Igorrr, o la creazione del baroquecore
La ristampa, da parte di Nuclear Blast, di "Nostril" e "Allelujah", album cardine del geniale musicista francese


Articolo a cura di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 26/09/20
Il 13 dicembre 1973, nelle vicinanze di Clermont-Ferrand, Claud Vorilhon, personalità stravagante e controversa, affermò di aver incontrato un extraterrestre, apprendendo da lui informazioni fondamentali circa l'origine della vita sul nostro pianeta: il risultato fu la fondazione, da parte del contattista di Vichy, del Movimento raeliano. Ora, qualora analizzassimo anche solo superficialmente la particolare cifra stilistica del compositore Gautier Serre, nato proprio nella città transalpina sede dell'eccentrico meeting, ci stupiremmo meno del dovuto di fronte alla teoria ufologica secondo cui gli alieni, attraverso l'ingegneria genetica, sarebbero i veri creatori del genere umano. Perché quando si ascoltano i dischi della sua creatura Igorrr, monicker ispirato al personaggio deforme e servile di "Frankenstein Junior", rimane difficile attribuirli a una mente di matrice antropica. 

Un inizio di carriera teso a mettere a fuoco gli obiettivi, una parte centrale esplosiva e ricca di stimoli, una seconda metà attenta al consolidamento e alla (relativa) normalizzazione: il percorso dell'artista d'Oltralpe non sembra in apparenza dissimile da quello di molti colleghi di settore e non, ma tocca al contenuto fare la vera differenza. "Poisson Soluble" (2006) e "Moisissure" (2008) abbozzano e sorprendono, "Savage "Sinusoid" (2017) e "Spiritual Distortion" (2020) sublimano e conformano: nel mezzo, "Nostril" (2010) e "Allelujah" (2012) rappresentano l'essenza allucinata dell'anima del francese, il punto di non ritorno, l'impossibilità di andare oltre, il rischio calcolato del nonsense, il gusto del grottesco e del surreale.

Due album, ristampati opportunamente da Nuclear Blast, che lasciano senza fiato, esempi apicali di breakcore estrema, contaminata dal death metal, dalla musica barocca, da melodie balcaniche, dal valzer, dall'opera lirica, dalla glitch e da migliaia di rivoli diversi (rumba latina, trip hop, drum'n'bass...), sempre pronti a incastrarsi in nuove configurazioni, acrobatiche, singolari, demenziali, eppure miracolosamente organiche e mai del tutto astruse nel loro acceso sperimentalismo. 

Forse meno sregolato rispetto a un Otto Von Schirach o ai Diablo Swing Orchestra, Igorrr si arroga di forza il diritto di entrare nel novero di quelle poche entità capaci di rendere incredibilmente piacevole all'orecchio un guazzabuglio all'apparenza privo di logica alcuna. Come se la bizarro fiction incontrasse, almeno per una volta, i favori del grande pubblico.



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