"Green Day's American Idiot" - il Musical
Il racconto della prima milanese al Teatro della Luna di Assago


Articolo a cura di Cristina Cannata - Pubblicata in data: 27/01/17

Se ne parlava da tempo, il clamore attorno all'evento era alto, così come le aspettative, che, di certo, non sono state disattese. Dopo Broadway e Londra, "Green Day's America Idiot", musical scritto da Billi Joe Armstrong con le musiche dei Green Day arriva in Italia con una versione nostrana che vede alla regia Marco Iacomelli (leggi qui la nostra intervista). Dopo il debutto a Novara, il musical "Green Day's American Idiot" è sbarcato al Teatro Luna di Milano, offrendo al pubblico uno spettacolo unico e artisticamente irriverente, una completa e grandiosa punk rock opera in senso stretto.

 

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Grande è la curiosità che si legge sulle facce del pubblico: saranno in grado i giovani protagonisti (leggi qui la nostra intervista) di essere all'altezza di un show che ha vinto due Tony Awards ed un Grammy? Dal profondo buio del teatro un fascio di luci intermittenti inizia a colorare il palco, introducendo una serie di schermi raffiguranti cartoline fin troppo ben note: George W. Bush, le Torri Gemelle avvolte da una nube scura, la tv, la guerra in Iraq, Donald Trump. Un mosaico che mette insieme, tassello dopo tassello, gli eventi, i simboli, i personaggi che hanno fatto l'America e i giochi di potere degli ultimi decenni. Un'orda di baldi giovani saltellanti, vestiti di pelle, converse, matita nella rima inferiore dell'occhio, pantaloni a vita alta, calze colorate, pailettes ed un enorme energia irrompe in un coro violento del celeberrimo brano "American Idiot", mentre sugli schermi continuano a scorrere inesorabili tutte le immagini dell'idiozia americana.  

Da questa scena iniziale si dirama la storia di Johnny, Jesus Of Suburbia (interpretato da un giovanissimo Ivan Iannacci) e dei suoi amici Tunny (Renato Crudo) e Will (Luca Gaudiano). I tre ragazzi passano le giornate sul letto, tra pratiche di autoerotismo, docce non fatte e strimpelli rock and roll alla chitarra, desiderosi di fuggire per sempre da una quotidianità sterile, limitante, imprigionante e lesiva. La voglia è quella di provare a non essere quelli di sempre: una vera e propria ribellione adolescenziale, la volontà di trasgressione che profuma ardentemente di libertà, di voglia di riscatto, di smania di dimostrare di poter finalmente essere qualcuno, scappando via da "la città". Una città che rappresenta un po' tutte le città, tutti gli ambienti, tutte le situazioni che quotidianamente tarpano le ali ai giovani, che hanno gli occhi ancora luccicanti di desideri.

 

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Si mette in scena il disagio giovanile, quello che c'è sempre stato e sempre ci sarà, in tutte le epoche e in tutti i paesi, quel disagio che ogni essere umano ha vissuto almeno una volta. E questo è espresso anche da scenografie, luci e graffiti metropolitani, non precisamente collocate temporalmente, con il chiaro intento di estendere la validità del messaggio anche ai giorni odierni. La storia dell'omonimo album dei Green Day "American Idiot" viene raccontata fedelmente. All'urlo di "Andiamoci a prenderci la città. Questa è la nostra guerra. I bravi ragazzi non si vestono a stelle e strisce" inizia l'avventura dei tre ragazzi che non si rivela così soddisfacente come la si era pregustata: Tunny è costretto a partire per la guerra, mentre Will deve diventare adulto troppo presto, diventando padre del figlio di Heater (Angela Pascucci). Accanto alla ribellione però c'è l'amore, c'è la voglia di essere felici insieme a qualcuno: così Johnny incontra la sua Giulietta, Whatsername (Natascia Fonzetti). L'amore messo in scena è un amore forte, passionale, convinto. Un amore adolescenziale, evidenziato con scene di sesso simulato e con quei baci convinti che solo i giovani sanno darsi veramente.


Ma l'amore molto spesso non basta a soddisfare i desideri: Johnny incontra St. Jimmy (il suo alterego immaginario, interpretato da Mario Ortiz), vestito di piume, reti, pelle nera e trucco scuro. Un demone immaginario che lo condurrà alla droga e al degenero di se stesso: Whatsername lo abbandonerà e lo sconforto in lui prenderà il sopravvento. Le tracce di "American Idiot" scorrono una dopo l'altra, talvolta intercalate da aggiunti e mesh up con altri dischi della band statunitense. Lo spettacolo è un crescendo di canzoni memorabili e coinvolgenti da "21 Guns" e "Know Your Enemy" a "Jesus of Suburbia", "Boulevard of Broken Dreams", "Wake Me Up When September Ends", "Holiday", "Good Riddance", meglio conosciuta come "Time of Your Life".

Alla fine, dopo le varie peripezie, altra soluzione non ci sarà se non quella di tornare a casa. "Mamma, torno a casa. Ricordi quando papà diceva che nella vita non sarei mai diventato qualcuno? Si sbagliava, nella vita sono diventato nessuno". Una sconfitta? Forse sì, o meglio, una sconfitta parziale, relativa.

 

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Sulle facce del pubblico si legge la risposta alla domanda iniziale: eccome se i ragazzi sono stati all'altezza. Nonostante la giovane età, gli attori sono stati in grado di garantire più di 90 minuti di spettacolo, con energia e verve, trasudanti di passione e voglia di fare bene, affrontando egregiamente l'immediatezza e l'unicità del contesto teatrale.
Tantissimi gli elementi spettacolari in scena, tra cui la figura dell'Angelo della Morte, Extraordinary Girl (Giulia Dascoli) che si eleva in aria in una coreografia che lascia di stucco di presenti. Da apprezzare sono state anche la frasi connettive tra le diverse scene, a volte sotto forma di sms inviati alla mamma, utilissime alla piena comprensione del lavoro.
D'impatto le coreografie, curate da Michael Cothren Peña, rinomata figura nel mondo dei musical.
Da menzionare anche i quattro musicisti (Riccardo di Paola, Orazio Nicoletti, Marco Parenti e Roberta Raschellà) sistemati con cura nei diversi lati del palco, hanno assicurato una performance musicale impeccabile.

Buona la prima (milanese) quindi. Lo spettacolo si replicherà fino al 12 febbraio. Consiglio sincero: non perdetevelo.

 

Si ringrazia Giulia Franceschini per la collaborazione




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