Il ruggente ritorno del thrash
L'immortalità di un genere troppo duro per morire


Articolo a cura di Matteo Poli - Pubblicata in data: 29/01/17
Al principio c'era il chaos assoluto, ed era magma ribollente, ed era Reagan presidente, ed erano kitch e Muro di Berlino, disco music e guerra fredda tutt'attorno. Al principio, c'era un pugno di adolescenti confusi ed incazzati, spaesati dal confronto tra lo sfacelo dell'uomo civilizzato e la tempesta che gli ribolliva dentro, dicendogli: Vai cazzo, e spacca tutto. Loro non ci capivano un beneamato, o ci capivano poco; ma quel poco bastava; se non sapevano dirle, le cose come stavano, sapevano suonarcele. E suonarcele di santa ragione: erano Metallica, Megadeth, Anthrax, Slayer, Exodus, Overkill e tanti altri. Ma i critici puzzalnaso travisarono, e leggenda vuole che dissero: «Immondizia». «Trash». Perché a prima vista sembrava spazzatura, robaccia scadente, materiale di scarto. Ma a ben vedere c'era molto di più sotto. E per farlo capire, quel pugno di cui sopra fece bandiera dell'oltraggio, inzeppandoci appena una "h" di troppo, giusto per farlo diventare "martellante": così nacque il Thrash Metal, correvano gli anni 1981 - 84. L'idea era semplice: il cavallo vincente è sempre buon vecchio heavy metal, meglio se speed, condito con la ribellione del punk. Basta rotture di palle progressive, basta acido lisergico e fanculo gli hippie: tre minuti e mezzo bastano a dire quel che si deve dire. Chitarre quante? Due? Tre? Due? Cassa doppia? Tripla? Meglio esagerare. E girano certe polverine davvero da sballo... insomma, l'idea era dopare il cavallo, caricarlo di esplosivo al plastico, programmare il detonatore, incendiarlo, spingerlo al massimo della potenza e farlo saltare per aria. Ne uscirono pietre miliari: "Kill'Em All" dei Metallica, "Peace Sells" dei Megadeth, "Among The Living" degli Anthrax, "Reign In Blood" degli Slayer, e tanti tanti altri... Gli anni passarono, nuove band emersero e sprofondarono, nuovi generi, ma il Thrash tirò dritto.
 
 
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Si giunge così ai primi Novanta. E qui accade qualcosa: per un momento il metal rischia di diventare genere maggioritario, di uscirsene dalla nicchia in pasto al grande pubblico. In gran parte, ne sono responsabili un manipolo di album prodotti da thrash bands che, con un piede in avanti ed un'occhio indietro (verso i Seventies, così cari agli anni '90), più o meno consapevolmente ridefiniscono i confini del genere tutto: "Countdown To Extinction dei Megadeth", "Cowboys From Hell" dei Pantera, il "Black Album" dei Metallica, "Chaos AD" dei Sepultura, e pochi altri. Improvvisamente, band di metal quasi estremo vengono quasi scritturate da quasi major, o a lungo tenute in ballo, con esiti catastrofici (pensate ai Carcass...). Accade qui qualcosa come la teoria dei vasi comunicanti: improvvisamente, la potenza di una massa bollente stretta in un pubblico di nicchia, all'impatto con concrete o futuribili folle oceaniche, getta letteralmente nel panico diverse metal band: molte si montano la testa, alcune iniziano a sperimentare, ad alcune altre si estenua la vena, o perdono il pubblico nei modi più disparati, o l'identità. Molti progetti naufragano, alcuni prendono derive estranee al metal, nuove proposte si fanno avanti: e si attraversano così, interlocutori, i primi Duemila. Nel frattempo il web rivoluziona il rapporto tra musica e utente e l'intera industria musicale ne è scossa: ma i metallari, come niente fosse, tirano avanti. Molte band sono scomparse, embè? Only the strong survive eccetera. Molte band si sono depressurizzate e surgelate, in amniotica attesa di tempi migliori... e le band thrash? Continuano a vivacchiare in una nicchia un po' diversa, un po' più grande, un po' più cloud, ma non meno nicchia di prima. E con gli anni gli album significativi diradano, come capelli sul capo.... Cosa fa il vecchio thrasher, orfano dei suoi beneamini, poco convinto dal sound proposto dalle nuove leve, per non deprimersi? Semplice: si fa una vita. Ascolta... altro. Che diavolo mica c'è solo il metal al mondo... Ascolta Bach. Le variazioni Goldberg. Nella versione di Glenn Gould, certo. Due palle... roba più frizzante? Vai con "La notte sul monte Calvo", di Mussorgskij... Poi curiosa su internet, e scopre che ce n'è una versione metal dei Mekong Delta, e niente: corre a comprarla. Avrete capito che non se ne esce. Per fortuna, pare che la storia non proceda linearmente; pare invece che proceda a cicli, corsi e ricorsi. Sarà l'aria da prove generali di guerra atomica che aleggia da qualche tempo e che ricorda tanto la prima metà degli Ottanta. Proprio quando più nulla sembra separare il vecchio thrasher dalla depressione, il Suo Sottogenere Preferito torna alla carica per squartare e detonare ciò che resta del mondo.

 

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Tutto inizia verso la fine degli anni '00, quando due band in particolare, i Municipal Waste di "Hazardous Mutations" e "The Art Of Partying" e i Fueled By Fire di "Spread The Fire" se ne escono con album di uno sparatissimo Old School Thrash che girandola in un tritatutto i S.O.D., i Nuclear Assault, gli Whiplash (ve li ricordate? I Tre Tony del Thrash), i primi Anthrax (quelli di "Fistful Of Metal"), gli Slayer di "Show No Mercy". con una buona dose di "Possessed By The Skate" dei Suicidal Tendencies. A guardarli in azione sul palco fanno impressione: sembra di essere tornati al 1983. S'ode a destra uno squillo di tromba e dalla Francia rispondono gli Evile ("Enter The Grave", "Infected Nations"), dalla Grecia i Suicidal Angels (da poco uscito l'ottimo "Division Of Blood"), dalla Polonia tornano in gran forma gli Acid Drinkers con "P.E.E.P. Show", altrove spuntano o rispuntano thrash band.

 

Anche le vecchie volpi del Thrash - dall'occhio ferino che non dorme mai - annusano aria di mobilitazione generale, sentono vibrazioni propizie nell'aria, smettono di cazzeggiare e si dedicano a quello che sanno fare meglio: i Metallica si lasciano alle spalle il dimenticabile "St. Anger" e tornano in carreggiata col successivo "Death Magnetic" e soprattutto con l'EP "Hate Train", che li ricatapulta come per incanto all'epoca di "...And Justice For All"; stesso discorso vale per gli Slayer che rivisitano lidi ben noti con "Christ Illusion" e il successivo "World Painted Blood"; anche i Megadeth di "Thirteen" e "End Game" tengono il punto guardando indietro, alle glorie di fine anni '80; gli Anthrax, infine, confezionano album di tutto rispetto come "We've Come For You All" e "For All Kings": pensate, c'è pure Joey Belladonna! Tutte queste band curano ovviamente di aggiornare il loro sound alle ultime tendenze (o magari aggiustano un po' la prestazione fiacca in postproduzione, vero Laaaaaars?!?...), con più o meno fortuna, ma mantengono sostanzialmente formule e stilemi del passato, con dignità ma senza guizzi. Occorre dire che negli ultimi due anni "Dystopia" dei Megadeth e "From Hardwired...To Selfdestruction" dei Metallica sono, pur nel solco della tradizione, dotati di un songwriting davvero fresco e si rivelano album nettamente migliori che altri del recente passato. Tornano, più in sordina, altre band storiche come i Forbidden di "Omega Wave", i Sodom di "Decision Day", i Destruction di "Under Attack", persino i Nuclear Assault ci provano, ma con pessimi risultati. Se la cavano molto meglio gli Artillery di "Penality By Perception".

 

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Le vere gioie, comunque, non arrivano dai Grandi di ieri, ma da alcuni tra i meno grandi, che - più o meno sopravvissuti al marasma di cui sopra - hanno lucidato borchie, affilato spade, preparato arsenali, armato flotte; e, avvistati i pesci grossi nella vasca, si sono buttati anche loro all'arrembaggio. Si parla di band statunitensi quali Testament, Exodus, Overkill, Death Angel e i tedeschi Kreator, tutte band che, sebbene tributate talora di culti fanatici, sono state spesso adombrate dalle band succitate e si sono a volte barcamenate in acque non esaltanti, tentando di rinnovarsi, spesso disorientando il loro pubblico più duro e puro. Sono loro che regalano alle nostre orecchie le maggiori gioie, dimostrando che gli anni '90 non passarono invano, ma furono laboratorio e disciplina. Gli Exodus, con album come "The Atrocity Exhibition" A e B, "Shovel Headed Kill Machine" e soprattutto col recente "Blood In, Blood Out" si confermano una delle band dalla proposta più aggressiva e convincente, con davvero poco da invidiare al tiro di giovincelli come i Municipal o i Fueled By Fire. Discorso analogo vale per i newyorkesi Overkill, dalla vasta discografia, che tra lavori validi e altri meno, hanno saputo guadagnarsi una posizione di tutto rispetto nel gotha del genere dando un'iniezione di energia e classe ai loro ultimi lavori, dischi spaccatutto quali "Ironbound", "The Electric Age" e il recente ed ottimo "White Devil Armory"; ma sono soprattutto i Testament di album come "The Formation Of Damnation", il recente "The Brotherood Of The Snake", e soprattutto "Dark Roots Of The Earth", e i Kreator di "Enemy Of God", "Phantom Antichrist" e dell'ultimo attesissimo "Gods Of Violence"  che si collocano tra le proposte più convincenti di oggi, avendo saputo traghettare giovani fan al vecchio genere, con le sue soluzioni collaudate, produzioni attente alle ultime tendenze, songwriting brillante e vario, esecuzioni precise senza essere prolisse o sbrodolone. Ultimi ma non ultimi, i californiani (di origine filippina) Death Angel, che hanno prodotto di recente uno degli album in assoluto più belli non solo della loro carriera, ma di tutta questa nuova ondata di Thrash: il quasi perfetto "The Evil Divide". Significativo dell'ottima salute di cui gode il genere, anche i Voivod sono rinati dalle proprie ceneri con dischi strepitosi quali "Target Earth" e l'EP "Post Society". Si citano qui anche i Carcass, che anche se per molti aspetti esulano dal thrash, sono miracolosamente resuscitati dalla loro tomba di grafite e hanno prodotto un album che sembra il seguito ideale del remoto e pionieristico "Hearthwork" (1992).

 

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Ma per dare a ognuno quel che si merita, non solo le vecchie leve fanno faville: in questi ultimi due o tre anni sono moltissimi gli album thrash (o orbitanti intorno al thrash) di valore, di band più o meno giovani, e ne citiamo qui solo alcuni, in ordine sparso: "To Release Is To Resolve" dei Byzantine, "Mass Confusion" dei Dust Bolt, "Waves Of Annihilation" degli After All, "Shutting Out Fair Daylight" dei Dystrust, "Ride Forth" degli Exmortus, "A Near Life Experience" degli Woslom, i Suicidal Angels di "Division OF Blood", "Scavengers" degli Warfect. Lo so: sciorinati così, sembrano la lista della spesa, ma se state leggendo questo speciale siete dei curiosoni, e andrete ad ascoltarveli senza troppi complimenti. Fatelo: gli emergenti meritano attenzione!


anthrax_sonisphere_2016_23.Ottime prestazioni anche da band che operano sul limitare del genere, o ne sperimentano i possibili sviluppi: band come i Triptykon, creatura dell' ex Celtic Frost Thomas Gabriel Fischer, che hanno prodotto due album spettacolari. "Sturm Und Drang" dei sempre ottimi Lamb Of God; "In His Infernal Majesty's Service" dei tenebrosi Witchery; "Whatever Forever" degli Oozing Wound: tutti lavori che non possiamo collacare nel thrash tout court, ma che hanno molto a che vedere con esso. Discorso a parte meritano i Vektor, band nordeuropea di grande talento ed incredibili capacità compositive e sperimentali, come dimostra il loro ultimo lavoro, l'esaltante "Terminal Redux", che si situa con arroganza tra le pietre miliari di sempre.


Concludendo questa rapida (e come potrebbe non esserlo?) rassegna del meglio che oggigiorno offrono il thrash metal e i suoi immediati dintorni, potremmo domandarci se il genere si possa dire definitivamente resuscitato o solo temporaneamente riesumato, ma la risposta non può che essere: chìssene? Conta davvero? O non conta piuttosto l'attimo, la testa che scuote, il piede che batte, il pezzo che scorre tra le tue orecchie, che spacca, che mentre lo ascolti ti dà i brividi alla schiena, e fa correre rapido il sangue e...
cazzo, è andato. Grande, però. E fanculo il resto.




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