Libri - "Il sogno e l'incubo: vita e opere di H.P. Lovecraft"
Scritta dal musicista Paul Roland, una commistione avvincente tra biografia e opera letteraria capace di rivelare gli aspetti meno noti di Lovecraft, vero innovatore del racconto fantastico del Novecento.


Articolo a cura di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 08/09/17

"Non ho mai sentito racconti soprannaturali da nessuno tranne che da mio nonno, il quale, notando i miei gusti nelle letture, improvvisava ogni genere di narrazioni su foreste nere, caverne inesplorate, terrorizzanti creature alate (come i "magri notturni" dei miei sogni, di cui gli raccontavo), vecchie streghe con sinistri calderoni e suoni bassi, profondi e lamentosi" [P. Roland]


lovecraftfotoPaul Roland, personalità colta ed eccentrica da sempre sussurra alle tenebre: prodigo menestrello di oscure ballate gotico/psichedeliche, elegante dispensatore di brividi in technicolor e quadretti necrofili, pellegrino tra le verdi campagne del Kent inzaccherate dalle prodezze di Jack The Ripper, l'autore britannico non disdegna arcane escursioni letterarie di carattere saggistico e divulgativo. Non solo biografie musicali, ma spettri, nazismo occulto, magia, Kabbalah, scabrose vicende criminali: interessi molteplici di cui ha infagottato LP e colmato scansie, carpendo l'attenzione degli appassionati del mistero attraverso una stesura agile e senza fronzoli. Tsunami Edizioni pubblica, nella collana Le Tormente ed esclusivamente per il mercato italiano, il tomo di 221 pagine "Il Sogno e l'Incubo - Vita e Opere di H.P. Lovecraft". Al cupo novelliere statunitense il musicista dedicò nel 2005 il concept album "Re-animator", nel quale pullulano brani significativi: "Charles Dexter Ward", "Arkham", "Abdul Alhazred" e Cthulhu", per la gioia dei seguaci del solitario di Providence. "The Curious Case Of H.P. Lovecraft", volume del 2014, sanziona definitivamente la direzione intrapresa da Roland: esaminare l'ascendente del prosatore nell'immaginario della cultura popolare, senza scadere in prolissità accademiche o astruse rielaborazioni.


Attingendo principalmente le proprie fonti dallo sterminato epistolario di HPL, la nuova monografia si concentra sulle vicende personali del grande scrittore e sulla sua narrativa, tra loro strettamente intrecciate e capaci di dar corpo a un universo alieno ove l'uomo risulta una particella marginale, schiacciato da entità malvagie in grado di annientarlo. Globalmente si tratta di un testo ben congegnato, diviso in nove capitoli piuttosto compatti e corredato da illustrazioni effigianti i numeri della leggendaria Weird Tales, copertine di libri e fotografie di Lovecraft stesso: ne viene esplorata la vita seguendo la successione cronologica degli eventi, costellata sì da avvenimenti luttuosi (in particolare la morte del padre in una clinica psichiatrica), ma colma di momenti illuminanti nei quali emerge una fantasia smodata, accompagnata oltretutto da un'insaziabile sete di conoscenza: da autodidatta e sin dalla più tenera età il futuro intellettuale approfondisce argomenti disparati afferenti letteratura, poesia, astronomia, chimica, architettura e politica. Roland fornisce una serie di episodi indicativi: un'infanzia da bambino malaticcio che non gli permette di continuare la scuola, il rapporto con una madre possessiva e iperprotettiva, il fallimentare matrimonio con la commerciante di cappelli Sonia Greene, un triste e temporaneo soggiorno a New York con la consorte, il ritorno a Providence in fatiscenti abitazioni e minato da un male incurabile, l'incredibile disinteresse degli editori, i rapporti con gli amici e i corrispondenti. Il ritratto di un uomo dolente e paranoico, tormentato da un'educazione censurabile, vittima di ossessioni al limite del grottesco e disturbi del sonno: aspetti che paradossalmente favoriranno la realizzazione di un pianeta letterario agghiacciante che non ha precedenti nella storia del racconto d'invenzione.


Roland non si limita a una ricostruzione evenemenziale: guida per mano il lettore nel Rhode Island, riferimento reale della cosmologia lovecraftiana. Il prosatore riscoprì nella Nuova Inghilterra, regione ricca di ricordi di stregoneria, quella negazione del reale che già Poe aveva illustrato, e l'autonomia della creazione simbolica, per sua natura totalizzante. L'aristocratico decadente che dunque affrontò l'ardua impresa di plasmare mondi attraverso la letteratura, rimase per tutta la vita sconosciuto: la fortuna postuma va messa in relazione al contemporaneo rinnovamento del gotico americano, recupero dell'oscurità ancestrale del New England e insieme tentativo di svelare la nefandezza e il marasma della modernità. Fenomeno che non può essere raffigurato in se stesso, ma colto mediante la descrizione del movimento di dissoluzione che lo caratterizza. I simboli, il mito, il fantastico non sono altro che l'approccio alla mancanza di realtà che si avvale per la sua rappresentazione di una complessa sistematica di segni nei quali non bisogna intravedere gli indizi di un'evasione nel favoloso, bensì la concezione dell'arbitrarietà del linguaggio e quindi di ogni creazione. A rivelarsi allora è la consistenza stessa dell'oggettività, sempre illegittima; nei lavori maggiori Lovecraft propone una mitologia e una geografia del fantastico e un contatto nei confronti dell'indicibilità. La geografia attesta che l'insolito ha sovente qualche contiguità con una topografia riconoscibile, sebbene appartenga a qualsiasi luogo e momento: suddivide la terra in desolati territori punteggiati in comunità chiuse su se stesse, che attestano la fine della Storia. A completare questa mappatura della superficie esprimente tutte le degenerazioni di uno spazio incapace di aprirsi, ne interviene una della profondità: qui abitano le potenze malefiche, indizi di una volontà di agire, di un'energia che ha abbandonato il mondo visibile degli uomini. Una visione metaforica dunque dello scontro tra le traumatizzanti scoperte scientifiche del ‘900 e le vecchie rimembranze religiose, destinato a provocare un terrore atavico e primordiale: il famigerato "orrore cosmico" che ancora oggi non smette di conquistare legioni di affezionati estimatori. Artista eclettico, Roland mette in campo competenza e partecipazione al fine di delineare un quadro esaustivo di un personaggio influente e affascinante: benché in alcuni punti l'analisi appaia sintetica ed eccessivamente aneddotica, il merito principale de "Il Sogno e l'Incubo - Vita e Opere di H.P. Lovecraft" risiede nello scomporre e amalgamare in un flusso epistolare ininterrotto la particolare epopea di HPL, regalando al lettore un sguardo sull'abisso "ribollente di splendore rosa e ceruleo" del Copernico del genere horror.


"Contemporaneamente osservarono che avevo un'inspiegabile familiarità con forme di conoscenza ignote, familiarità che tentavo di nascondere anziché mettere in mostra. Mi riferivo, inavvertitamente ma con sicurezza, ad avvenimenti di età oscure oltre l'arco della storia conosciuta e, quando mi accorgevo della sorpresa che producevano fra gli ascoltatori, tentavo di farli passare per scherzi. Inoltre, avevo un modo di parlare del futuro che due o tre volte terrorizzò i presenti".
[L'Ombra Calata Dal Tempo, H.P. Lovecraft]




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