvento, lasciando spazio prima agli assoli delle chitarre, poi a quello di tastiera, fino a chiudere con la sovrapposizione dei tre strumenti, in una sezione dalle venature neoclassiche. A chiusura, questa sezione di assoli si riallaccia alla struttura iniziale delle strofe. La voce di Tiranti, sebbene su note alte, cerca di donare quanta più personalità possibile ad un brano che vive sbilanciato più verso la parte hard rock che verso quella power.

 

Still Alive (4:50)


Il basso di Mazzucconi, decisamente sacrificato nel brano d'apertura, ci introduce questa seconda traccia, dalla velocità rallentata che fonda sulla sezione ritmica la base portante. Le chitarre e le tastiere vengono tenute in panchina, per essere sfoderate solo nel pre-coro e nel coro. Non mancano comunque due momenti in cui predominano. Se nel primo, posto poco prima della metà della canzone, sono le tastiere che si ritagliano un interessante spazio con effetti elettronici futuristici, nel secondo spazio, posizionato a tre quarti del brano, ritroviamo come già visto nella traccia d'apertura la consueta successione assolo di chitarra, assolo dell'altra chitarra, assolo di tastiera che un po' perde di novità. Tiranti dà vita ad un'altra interpretazione sentita che ben si sposa nuovamente con le atmosfere un po' intimistiche che caratterizzano questa composizione.

 

Take On My Legacy (4:05)


Le chitarre che aprono il brano con riff taglienti, sostenute da batteria e tastiere, lasciano giustamente immaginare di trovarci di fronte a una traccia più veloce e violenta delle due precedenti. I Labyrinth più power fanno finalmente la loro comparsa. Macaluso più destreggiarsi con pattern più aggressivi che donano una certa monumentalità al brano. Le tastiere, forse eccessivamente sacrificate in favore delle chitarre, vengono sfruttate solo per creare un'atmosfera mediante elementi elettronici. L'unico momento di reale predominanza dello strumento di Smirnoff è nell'assolo poco prima della metà del brano.

 

A New Dream (5:23)


Torniamo dalle parti dell'hard rock con la quarta traccia nonché primo singolo estratto dall'album. Velocità contenuta per una traccia che fonda la propria anima su Tiranti e Smirnoff, capaci di donare un'aura di struggente malinconia: il primo mediante un'interpretazione sofferta, il secondo con le sue tastiere che, sia nei momenti a supporto del cantato che negli assoli, riescono a creare sensazioni da ambient music. Anche gli assoli di chitarra e tastiere nella seconda metà del brano risultano coinvolgenti e ben integrati, donando alla canzone una freschezza che la fa risaltare all'interno della tracklist. La chiusura con chitarra acustica è il perfetto epilogo, un mesto sfumare in un mare di silenzio ed oscurità.

 

Someone Says (4:45)


Un inizio debolmente power, con riff di chitarra e batteria, con una velocità un po' più elevata, ci illude di essere ritornati in territori più heavy, ma il cantato di Tiranti che subentra immediatamente dopo spezza l'incanto, puntando nuovamente l'attenzione più sull'atmosfera, in parte sognante, in parte dimessa. Deboli accelerazioni durante il coro, ma la struttura rimane comunque più hard rock, sebbene poggi su un'ossatura più robusta. Gli assoli nella seconda parte della traccia riprendono la consolidata successione, sebbene risultino meno invasivi che in altri brani dell'album, riuscendo così a non stancare per ripetitività. Pregevole la chiusura con chitarra e coro a più voci che dona un'anima leggera alla canzone.

 

Random Logic (1:56)


Intermezzo più strumentale che vocale, giocato sulle tastiere che, questa volta senza effetti elettronici, diffondono un suono pulito che spezza il silenzio. La batteria, quasi un lontano elemento sullo sfondo, ed una voce narrante carica di pathos, aggiungono sensazioni rarefatte ed oscure. Troviamo quasi una cesura a metà brano, con il pianoforte che riprende la stessa sequenza di note d'apertura, questa volta però accompagnato da vocalizzi. In soli due minuti vengono condensate quanta più atmosfera e sensazioni possibili.

 

Architecture Of A God (8:41)


La title-track si apre su elementi di musica ambient, su cui si innestano in successione la chitarra e poi la batteria. Le atmosfere rarefatte di ‘Random Logic' permangono, merito di un Tiranti estremamente declamatorio. Una seconda sezione con cambio di velocità ed atmosfera ci porta più verso lidi che mischiano il power e l'hard rock, secondo la visione più recente della musica dei Labyrinth. Ulteriore cambio di velocità, con un passaggio nuovamente verso sonorità più ambient, dove batteria e voce, insieme ad alcuni effetti elettronici, riportano i toni verso spazi più intimistici. Nuovo cambio e ritorno ad una sezione più energica, con un pesante apporto delle chitarre. Una veloce sequenza di assoli è introdotta egregiamente dal basso di Mazzucconi. Vi è anche spazio per un piccolo contributo di Macaluso. ‘Architecture Of A God' risulta il brano più vario come struttura, andando a pescare nei diversi generi che formano la musica dei Labyrinth, saggiamente posizionato a metà, quasi a fare da perno attorno cui ruotano le altre tracce.

 

Children (4:08)


Immancabile cover da parte dei Labyrinth. In questo caso è stato omaggiato il DJ Robert Miles con la sua ‘Children' dall'album "Dreamland" del 1996. La versione qui proposta in modo molto personale è più vicina alla Dream Version piuttosto che a quella originale. Tastiere effettate, in piena modalità ambient music aprono la traccia richiamando abbastanza fedelmente l'originale. A inserire della peculiarità e della personalità nel brano ci pensano le chitarre e la batteria che riescono a donare aggressività e pesantezza a qualcosa che in origine era stato pensato molto più etereo ed ambientale. Forse pensato come puro intermezzo / svago, ‘Children' ci mostra l'ottima capacità della band di rielaborare in chiave personale qualsiasi canzone, qualsiasi genere, donando vitalità e carattere.

 

Those Days (5:15)


Un piano ed una chitarra struggente introducono la voce di Tiranti, dimesso e sentimentale. Aumenta l'intensità, si alza la voce, ma la velocità rimane contenuta. Nuovamente molta atmosfera hard rock. Le tastiere latitano, ed il brano guadagna in compattezza, lasciando le chitarre libere di sfogarsi. Gli assoli della seconda metà della traccia, sebbene tendano a dilagare un po' troppo, riescono a mantenersi entro i limiti. Pregevole soprattutto la chitarra che con una certa mestizia chiude la canzone: poche strofe di Tiranti a definire la tavolozza dei sentimenti e poi solamente le note distorte che si perdono ancora una volta oltre l'orizzonte.

 

We Belong To Yesterday (6:33)


Ancora tanto coinvolgimento emotivo per questa decima traccia decisamente guitar oriented. Riff estremamente accattivante, molto caldo, che in crescendo introduce un brano leggero dove Tiranti riesce nuovamente a destreggiarsi egregiamente tra tecnica e sentimenti. Seconda parte che cambia di tono, lasciando spazio ad atmosfere più sognanti, dilatate, ben interpretate dalla voce di Tiranti e dalle chitarre che languidamente si lasciano andare nei lunghi momenti tra una nota e l'altra. Un assolo forse un po' troppo forzato lascia spazio alla chiusura del brano dove il riff portante fa nuovamente la propria comparsa, andando a chiudere la canzone come era iniziata, andando a formare un ideale cerchio.

 

Stardust And Ashes (5:17)


Penultimo brano e i Labyrinth del passato fanno finalmente capolino: doppia cassa, velocità alta, tastiere che tessono trame elaborate, riff taglienti. La band comunque non si lascia irretire dalle sirene dei tempi andati, ma approfitta di un ambito che ben conosce per spiazzare l'ascoltatore inserendo un intermezzo più pacato, giocato tra tastiere e cori a più voci, un momento di raccoglimento e di tranquillità prima che l'energia martellante della batteria ci riporti alla parte iniziale del brano. La standardizzazione e la regolarità sono concetti decisamente tralasciati dai Labyrinth, e non si può che esserne lieti.

 

Diamond (3:28)


Effetti elettronici, tastiere e chitarre liquide ci introducono in ambiti space ambient. La memoria corre ai Pink Floyd, ma il paragone è solo una sensazione che coglie l'ascoltatore, nessuna vera sudditanza o copia. Brano di chiusura che fa delle atmosfere dilatate la propria forza, peccato per la prestazione di Tiranti, in alcuni momenti un po' troppo energica rispetto al tono della canzone. Più strumentale che cantata, è la perfetta conclusione di un album giocato sulle sensazioni e le atmosfere.




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