House Of Shakira - Radiocarbon
Nell'hard rock dal taglio melodico di "Radiocarbon" gli House Of Shakira amalgamano Def Leppard, Europe e Van Halen: gli Eighties tornano a ruggire


Articolo a cura di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 06/12/19
A ventidue anni dall'esordio, gli House Of Shakira giungono, per la prima volta via Frontiers, al nono album in studio, proponendo quel melodic hard rock dal sapore ottantiano figlio meticcio di Def LeppardEurope Van Halen. Con la medesima formazione vista all'opera nel precedente "Sour Grapes" (2016), gli svedesi confezionano un "Radiocarbon" dal taglio chiaramente derivativo, ma, in ogni caso, di discreta fattura tecnico-compositiva: le chitarre effettate di Mats Hallstensson e Anders Ludström flirtano con l'intramontabile AOR di marca statunitense, mentre le linee vocali di Andreas Novak donano ai brani la doverosa patina di ruvidezza.

I pezzi che meglio rappresentano il disco ("One Circumstance", "Delusion", "Sweet Revenge", Scavenger LIzard") restituiscono una band in grado di inanellare cori e refrain estremamente catchy, senza troppo preoccuparsi se in alcuni momenti la soluzione facile fa capolino per fisiologica conseguenza. Groove ed energia sono comunque garantiti e basta un accenno di sitar in "Tyrant's Tate" per screziare di esotismo un lotto dall'impianto complessivo piuttosto tradizionale.

"Radiocarbon" rispetta le regole del genere: armonie semplici, un buon tiro, l'esperienza dei musicisti coinvolti. Niente di particolare, eppure i fan degli House Of Shakira non resteranno di certo crucciati.
 
 
 



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