Libri: J.R.R. Tolkien Il Signore Del Metallo
L'immaginiario tolkieniano nel panorama heavy metal, dal black al power


Articolo a cura di Costanza Colombo - Pubblicata in data: 25/03/17

Che alcune frange del metal siano da sempre legate a doppio filo con il fantasy non è certo notizia d'oggi. Altrettanto assodato è che, a modo di vedere di molti, J. R. R. Tolkien detenga lo scettro del genere letterario in questione tanto che, per generazioni e generazioni di metalheads, Barad-dûr (o Torre Oscura di Mordor, per chi non masticasse il sindarin) è ormai più un faro che dispensa ispirazione e atmosfere sognanti che simbolo di rovina.

 

ilsignoredelmetallocopertina300Il saggio ad opera di Stefano Giorgianni, caporedattore di Metal Hammer Italia, vuole quindi essere un articolato e approfondito riepilogo di quanto negli anni sia stato composto traendo spunto (o anche solo influenzato) dalla fantasia del buon vecchio Professore. Quanto è apprezzabile già dall'indice è come l'ovvio, ovvero l'universalmente nota influenza su artisti quali Blind Guardian e band power metal, sia stato lasciato al quarto e ultimo capitolo del testo. Proprio chi si sta chiedendo di cos'altro possano mai trattare i tre precedenti capitoli dovrebbe procurarsi una copia di "J.R.R. Tolkien Il Signore Del Metallo - L'immaginario tolkeniano nel panorama heavy metal dal black al power" e colmare qualche lacuna. Per chi avrà l'ardire di avventurarsi lungo il cammino tratteggiato dall'esperta mano di Giorgianni, e dall'altrettanto sua profonda conoscenza in materia, le sorprese non mancheranno. Sapevate ad esempio che, sul finire degli anni '60, i The Beatles per poco non girarono la loro versione su pellicola de "Il Signore Degli Anelli"? No? Allora reggetevi forte prima di leggere oltre e restare sbalorditi all'idea che Paul McCartney fosse a tanto così da indossare i panni di Frodo, John Lennon quelli di niente meno che Gollum e George Harrison il cappellaccio di Gandalf. Nessuno si stupirà invece che a Ringo Starr avessero affibbiato il ruolo di Sam Gamgee, vero? Peccato che Tolkien in persona appose il veto al progetto vista la sua personale antipatia per i Fab 4. Questa è soltanto una delle curiosità serbate nelle 400 pagine grazie alle quali Giorgianni ha potuto fondere quelle che apparentemente sono due delle sue passioni più forti: metal e Tolkien. Oltre al suo impegno nel giornalismo musicale, l'autore è infatti anche socio fondatore della Associazione Italiana Studi Tolkieniani. Tornando al tema musicale, a volte disperso perfino in questa recensione, anche i fan di Led Zeppelin e Pink Floyd non resteranno delusi, così come gli amanti del rock a più ampio spettro che troveranno molti spunti interessanti, anche meno conclamati quali, per citarne uno, i tedeschi Anyone's Daughter, gruppo progressive anni '70 che varcò per primo la soglia del rock tolkeniano.

 

Se lessico forbitissimo, frequenti rimandi storico-culturali e capitoli introdotti da impegnative ma oculate citazioni del Simarillion non vi spaventano, ma anzi vi mandano in sollucchero, forse è tempo di infilare in saccoccia tutte e sole le razioni di pan di via necessarie a questo nuovo viaggio da e per la Contea e imboccare ancora una volta quella certa Via che prosegue senza fine, stavolta con una degnissima colonna sonora.

 

Come già la salita al Monte Fato, la lettura del numero 17 della collana Le Tempeste di Tsunami Edizioni non potrà essere affrontata a cuor leggero, proprio a causa dell'infinito dettaglio e dei rapimenti narrativi frutto delle suddette citazioni. Richiederà invece la medesima dedizione riposta dall'autore nella stesura di quello che è, e sicuramente resterà, il più completo compendio di aneddoti e nozioni a metà strada tra il genio di Tolkien e la cultura metal.

 

Caldamente consigliato a tutti coloro che venerano visceralmente Tolkien e il suo universo tanto da non aspettare altro di essere presi per mano e tornare al cospetto di Elrond, Signore di Gran Burrone.




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