Libri - Rory Gallagher: Il Bluesman Bianco Con La Camicia A Quadri
Fabio Rossi racconta la storia del chitarrista che disse "no" ai The Rolling Stones


Articolo a cura di Sergio Mancuso - Pubblicata in data: 02/11/17
 "Il blues è la radice... tutto il resto sono solo i frutti" [Willie Dixon]
 
 
Rory Gallagher ha attraversato il mondo del rock veloce e infuocato come una meteora riuscendo comunque a scuotere i palchi di mezzo mondo con le sue performance pirotecniche. Chitarrista, cantante, polistrumentista, bluesman, rocker e molto altro ancora: in soli quarantasette anni sono molte le vite che il figlio d'Irlanda ha vissuto. Più di quante noi "comuni mortali" potremmo mai immaginare. Fabio Rossi, autore di "Rory Gallagher: Il Bluesman Bianco Con La Camicia A Quadri" edito da Chinaski Edizioni, si è incaricato dell'onere di raccontare la vita di questo schivo musicista mai sceso a compromessi per raggiungere la fama. Il racconto del talentuoso Rory, tratteggiato da Rossi nella sua più recente fatica letteraria, si snoda con le oltre cento pagine impreziosite da numerosi reperti fotografici che faranno la gioia degli appassionati. Nell'intervista a seguire, abbiamo approfondito con l'autore il making of dell'opera e soprattutto la sua passione per il chitarrista irlandese...
 

Ciao Fabio e bentornato su SpazioRock.it.
In questa tua nuova fatica letteraria ci narri le vicende di Rory Gallagher, mentre nel tuo precedente lavoro ti sei cimentato su un intero genere musicale: il prog rock. Quali sono state le differenze di approccio alla scrittura e alla documentazione?

 

Ben ritrovati a tutti voi e grazie per avermi concesso questa nuova opportunità. Rispetto al mio primo libro non vi sono differenze sostanziali per quanto concerne lo stile letterario che permane il medesimo, improntato anche stavolta su un linguaggio accessibile a tutti persino a coloro che non conoscono nulla dell'argomento trattato. La ricerca della documentazione, invece, è stata una vera impresa atteso che su Rory Gallagher è stato scritto molto poco in Italia. Tutto il materiale l'ho estrapolato da riviste per lo più straniere, siti web e da alcuni libri sull'artista irlandese che mi sono tradotto dall'inglese con infinita pazienza.

 

Immergendoci nella lettura troviamo alcuni testi tradotti in italiano: li hai selezionati in quanto hanno un significato personale particolare per te o semplicemente perché sono i più adatti a trasmettere l'indole di Rory al lettore?

 

Si tratta di brani che mi piacciono moltissimo e perciò ho voluto tradurne i testi in italiano con l'aiuto di alcuni miei amici. L'obiettivo era quello di approfondire meglio la figura di Rory non solo dal punto di vista squisitamente musicale, ma anche attraverso le sue parole.

 

fronte_gallagherHo particolarmente apprezzato il "dicono di lui" con le varie citazioni di quanto detto dai grandi artisti sul chitarrista nativo d'Irlanda. Ne adoperi qualcuna anche nelle conversazioni informali, intendo quando parli di un artista? Ti confesso che io lo faccio...


... ma certo, lo faccio anch'io! Come si fa nel caso in esame a non riportare frasi come quelle di Gary Moore o Brian May che testimoniano incontrovertibilmente l'importanza di Rory nel panorama musicale contemporaneo!

 

La simbiosi del tuo protagonista con il blues è conclamata e ben spiegata in "Rory Gallagher: il bluesman bianco con la camicia a quadri"; tu invece in che rapporti sei con la "musica del diavolo"? Immagino conoscessi già Muddy Waters, Robert Johnson, Stevie Ray Vaughan, Howlin' Wolf e compagnia ma vorrei chiederti come hai affrontato l'approfondimento per la stesura di questo libro...

 

Affermare che tutto deriva dal blues è lapalissiano. Senza il blues il rock non sarebbe esistito e d'altro canto la frase di Willie Dixon che ho inserito all'inizio del mio libro dice tutto "Il blues è la radice... tutto il resto sono solo i frutti". E' un genere che apprezzo da sempre, il film The Blues Brothers lo avrò visto decine di volte... poi Muddy Waters, Rory Gallagher, Johnny Winter, Stevie Ray Vaughan... tanta roba! Possiedo diversi testi sul blues che nell'occasione ho riletto al fine di inquadrare meglio la figura di Rory all'interno di un panorama variegato che non riguarda solo il blues ma abbraccia folk, rock'n'roll, hard rock e jazz limitatamente al periodo con i Taste.

 

All'interno di questa prima biografia italiana di Rory, tratteggi un episodio avvenuto tra Jerry Lee Lewis, John Lennon e Gallagher. Nomi leggendari che rendono l'accaduto favoloso sotto ogni aspetto. Ci sveli come ne sei venuto a conoscenza e se è stato difficile fendere l'alone che lega verità e fantasia quando si parla di rockstar di questo calibro?

 

Si tratta di un episodio in cui mi sono imbattuto traducendo il libro di Marcus Connaughton "Rory Gallagher - His Life and Times" sulla cui veridicità non vi sono dubbi. L'ho inserito nel mio saggio non soltanto perché è divertente da leggere, ma soprattutto perché rivela quanta sensibilità e umanità contraddistinguevano l'artsta: se quella sera non accadde nulla di serio è tutto merito suo!

 

Si nota molto la tua passione per l'artista: fin da subito ti sei dichiarato suo fan. Proprio da fan se potessi tornare indietro e dargli un consiglio esiste un passo falso che gli impediresti di fare?


Avrei cercato di convincerlo a curarsi molto prima di quando ha iniziato a farlo: forse sarebbe ancora tra di noi. A giudicare dalle parole del fratello Donal, Rory però era anche una "testa dura" e preferiva suonare sul palco come unica terapia al suo male e questo gli è stato fatale.


Nel 2016 al Trescore British Blues Festival si è tenuto un emozionante tributo al chitarrista irlandese. Come valuti l'esperienza? Sei dell'avviso che bisognerebbe replicarla?

 

Non ho partecipato, ma chi c'è stato mi ha parlato di un evento memorabile con molti presenti, tra l'altro pubblicizzato anche sul sito ufficiale di Rory. Quest'anno si terrà fortunatamente la seconda edizione del festival l'8 dicembre a Bergamo presso l'O'Dea's Pub. Stavolta ci sarò anch'io e naturalmente presenterò il mio libro!


Rory Gallagher, così come Cobain, era consapevole dell'impatto mediatico che poteva avere un artista come lui e, come fai presente tu stesso, si espresse sul cattivo esempio che poteva dare il collegare il suo estro all'alcool. Il tuo punto di vista su questo tema qual è?


Della vita privata di Rory si sa molto poco, beveva probabilmente quantità eccessive di alcool, ma non era per questo un cattivo esempio per la sua gente. Lui amava semplicemente suonare per i suoi fan e ci riusciva benissimo. Non credo che qualcuno lo abbia emulato bevendo a dismisura alcolici, anzi lo escludo proprio.


La mia opinione è che tu sia stato abbastanza impietoso con le figure di contorno che hanno avuto l'onore e l'onere di suonare con Rory: credi che abbiano effettivamente contribuito allo strepitoso sound dell'artista, o no? E perché?

 

Il manager dei Taste, tanto per fare un esempio, è stato esiziale per il futuro di quella promettentissima band: ne dovevo forse parlare bene? Nel mio libro, comunque, cerco di dare delle spiegazioni circa la mancata affermazione di un talento puro come Rory ai livelli delle più grandi star. A mio avviso tra le varie motivazioni c'è anche quella di essersi attorniato di musicisti non alla sua altezza (mica una cosa facile!) e questo potrebbe averlo penalizzato. Gerry McAvoy era senza dubbio un ottimo bassista, ma occorrevano altri personaggi del calibro di Roger Glover o John Paul Jones per addivenire al definitivo salto di qualità. Va pure rimarcato, a onor del vero, che l'ostracismo di Rory verso i 45 giri e i passaggi radiofonici non ha agevolato il raggiungimento di determinati traguardi.

 

All'interno del libro ci porti indietro nel tempo raccontandoci di Gallagher e della macchina tenuta in ricordo di Muddy Waters: credo che questo episodio racchiuda in se l'essenza stessa di quello che Rory è stato e sarà per tutti noi nostalgici, non lo credi anche tu? Quella macchina esiste ancora?

 

Anche questo episodio l'ho estrapolato dal libro di Connaughton e l'ho inserito nel mio saggio perché è un'ulteriore testimonianza della grande sensibilità d'animo che aveva Rory. Tutti i musicisti dovrebbero prendere esempio da lui, un personaggio schivo, riservato e altruista che ammirava a dismisura Waters. Non so se l'automobile esiste ancora, chissà...

 

Prima di salutarci ti lascio la possibilità per lasciare un messaggio ai nostri lettori, magari quelli delle ultime generazioni che magari non hanno ancora avuto occasione di approfondire la discografia di Rory...

 

Scrivo per i giovani, la mia filosofia è la stessa che permeava il mio primo libro sul Rock Progressivo. Spero di ottenere gli stessi risultati perché essere fermato per strada da ragazzi di 18 - 20 anni e sentirsi dire "La devo ringraziare perche per merito del suo libro ho conosciuto un mondo incredibile" sono emozioni che non hanno prezzo. Avvicinatevi stavolta alla musica di Rory, ne vale la pena!

 

Grazie per questa intervista e buon lavoro!

 

Un saluto a tutti e Rory On!

 

"Senza ombra di dubbio, la persona che mi ha ispirato a diventare un musicista e che ho pensato fosse incredibile e magico era Rory Gallagher" [Glenn Tipton]




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