L'angolo oscuro #20
Le uscite pił interessanti in ambito estremo della prima metą di marzo


Articolo a cura di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 10/03/21
Deliziose infiorescenze estreme ci accompagnano in questi ultimi giorni invernali, preparando il campo a una primavera altrettanto prodiga di oscure libagioni.
 
covernightfallNightfall - At Night We Prey (Season Of Mist)

Dopo un'assenza di otto anni dall'ultimo "Cassiopea", i greci Nightfall si ripresentano sulle scene con un decimo album, "At Night We Prey", alimentato da contenuti basati sulla lotta contro la depressione dell'unico membro originario rimasto sempre in sella al progetto, il singer Efthimis Karadimas. Sbocciati nello stesso periodo dei conterranei Necromantia, Rotting Christ, Septicflesh e Varathron, gli attici raggiunsero il proprio apice nella prima metà degli anni '90; poi, una china discendente che sembrava inesorabile e destinata a mettere la parola fine al progetto. Complice il comeback del vecchio chitarrista Michalis Galiatsos e quello di Kostas Kyriakopoulos, già al basso tra il 2004 e il 2006 e adesso seconda ascia della formzione, gli ellenici pubblicano un disco umbratile e impetuoso, che vive di blackened death e gothic metal, di fraseggi urticanti e melodie ipnotiche, con un occhio al mood tenebroso dei Samael meno sperimentali e l'altro ai Moonspell di "Irreligious", senza dimenticare le variegate influenze estreme della penisola natia. Un arazzo sonoro composito e affascinante, tessuto da un gruppo che si lascia guidare dall'ispirazione di un tempo: il Mediterraneo rimbomba nuovamente di "Athenian Echoes".

Tracce consigliate: "Killing Moon", "Darkness Forever", "Witches"

coversepulcrosSepulcros - Vazio (Transcending Obscurity)
 
In termini di stile, i Sepulcros si avvicinano ai colleghi d'etichetta Eremit, Jupiter e Subterraen: doom metal permeato da numerose correnti estreme e brani che durano tra gli otto e i nove minuti. A parte l'intro e l'outro, "Vazio", primo lavoro sulla lunga distanza per i giovani portoghesi, offre nel menu quattro pietanze pesantissime, caratterizzate da una malinconia opprimente di matrice continentale e da un flavor mistico che rasenta gli stati di trance. Le tracce appaiono, comunque, ricche di contrasti e spaziano da paesaggi sonori spogli e distopici dal ritmo pachidermico a esplosioni colleriche che, in alcuni punti, consentono al metallo nero sbuffante sotto la crosta di emergere e dominare la scena. Malgrado qualche schematismo di troppo e ovvi effetti di déjà vu, la macchina labirintica messa in moto dai lusitani affascina per imponenza e magnetismo, macinando chilometri su chilometri e schiacciando qualsiasi cosa si pari al suo passaggio. Anche la vostra povera coscienza.
 
Tracce consigliate: "Vazio", "Hecatombe"
 
coverthecrownThe Crown - Royal Destroyer (Metal Blade)

Il decimo album dei The Crown si presenta attraverso un artwork che riporta immediatamente alla fine degli anni '80: colori volutamente sbiaditi, fulmini sullo sfondo, un cavaliere dalla testa di teschio, in groppa al proprio destriero e che brandisce minaccioso un'ascia, una corona che si libra come se stesse per precipitare nell'abisso. Senza questa cover vintage, i The Crown di Johan Lindstrand e Magnus Olsfelt ci avrebbero di certo deluso, ma l'esperta band svedese, ormai da più di trent'anni sulla breccia, raramente ha sbagliato involucro e, soprattutto, contenuto. Nella lista, dunque, si aggiunge anche il nuovo "Royal Destroyer", lavoro che segue bene o male le medesime coordinate del precedente "Cobra Speed Venom" (2018): una sinossi travolgente di death/black di scuola scandinava, fortemente imbrattata di thrash slayerano e fucilate punk, con l'aggiunta, tanto per gradire, di qualche scarica speed d'antan e di un contorno melodico di pregevole fattura. Nonostante un fisiologico calo d'intensità nel finale, il ritmo del lotto si conserva sempre alto e proteiforme, per un disco di una veemenza tale da provocare sudorazione immediata: niente deodorante, please.

Tracce consigliate: "Baptized In Violence", "Let The Hammering Begin", "Motordeath", "Ultra Faust"

coverwolfkingWolf King - The Path Of Wrath (Prosthetic Records)

Gli statunitensi Wolf King emersero dall'underground nel 2018 con un esordio notevole come "Loyal To The Soil", un ibrido di extreme metal e hardcore nero corvino, contrassegnato da riff massicci e da un solido groove. La band, ora, torna con un LP omonimo, aumentando l'intensità e il quoziente blackened, pur nella conservazione della formula vincente del debutto; vibrazioni da palla da demolizione non dissimili da quelle gentilmente offerte dai Mantar, benché i californiani siano un po' meno inclini a insudiciarsi completamente nelle pozzanghere sludge amate dai colleghi tedeschi. Un full-length che, alimentato da una rabbia corrosiva e sfrenata, mostra comunque una scrittura dei pezzi quadrata e intelligente, in grado di corroborare l'istinto con una buona dose di calcolo; l'aggressività infatti, per quanto pronunciata, non degenera mai in una rissa caotica e confusionaria, indirizzandosi in una canalizzazione razionale e maliziosa. Una slavina caustico/muscolare che seppellisce e frastorna con il potere malefico dell'arguzia.

Tracce consigliate: "Messenger Of Death", "Sanctuary", "Incantation"

coverwolvennestWolvennest - Temple (Ván Records)

Entità liquida per la quale il verbo sperimentare significa non porsi limiti di sorta, i Wolvennest giungono con "Temple" al loro terzo platter in studio, dopo il debutto omonimo e la seconda prova sulla lunga distanza "Void" (2018). Anche in questo lavoro, e in maniera forse più equilibrata, i belgi riescono nel proposito di creare un clima ipnotico in cui avviluppare le facoltà sensoriali dell'ascoltatore: percussioni meditative, loop di chitarra con pochi, ma efficaci riff che si ripetono costantemente, synth psichedelici, parti vocali cupe e seducenti. In realtà, non succede molto all'interno delle canzoni, soltanto minime variazioni che, però, hanno il merito di spalancare angoli trascendenti entro le grandi pareti sonore erette dai cordofoni. Eppure, nelle profondità infere dei brani, qualcosa ribolle, un'aggressione subliminale che rimanda direttamente al black metal norvegese dei primi anni '90, capace di dare sostanza e spessore alle rarefatte atmosfere kraut respirate in superficie. Estasi nera all'ennesima potenza.

Tracce consigliate: "Mantra", "Swear To Fire", "Succubus"



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