Il Rock ai tempi del terrore
Un concerto finito in tragedia, una cronaca che non avremmo mai voluto scrivere


Articolo a cura di SpazioRock - Pubblicata in data: 14/11/15

Dedicato a tutti coloro che hanno perso la vita negli attacchi terroristici consumatisi ieri sera a Parigi.

 

A 10 mesi e a 550 metri dall'attentato alla sede del giornale satirico Charlie Hebdo, un nuovo agghiacciante atto di violenza è stato perpetrato nel cuore della capitale francese. Quello che ha colpito il 'Le Bataclan' è stato infatti il peggiore dei sei attacchi che stanotte hanno nuovamente straziato il cuore del mondo liberale e stamani l'hanno fatto svegliare appesantito e aritmico per il timore che un simile orrore possa ripetersi da un momento all'altro.

 

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Il terribile report del concerto degli Eagle Of Death Metal, in programma ieri al locale parigino, stavolta è affidato alle testimonianze dei presenti. A quanto dichiarato da Julian Dorio, batterista della band statunitense, il frastuono degli strumenti è stato coperto dal crepitio delle armi automatiche dopo una mezza dozzina di canzoni. Ieri sera non sono stati i plettri a volare sul pubblico bensì i proiettili che, dopo aver colpito chiunque si trovasse sulla linea di tiro, si sono conficcati in un palco che, come i sopravvissuti, ci metterà molto a guarire. Ieri sera la frenesia di accaparrarsi un ingresso, ad una serata andata sold-out, è mutata in quella di cercare una via di fuga dal massacro, di correre, di scavalcare i davanzali per salvarsi la vita. A fine serata, niente encore e applausi bensì grida di terrore e lacrime. Per terra, invece che lattine, coriandoli e bicchieri, cadaveri. In setlist non solo le lyrics scanzonate e innocue bensì le grida di chi, prima di prendere ostaggi e farsi esplodere, ha rivendicato l'ennesimo crimine della più subdola e odiosa delle guerre: il terrorismo.

 

All'indomani del più sanguinoso attacco sul suolo europeo da quello che colpì Madrid nel 2004, l'essere attoniti e sconvolti ha lasciato posto a sentimenti contrastanti a metà strada tra la commozione per le vittime e la rabbia impotente per l'impossibilità di difendersi da simili atrocità.

 

A dimostrare quanto questa tragedia abbia colpito a fondo non solo l'opinione pubblica ma in particolare chiunque segua in prima, o in seconda, persona la scena live internazionale, basti pensare a come, da ieri sera, i nostri cellulari non abbiano fatto altro che accendersi e spegnersi nell'intermittente tam-tam di messaggi atto non soltanto a condividere la notizia ma piuttosto a contrastare la strisciante paura che, sotto quel palco, ci fosse uno di noi.

 

Uno di noi per cui acquistare un biglietto, attendere la data, vestirsi da rocker, mettersi in viaggio per raggiungere il locale e pregustare la scarica di adrenalina collettiva offerta da uno show live è, e tale deve restare, una festa, non un dramma.

 

 

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Senza alcuna retorica o spirito polemico, la verità che ferisce ancor più dell'agghiacciante bilancio delle vittime, è infatti realizzare che il vero bersaglio non erano i parigini ma la nostra serenità, il senso di sicurezza e stavolta anche la sacrosanta libertà di esprimere in spensieratezza una delle più innocenti passioni che anima le nostre vite: il riunirsi per condividere la musica.

 

Questa pagina vuole essere il nostro modo di unirci al cordoglio di tutti coloro che stanotte hanno perso qualcuno di caro in quanto unicamente colpevole di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Chi era seduto a un tavolino qualsiasi di un ristorante qualsiasi o chi, uscito di casa per andare a un concerto, magari cantando, magari da solo oppure per mano a qualcuno di speciale, ha varcato la soglia variopinta del 'Le Bataclan' e, se ne è uscito, è stato soltanto tra le braccia di un amico.

 

(Foto: Repubblica.it)




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