Iron Maiden: dentro Brave New World
Dai Maiden a Huxley, il concetto di ribellione in una societÓ distopica


Articolo a cura di Marta Scamozzi - Pubblicata in data: 30/05/20
Le classi sociali sono statiche.
 
Se sei destinato ad essere  psicologo, diventerai uno psicologo. Se sei destinato ad essere operaio, diventerai un operaio. Non c’è modo per uscirne, e che tu sia uno psicologo o un operaio, sei contento così. La famiglia non esiste: l’idea di un partner fisso, in effetti, è un’utopia… per non parlare di un partner per la vita: la sola idea è un’abominevole violenza. La Storia non serve, così come non serve un’identità, perché interrogarsi sul proprio passato e il proprio presente è doloroso. Qualora si ceda alla tentazione di farsi domande, non c’è problema: basta drogarsi con qualche pasticca di Soma.
 
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Sembra una denuncia rivolta verso la società moderna, un po' drammatizzata, ma non lo è: nel 1932 Aldous Huxley, in preda a qualche suggestione visionaria, inventa questo scenario distopico, nonché uno degli scenari più geniali e avanguardistici del novecento. 
 
All’interno di questa perfetta organizzazione, dove tutto è pianificato, leggero e superficiale, ci sono le eccezioni: qua e là si incontrano individui singolari, le cui idee sono in contrasto rispetto a quello che il mondo cercherebbe di imporre. 
Questi individui, a loro volta, si dividono in due categorie: c’è chi mette la società davanti all’individuo finendo per sacrificare i propri ideali in favore del quieto vivere e del conformismo, c’è chi, invece, non accetta la realtà precostituita in cui si trova immerso, finendo per soccombere ad essa ed essere un perdente, sopraffatto dalla propria diversità. 
 
Paradossalmente, nel metal il concetto di anticonformismo è talmente presente da essere diventato mainstream. La società piatta di “Brave New World” è esattamente il tipo di contesto che invita a ribellarsi, e la ribellione è alla base di qualsiasi leggendaria corrente musicale: il rockabilly degli anni sessanta si ribellava alla società di massa occidentale, il punk si ribellava alle correnti pop. 
 
Steve Harris, nel 1975, si ribellava a quella corrente punk costruita su riff approssimativi formando quell’elegante band chiamata Iron Maiden. A quel tempo, gli Iron Maiden erano una novità: la complessità melodica proposta dalla band era ben lontana da quello a cui i locali londinesi miravano per attirare clienti. Eppure, gli Iron Maiden sono riusciti a costruire un impero portando avanti un’idea innovativa senza grandi certezze iniziali. 
La band britannica è tuttora un'ancora di salvezza per adolescenti e un punto di riferimento per i veterani del genere, e le ragioni sono molteplici. La longevità della band, la sua coesione, l’energia che sprigiona durante i live, la sua ecletticità e il suo carismatico frontman l’hanno sigillata nella storia, tanto che ora è impossibile individuare una sola ragione dietro a tale successo.
 
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C’è però una questione idealistica, forse troppo sentimentale ma molto, molto semplice, che ha permesso alla band di unire milioni di persone per anni: gli Iron Maiden sono una questione per Outsider. Lo spirito ribelle di Paul Di Anno, l’ecletticismo di Bruce Dickinson, la storia di Icaro (“Flight Of Icarus”), di  Alessandro Magno (“Alexander The Great”),  dei corridori solitari (“The Lonleyness Of The Long Distance Runner”), ci dicono la stessa cosa: essere diversi è bello, ne vale la pena, e in fondo non si è mai davvero soli. 
 
L’album “Brave New World” viene pubblicato il 29 maggio del 2000. Bruce Dickinson è appena tornato nella band, dopo un’eccellente carriera solista. I ragazzini visionari sono cresciuti, maturati. Come conseguenza, il concetto di diversità è presentato in modo più amaro, quasi sarcastico, riprendendo il lavoro di Huxley.
La copertina raffigura una Cyber-Londra distopica, i cui ignari cittadini sono osservati dall’attento sguardo di un gigantesco Eddie che si cela tra le nuvole, ghignando soddisfatto.  Rispetto  ai lavori precedenti degli Iron Maiden, spesso epici e sfuggenti, l’album dedica un’attenzione speciale all’individuo. L’essere umano è un sognatore ansiogeno in “Dreams Of Mirror” (“All my hopes and expectations, looking for an explanation/Have I found my destination? I just can't take no more”), uno stoico realista in “The Thin Line Between Love And Hate” (“There's a thin line between love and hate/ Wider that you can see between good and bad /There's a gray place between black and white /But everyone does have the right to choose the path he takes”), e viene a patti con la  propria mortalità in “Blood Brothers” (“when you are living your life on the edge, say a prayer in the book of the death”).  

Per quanto la società sia definita e costruita,  per quanto essa sia sopraffatta da quegli avvenimenti incontrollabili dei quali spesso ci lamentiamo, alla fine ognuno è costretto a fare i conti con la propria umanità.  Nell’opera di Huxley questa umanità non porta a nulla di buono: il protagonista della storia, il ragazzino profondo e originale, viene denigrato e odiato da un’intera comunità. Scoraggiato, senza più speranza, finisce per isolarsi per sempre. La distinzione tra bene e male nel romanzo è ben definita e, in un mondo stereotipato ma realistico, il bene perde. Il finale dell’album “Brave New World”, invece, ha un retrogusto speranzoso, seppur amarognolo: il pezzo in chiusura, “The Thin Line Between Love And Hate”, parla sì di un individuo sopraffatto dal mondo ma fedele ai propri ideali, che finisce per essere a posto con la propria coscienza. Egli realizza che tra il bianco e il nero esiste il grigio, e la linea tra amore e odio è sottile, così come quella tra genio e pazzia, tra tristezza e felicità. Ognuno, insomma, è in balìa dei medesimi problemi e incontra gli stessi ostacoli: chi riempie gli stadi, chi si impasticca di Soma per non pensare, chi si ribella, chi affronta la vita da spettatore. 
 
“Brave New World” rappresenta una svolta nella storia degli Iron Maiden: da lì in poi, i lavori della band tenderanno ad affrontare tematiche più terrene: si parlerà di guerre contemporanee, politica, cambiamento climatico. L’immaginazione, spesso utilizzata come arma di difesa, lascerà più spazio ad una realtà amara, addolcita da quel senso di appartenenza comunitaria che spesso la musica sa dare.  




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