L'importanza di essere Florian Schneider
Tra Stockhausen e la new wave ci sono i Kraftwerk: allievi del primo, ispiratori della seconda


Articolo a cura di Simone Zangarelli - Pubblicata in data: 09/05/20
Se dovessimo tracciare una storia evolutiva della musica elettronica nelle sue molteplici forme, dalla nascita all'inizio del '900 fino al suo dilagante utilizzo dei giorni nostri, certamente i Kraftwerk segnerebbero una tappa fondamentale, come lo è stata la posizione eretta nell'evoluzione dell'uomo. Ma la loro influenza non si ferma a un solo genere, essendo riscontrabile nel progressive e nel pop, genitrice di chimere musicali dall'estetica fascinosa come la new wave, l'industrial e molte altre. Probabilmente nessun gruppo nella storia ha aperto scenari così vasti nel panorama mondiale. Se la musica mainstream oggi suona e viene prodotta come la sentiamo, lo si deve in gran parte a due ragazzi di Düsseldorf: Ralf Hütter e Florian Schneider, quest'ultimo scomparso all'età di 73 anni lo scorso 6 maggio, lasciandoci un'eredità musicale e artistica senza precedenti.


Il conservatorio di Düsseldorf è il primo ambiente dove Schneider e Hütter entrano in contatto. Nella Germania postbellica divisa dal Muro, l'unica forma dell'elettroacustica era quella colta, diffusa esclusivamente in ambito accademico e volta a scardinare, tramite l'ausilio della tecnologia, i vincoli armonici e melodici che la intrappolavano. Niente sistema tonale o spartito, gli strumenti erano non convenzionali. Così la musica elettronica era destinata a essere monopolio degli intellettuali e degli ingegneri. Fra questi Karlheinz Stockhausen, di cui i Nostri diventano allievi e ne assimilano i dettami, ne imparano le tecniche. Ma a un certo punto le strade si dividono.


Alla fine degli anni '60 i Kraftwerk ancora non esistevano, erano in beta test con il nome di Organisation, formati da Schneider al violino e flauto (strumento che aveva studiato fin da ragazzino), Hütter all'organo e un bassista e due percussionisti. "Tone Float" è il disco che rappresenta l'inizio del krautrock, progressive in salsa teutonica, ma ne è ancora un embrione: un'improvvisazione di strumenti tradizionali uniti alle sperimentazioni elettroniche formano questo divertissement stilistico che funge da anticamera per il futuro sound della musica popolare. Le strade della contemporaneità si separano: mentre la Berlin School, capeggiata dai Tangerine Dream, sceglie di ricalcare la via colta alla musica elettronica, fatta di atonalità e suggestioni impressioniste, i Kraftwerk, con la loro fondazione, sanciscono la strada extra-colta, o per meglio dire, un'autostrada.

 

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È doveroso precisare che esempi di musica elettronica esistevano già da prima della nascita del gruppo tedesco. Un antecedente importante è stata la sigla della prima stagione di Doctor Who, targata 1963, ma l'operazione che fanno i Kraftwerk è unica: creano canzoni e dischi suonati con strumenti digitali destinati alle masse. A partire da "Kraftwerk I" nasce un'idea nuova di musica: l'elettroacustica diventerà volkmusic, musica popolare e universale. E già a partire dal quel primo self-titled album si sentono i beat afro fondersi con il flauto di kosmic Florian e le asettiche nerbate elettroniche, come un fuoco gelido (o un ghiaccio bollente). Sarà questa crasi improbabile di musica nera e bianca a seminare i germogli aprioristici dell'hip hop. E nella traccia d'apertura "Ruckzuck" si possono rintracciare i primi vagiti della house music e della techno, nelle successive "Von Himmel Hoch" e "Megaherz" tastiere e percussioni sembrano evocare rumori industriali, poi melodiose sinfonie lisergiche e poi ancora trambusti digitali. Gli strumenti erano appena stati rodati.

 

Se già di avanguardia si può parlare all'alba degli anni '70, tuttavia esiste un prima e un dopo "Autobahn" nella storia della musica. Registrato nello storico Kling Klang Studio (come una canzone di "Kraftwerk II"), fondato da Hütter e Schneider, "Autobahn" - che vede la partecipazione di Wolfgang Flür e il violinista Klaus Roeder, a sostituire Rother e Dinger che nel frattempo fondarono un altro caposaldo del krautrock, i Neu! - è considerato il primo vero disco dei Kraftwerk, stendardo della kosmische musik per via della predominanza netta di suoni elettronici sugli strumenti acustici. Schneider si servì del suo flauto per comandare i sintetizzatori, ideando un nuovo strumento, l'e-flute, e un nuovo modo di suonare. Aveva svincolato il suono dal suo supporto. Anche la voce era trasformata in segnale elettrico. Nasce il vocoder, marchio di fabbrica del gruppo, diventato un classico della musica popolare, dalla dark-wave alla trap.


"Autobahn" è l'antecedente storico di molteplici generi: la new-wave dei Joy Division e The Human League, il synth pop dei Depeche Mode, l'industrial dei Nine Inch Nails, la disco di Giorgio Moroder e Donna Summer: dentro ci sono 5 decenni di musica come in un brodo primordiale dallo straordinario equilibrio stilistico. La ripresa pop del minimalismo di Philip Glass e LaMonte Young è evidente in ogni fase creativa, iniziata con "Kraftwerk" e mai terminata, in continuo aggiornamento come il programma di un computer. Da quel momento il panorama musicale è trasformato per sempre, al punto che David Bowie dichiarò che i Kraftwerk erano la sua band preferita e l'ispirazione (o meglio, la folgorazione) senza la quale né "Station To Station" né la Trilogia Berlinese sarebbero mai esistite. Come lui anche i Joy Division e poi i New Order, Chemical BrothersDaft Punk e molti altri videro nel gruppo di Düsseldorf un modello da seguire.

 

Nella musica dei Kraftwerk si incontrano la tradizione romantica tedesca ("Endless Endless"), l'ingegno tecnico, la sperimentazione e la filosofia dei testi. Ce n'è abbastanza per mandare a gambe all'aria tutto quello che credevamo degli anni '70: non solo il glam, l'hard rock e il progressive. Senza dubbio Florian Schneider era un illusionista. Il suo essere «feticista del suono», come definito da Ralf Hütter in un'intervista, gli permetteva di ricreare l'incedere di un treno con la tecnica del tape-loop, che richiedeva una conoscenza tecnica non usuale dato che i campionatori non esistevano ancora. E dunque la via sonora dei Kraftwerk è il perfetto connubio tra la musica concreta di Pierre Schaffer e l'alea di John Cage, incorporando elementi di casualità determinata all'interno delle composizioni.

 

La parabola ascendente di Schneider e Hütter è appena iniziata. Da "Radioactivity", pubblicato nel 1975, a "Trans Europe Express" e "The Man-Machine", gli anni '70 sono dominati dal sound elettronico mitteleuropeo, tanto che il successo esplode non solo in Europa, ma conquista anche gli USA. Il trittico non inaugura solo un rinnovamento stilistico, ma impone nell'immaginario collettivo l'amplesso uomo-macchina, un rapporto di amore e odio, critico e indulgente nello stesso tempo, sul rapporto con la tecnologia. Una messa in musica dei romanzi di Isaac Asimov e dei film Fritz Lang sempre più sensibili al tema dell'Europa lacerata internamente. Quel treno che corre per l'Europa come un viaggio immaginario (ne era una metafora anche l'autostrada di qualche anno prima) attraverso le culture. I testi austeri e incisivi, cantati in francese, tedesco, giapponese, spagnolo, polacco, evocavano per davvero l'idea di un continente interconnesso dal linguaggio binario universale, lo stesso che fa funzionare una macchina in Italia come in Nepal allo stesso modo. "Il nostro obiettivo è scrivere la canzone pop perfetta per tutte le tribù del villaggio globale", diceva Florian Schneider riprendendo McLuhan. Da "Station To Station" in poi sarà Bowie a raccogliere il testimone e a espandere il sound krautrock al mondo durante il suo periodo berlinese come testimoniano i richiami fra lui e Schneider contenuti in "Heroes" e "Trans Europe Express".

 

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Ma è con "The Man-Machine" che l'amplesso uomo-macchina si fa simbiosi totale, al punto che persino la band si trasforma in una fredda riproduzione di automi senza vita. Welcome to the machine, inaugurando gli Eighties con un anno di anticipo. La canzone pop perfetta che Schneider cercava è fra le sue mani. È questo il modello ("Das Model") per citare la traccia 4. Il synth pop si fa apolide, straborda i confini dell'Europa e diventa patrimonio mondiale, le macchine possono essere implementate ovunque e usate come riflesso della nostra umanità, in un rapporto duale di utilità-pericolosità che ancora oggi sopravvive. "Molta della musica che ci circonda è spazzatura, che condivide gli stessi valori della pornografia. Sono questi valori a trasformare The Model in un robot. C'è musica oltre la pornografia? È questa è la domanda che poniamo". Mentre la cultura rock degli anni '60 fuggiva dalle invezioni tecnologiche in cerca di un'autonomia umana messa in discussione, i Kraftwerk riproducono compulsivamente l'ostinata ricerca del controllo, dell'equilibrio meno precario, dell'umanesimo utilitaristico. Tutto ciò ci inquieta e ci spiazza. Ci troviamo di fronte a quattro manichini da usare e gettare all'occasione, sappiamo che sono persone ma non riusciamo a non vederle come macchine. Dobbiamo capire allora, chi sono i robot? "We Are The Robots" esclama il vocoder, ma chi intende per noi? Il quartetto è riuscito nell'operazione di connettere la freddezza dei circuiti con il calore dell'anima ricordandoci, come scriveva Garry Mulholland, "che le macchine sono, dopotutto, il prodotto dei sogni degli umani".

 

"The Man-Machine" getta le fondamenta per un nuovo modo di intendere la musica, rivolto a musicisti e non, a maghi dell'elettronica o agli hippie in cerca di qualcosa che li sconvolga. I tempi fra un'uscita e l'altra si dilatano: "Computer World" è un concept sulla diffusione del computer nella quotidianità nella doppia valenza di status symbol e cooperatore dell'uomo. In "Pocket Calculator" (incisa anche in italiano) si postula la miniaturizzazione della tecnologia, sempre più facile da usare e sempre più presente, preludio alla digitalizzazione che, grazie all'avvento dei computer, vedeva nascere i sequencer virtuali che Schneider fu tra i primi a utilizzare, uno su tutti Cubase. Di lì a poco Afrikaa Bambaataa campionerà i Kraftwerk dando vita a "Planet Funk", una delle pietre miliari che sancisce l'inizio dell'hip hop. "Questa è la musica del futuro e dei viaggi nello spazio - fusa insieme al funk di James Brown, Sly Stone e George Clinton", dichiarò Bam.


E poi ancora con la techno di "Electric Cafè" e le sue geniali "The Telephone Call" e "Techno Pop", manifesto programmatico della nuova cultura musicale e della generazione di party animal, delle boiler room e dei rave party, i Kraftwerk hanno continuato a estendere la loro influenza. Negli anni successivi, la loro musica è stata campionata da tutti, da Dr. Dre e The Chemical Brothers a Justin Timberlake e The KLF. Perfino i Coldplay hanno tratto elementi dalla canzone "Computer Love" e usati come motivo della loro "Talk".
Molto spesso si pensa all'Inghilterra e agli Stati Uniti come punti nevralgici per la nascita della musica leggera, ma sarebbe ingiusto escludere Düsseldorf, patria di alcune delle più longeve rivoluzioni musicali che si siano mai viste. Florian Schneider e Kraftwerk, come dei moderni cosmonauti, ci hanno trasmesso il futuro della musica dopo averlo ricercato e plasmato, suggerendo come la musica debba essere fatta.

 

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