Eternal Idol: il track by track di "The Unrevealed Secret"
Scoprite con noi le dodici tracce del loro disco di debutto


Articolo a cura di Riccardo Marchetti - Pubblicata in data: 28/11/16
Chi poteva pensare che Fabio Lione restasse a lungo lontano dalla scene dopo la separazione  dai Rhapsody of Fire si sbagliava. Ancora prima della notizia del reunion tour coi compagni dei tempi che furono, il cantante pisano si è cimentato in una nuova sfida dal nome Eternal Idol, gruppo heavy/power-symphonic dal moniker riconducibile all'omonimo album dei Black Sabbath (ma derivante solo in parte dall'opera della band di Birmingham).

La band nasce in realtà dagli Hollow Haze, progetto vicino al progressive e fondato da Nick Savio, chitarrista e tastierista presente anche nella precedente line-up, e dal batterista Camillo Colleluori. Lione aveva già lavorato con gli Hollow, cantando nell'album "Countdown to Revenge", per poi essere costretto ad abbandonarli in favore del suo ritorno nei Rhapsody. Qui entra in scena Giorgia Colleluori, incaricata di sostituire Lione. Ora le carte si sono tutte mescolate, i componenti degli Hollow Haze ritrovano Fabio senza perdere la giovane Giorgia. Andiamo dunque ad analizzare, tassello per tassello, cosa compone questa prima fatica della band, e cerchiamo, come suggerito il titolo, di svelarne il segreto.

 

"Evil Tears"

La opener di "The Unrevealed Secret" è un giusto mix di tutto quello che ci può offrire questo progetto ovvero arrangiamenti diretti ma comunque di carattere piacevolmente sinfonico. In una sola parola, il debutto della band nostrana si basa sull'equilibrio, lo stesso di cui sono protagonisti anche i due cantanti: Giorgia Colleluori e il più noto Fabio Lione. Già in questo caso i due si spartiscono equamente la traccia, caratteristica di buona parte del lavoro. La canzone si apre a sorpresa con la vitalità del cantato di Giorgia mentre il contributo di Lione si innesta successivamente, prima nel duetto e più avanti come voce solista. Si inserisce bene con il resto del brano anche l'assolo di chitarra a 3:20, breve ma incisivo.

 

"Another Night Comes"

Si prosegue con una composizione meno veloce, concepita per mettere in risalto le due voci che anche in questo caso si alternano con grazia fornendo estro ad un pezzo cadenzato e ben ritmato. Il chorus è l'essenza della canzone: energico e possente, è l'elemento di spicco del brano. Quello che sorprende di questo spartito è che nonostante non si tratti di una cavalcata in pieno stile power metal, non ci sono frangenti in cui si allenti la tensione che ne sostiene l'intensa struttura.

 

"Awake in Orion"

Uno dei migliori momenti dell'album grazie al ritornello decisamente d'impatto. Piacevole anche l'intermezzo acustico che troviamo nel cuore della traccia. Una delle composizioni più varie di questo disco, d'ispirazione symphonic metal, nella quale tastiera e gli arrangiamenti regnano sovrani, senza però perdere l'energia scaturita all'ottimo riff di chitarra. Il brano è arricchito da parti strumentali che fanno la loro comparsa appunto verso metà durata, evolvendo da un acustico evocativo ad un carattere più vivacemente elettrico.

 

"Is the Answer Far From God?"

Il secondo estratto dal debutto degli "Eternal Idol" segna la svolta verso il power più classico grazie al ritmo positivamente sferzante. L'interpretazione predominante è quella di Lione, rafforzato però nel bridge e nel chorus dalla voce della sua controparte femminile. Il riff risulta tagliente e, anche quando si punta su sonorità più acustiche, la velocità è quella giusta, sostenuta dal tradizionale doppio pedale. La domanda nel titolo è pronunciata con una certa rabbia, grazie alla vibrante voce di Lione che dà una discreta scossa alle lyrics. Si segnala il contributo delle sei corde nel caso dell'assolo di chitarra al minuto 3:00.

 

"Blinded"

Si continua con toni più cupi, sempre corteggiando il symphonic. Stavolta il sound ricco e stratificato prende il sopravvento soprattutto nel finale. L'oscurità ci investe infatti a concretizzare quella cecità a cui la traccia deve il nome, catalizzando al contempo l'udito con sonorità più gravi. Anche in questa occasione Lione è al comando delle aste, dando prova impeccabile di talento e tecnica.

 

"Sad Words Unveiled"

Il fulcro del brano è il duetto tra i due protagonisti canori, quasi come un confronto tra bene e male. Un timbro, quello di Fabio, rimane più rassicurante, mentre l'altro, quello di Giorgia, è più forte e diretto. La composizione è molto varia e ciò permette alle due vocalità di incontrarsi nel ritornello e sostenersi vicendevolmente. Nella parte conclusiva della canzone merita di essere sottolineato il grande lavoro della chitarra e gruppo ritmico, ovvero batteria e basso. La prima si distacca dagli altri in un assolo ben costruito, i secondi reggono il ritmo, dando spessore e decisione. Il tutto mentre le voci si avvolgono nel confronto finale.

 

"Desidia"

Il brano si apre con un'insolita, e per questo ancor più interessante, interpretazione da parte di Fabio. La sua voce è strisciante, come se volesse descriverci l'oscurità che avanza, sussurrandocelo all'orecchio. Anche Giorgia, la quale entra successivamente, sembra essere dello stesso avviso, mantenendo però la sua solita verve, contribuendo così al crescendo della traccia. Il carattere composito della numero sette è dunque capace di mutare essenza nel suo durante, come nel caso della parte tanto sinfonica quanto malinconica di metà minutaggio.

 

"Halls of Sins"

Dopo una intro acustica che ci trae in inganno si torna a correre. L'ottava tappa ha infatti sembianze molto power. Lione prende il sopravvento sulla scena, con un'interpretazione a briglia sciolta e decisa sebbene la giovane collega non sia da meno quando intona un ritornello esplosivo e inarginabile, davvero sul pezzo. Ottima ascesa sulle note alte. Devastante in velocità e precisione la batteria, rullante e pedale danno infatti il massimo, battendo come martelli. Si aggiungeranno poi tastiere e chitarra nella parte finale in una galoppata a rotta di collo.

 

"Feels Like I'm Dying"

In questo passaggio troviamo rimandi che per certi versi richiamano sonorità simili a quelle dei Kamelot: un power leggermente cupo, veloce sì ma comunque dagli atteggiamenti melodici e dal sapore inquieto. Il componimento risulta quasi teatrale, ancora una volta vicino al sinfonico. Lione da sfoggio della sua abilità vocale, la sua è un'eco di decadenza, come recita la canzone, di chi si avvicina alla follia. Il brano risulta conciso, condensato in poco più di quattro minuti, per questo diretto al punto giusto e capace anche di mostrare partiture tecniche, come le pedalate di batteria e l'assolo di chitarra al minuto 2:40.

 

"A Song in the Wind"

Il vento porta in questo caso una canzone malinconica e mesta. Lione è il principale attore di questa afflizione, sostenuto nelle parti centrali da Giorgia. La musicalità accompagna bene la tristezza del brano, seguendo la linea e l'interpretazione vocale. L'assolo di chitarra è contenuto e lento, la batteria segna lo scorrere del tempo e la lontananza citate nel testo. Si chiude con venti secondi di tastiera che cullano la sofferenza di chi è lontano.

 

"Stormy Days"

Tamburi in lontananza, basso gracchiante e chitarra decisa, la canzone attacca così. L'inizio e il bridge sono interessanti, il tutto viene però smorzato dal ritornello, il quale sembra mancare di incisività. C'è l'impatto fornito dalla voce di Lione, sempre profonda, però la cornice musicale non sembra aggredire abbastanza. Di pregio è comunque l'assolo di chitarra e la nuova pedalata di batteria al terzo minuto. Il pezzo non è sicuramente mal concepito, ma dà l'impressione di essere forse incompiuto. Non rende l'idea della tempesta suggerita dal titolo.

 

"Beyond"

Se le capacità di Fabio Lione sono ben note, dopo undici tracce è rimasta ancora la curiosità di ascoltare un pezzo condotto dalla Colleluori. E' proprio questo ultimo brano a confermarne il valore data la grande prova a livello vocale offerta dalla cantante. La composizione musicalmente è molto rockeggiante, cadenzata ma non velocissima, quasi catchy, eppure la ragazza la arricchisce e personalizza donandole energia grazie ad una voce piena e vibrante. Solo dopo la metà, gli strumenti prendono coraggio e, complice l'assenza dei vocalist, spingono verso il finale.

 




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