La fine dell'era Black Sabbath
Nascita, morte e resurrezione a vita eterna dei fondatori dell'heavy metal


Articolo a cura di Marta Scamozzi - Pubblicata in data: 28/04/17
SpazioRock ed EMP sono lieti di presentare la prima uscita di una nuova rubrica dedicata ad alcuni dei nomi che hanno plasmato la musica rock e metal moderna. E da chi potevamo iniziare se non dai Black Sabbath?

Clicca su ciascuna delle immagini a seguire per scoprire una diversa sorpresa made in EMP!
 
 
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Due note.
Il tritono sol-do diesis. Entra nella testa del working class hero britannico degli anni settanta spalancando le porte su una musica sconosciuta e tenebrosa. Non si era mai sentito niente del genere da parte di una rock band, fino a quel momento nessuno aveva osato dischiudere le porte dell'occulto in modo così esplicito. "Black Sabbath", sull'omonimo album, è la canzone che spinge la chitarra elettrica verso orizzonti inesplorati, sfidando i preconcetti e le pentatoniche.

 

 

Alla fine degli anni sessanta, i Black Sabbath erano un gruppo di ventenni britannici trascinati innocentemente dall'onda del rock'n'roll, con la mente immersa nella voglia di sperimentare. In un periodo in cui i The Beatles e i The Rolling Stones sembravano aver già detto tutto quello che c'era da dire sul rock'n'roll, i musicisti sono alla disperata ricerca di nuove idee. Le vibrazioni captate sono quelle dei The Who che a Woodstock cominciano a dare un'idea di ciò che può fare una chitarra attaccata a un amplificatore, quelle dei Led Zeppelin, i quali discernono la parola "rock" dall'aggettivo "orecchiabile", e infine quelle dei Pink Floyd che danno un senso musicale complesso alla psichedelia sessantottina. In questo contesto, tre figli della società operaia britannica, Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward strimpellano qualche cover dei Cream a casa di un loro pari, un certo John Osbourne. La storia dietro la band destinata ad ispirare intere generazioni di musicisti inizia così a prendere forma, costellata di misteri e lati oscuri.

 

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I quattro si impossessano degli ingredienti cardine del rock e li tingono di nero: cambiano il nome da "Earth" a "Black Sabbath", adottano suoni sempre più lugubri, suoni che emergono chiari già dall'album di esordio. Queste sono le uniche caratteristiche che si leggeranno sull'unica etichetta applicabile al progetto, le stesse che, a dispetto dei cambi di stile e line up, la band non si scrollerà mai di dosso.  

 

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Il successivo "Paranoid" trascina i Sabbath fuori dalla dolce oscurità in cui si erano gettati, dimostrando al mondo di essere all'altezza di quelle esigenze di marketing che permettono di sbarcare il lunario. Si tratta di un lavoro più commerciale, meno lugubre, contenente alcuni tra i pezzi di maggior successo della band britannica. L'introspezione semplice della title-track e la catastrofe narrata in "Iron Man" non ha niente a che vedere con il terrore sprigionato dai versi di "Black Sabbath" o di "N.I.B.".

 

black_sabbathmaster_of_reality2600x600.Come gran parte dei ragazzi della sua età, dopo gli studi, Tony inizia a lavorare come fabbro. L'incidente in fabbrica che gli amputa le falangi di due dita contribuisce a modificare il nascente sound dei Black Sabbath: la sua chitarra viene accordata mezzo tono sotto, alimentando il sapore sinistro che scaturisce dalle canzoni dei primi lavori. Inoltre, spesso le note sono attutite, sporche. Paradossalmente, un incidente contribuisce a donare alla musica dei neonati Black Sabbath un'estrema emozionalità. Questo è solo uno degli elementi cruciali che compongono "Master Of Reality" ovvero quello che da molti viene considerato il primo album heavy metal della storia, dove il sound caratteristico dei Black Sabbath raggiunge il suo apice.

 

technicalecstasy.Gli anni del successo, spesso, sono seguiti da un triste periodo di declino. Verso la metà degli anni settanta, dopo una breve fase di sperimentazioni musicali, il frontman John “Ozzy” Osbourne cade in un baratro da cui si risolleverà a fatica e, in un certo senso, mai del tutto. La musica passa in secondo piano; subentrano dipendenze incontrollabili che si ripercuotono tristemente anche sulla sua produzione. Il circolo vizioso di alcool e droghe che sta inghiottendo i Black Sabbath influisce sulla composizione musicale: “Technical Ecstasy”, uscito in quel periodo, pecca di fantasia. Dopo innumerevoli alti e bassi, Ozzy viene cacciato dal gruppo. A questo punto, quella che potenzialmente è una catastrofe, si trasforma in una straordinaria opportunità. “Heaven And Hell” esce nel 1980, e scandisce la fine di una prima era. Si tratta di un album imponente, riempito dalla voce maestosa del nuovo cantante, reduce da una brillante carriera nei Rainbow. Ronnie James Dio porta nella band freschezza e trasparenza, grattando via parte di quella scorza oscura che caratterizzava la formazione negli anni settanta. Lucidata la corazza, i Black Sabbath sono pronti a gettarsi nella giungla degli anni ottanta con un’immagine rinnovata, ma comunque fedele a se stessa. Il cambio di registro è anche dovuto all’ingresso di Geoff Nicholls alle tastiere; elemento fondamentale (e spesso sottovalutato) per la ridefinizione del sound della band. Più forti che mai, i Sabbath si ritrovano finalmente immersi nella pace di un periodo stabile. A questo punto, come spesso succede nei periodi di stabilità, emergono divergenze professionali e caratteriali sottovalutate che portano all’allontanamento di Ronnie James.

 

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L'apparente caos che ne consegue consente però alla band di acquisire molteplici influenze che, nel bene e nel male, la accompagnano fino al 2017. I Black Sabbath diventano un andirivieni continuo di artisti grandiosi, più o meno conosciuti, sempre pilotati da un fermo Tony Iommy. Il fascino oscuro di Ozzy Osbourne aveva trovato come splendido surrogato il carisma di Ronnie James Dio. Ora, con la dipartita di Ronnie James, e Ozzy ancora fuorigioco, trovare un frontman all'altezza sembra un'impresa impossibile. Se da una parte la diversità e l'aura tenebrosa dei Sabbath affascinano, dall'altra però spaventano. Questo è il motivo dei continui cambi di formazione che li interessano, questo è il motivo per cui David Coverdale rifiutò di partecipare alla giostra oppure Ian Gillan vi entrò ma tornò nei Deep Purple appena ne ebbe l'occasione. Alla disperata ricerca di un nuovo frontman, si aggiunge il va e vieni dei musicisti che tocca il fondo con l'abbandono di Geezer Butler. La band sembra trovare una certa stabilità con Tony Martin dietro al microfono. Martin è un ottimo cantante e tiene lontani i problemi che avevano caratterizzato le epoche d'oro dei suoi predecessori. Ben presto però, nella testa di Iommi inizia ad essere chiaro qualcosa: l'anima dei Black Sabbath è posseduta da Ozzy Osbourne e Ronnie James Dio. Per quanto preparato possa essere Martin, inevitabilmente, manca. É a causa di questa consapevolezza che Tony Iommi decide poi di riportare a galla lo spirito autentico della band: quello che non cerca innovazione né crescita, ma racchiude l'essenza di quel doom metal sinistro che i Sabbath hanno definito e che parimenti definisce i Sabbath. Mentre viene portata avanti la formazione degli anni ottanta con Ronnie James Dio, Ozzy continua la sua carriera solista. Nel 2010 Ronnie James Dio si spegne. Tutto ha il sapore di una disfatta dolce e naturale, senza rancore: la decisiva fine dei Black Sabbath.

 

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Contrariamente a quanto si potesse pensare, il sigillo sulla leggendaria carriera della band, la stessa che nel 2006 entrerà nella Rock'n'Roll Hall of Fame, verrà apposto da Ozzy. Perché un gruppo che ha definito l'heavy metal moderno, ribaltando le regole del rock, dovrebbe rischiare di diventare l'ombra di se stessa nascondendosi dietro un cantante che chiaramente, da anni, è interessato a perseguire la carriera solista? Le ragioni potrebbero essere molteplici. Di certo, non c'è più quella sana voglia di innovazione, né tantomeno ce n'è la necessità. Eppure, coloro che lo scorso 4 febbraio possono essere sembrati a qualcuno troppo in là con gli anni e troppo stanchi per stare su un palco, non hanno certo l'aspetto di membri una band ombra di se stessa. I Sabbath sono invecchiati naturalmente e non si nascondono dietro a finte innovazioni. È una formazione che si porta sulle spalle il peso di cinquant'anni e rivive quel che fu con nostalgia. Chiunque si trovasse alla Genting Arena per assistere alla loro ultima esibizione live, non si è trovato davanti una band dall'energia costruita a tavolino. Si è trovato davanti i quattro ragazzi di Birmingham, semplicemente un po' segnati dal trascorrere del tempo. Un Ozzy Osbourne incurvato chiude il concerto con "Paranoid"; la voce è spezzata, ma gli occhi sono carichi di emozione. All'inchino della band non c'è la consapevolezza di aver assistito al concerto della vita; piuttosto, l'impressione di aver assistito alla romantica chiusura di un incredibile pezzo di storia.




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