Eric Clapton: Life in 12 Bars
La vita e le gesta di un artista che ha attraversato generazioni


Articolo a cura di Sergio Mancuso - Pubblicata in data: 25/02/18

Gli amori dannati con modelle bellissime, la registrazione di "While My Guitar Gently Weeps" con l'amico George Harrison, insieme alla fatale attrazione per la di lui moglie Pattie Boyd, divenuta poi la sua celeberrima Layla, l'incontro con Jimi Hendrix, che ribattezzò Mr. Slowhand "the fairest soul brother in England", sono gli ingredienti di "Eric Clapton: Life in 12 Bars" che, dopo il successo riscontrato al Toronto International Film Festival, arriva nelle sale italiane.

 

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La pellicola, che sarà proiettata il 26, 27 e 28 febbraio, non è il classico documentario musicale, ma qualcosa di unico che racconta al pubblico la storia intima e profonda di un uomo, e di un artista, che ha attraversato le generazioni, vinto dicotto Grammy Awards, è stato l'unico a essere inserito per ben tre volte nella "Rock and Roll Hall of Fame", ha meritato l'inclusione nella "Blues Hall of Fame" e non solo. Clapton è stato ed è ancora una vera e propria icona nonché punto di riferimento per gli artisti di tutto il mondo: The Beatles, Aretha Franklin, Hendrix e Duane Allman, solo per citarne alcuni.

 

Diretto da Lili Fini Zanuck, amica del chitarrista e regista già premio Oscar, "Eric Clapton: Life in 12 Bars" ripercorre la vita del musicista originario di Ripley attraverso una serie di interviste che ne svelano non soltanto il talento ma che ne rivelano la storia con una sincerità disarmante e cruda, mettendo in luce quelli che sono i punti cardine della sua esistenza. La narrazione non poteva che includere infatti l'infanzia traumatica causata dall'abbandono materno. Questo evento creò una frattura nell'animo di un bambino già molto introverso e solitario, accentuandone l'estraneità dal mondo e facendo emergere in lui una rabbia autodistruttiva, un senso d'incompletezza e un'amara diffidenza che lo hanno accompagnato come una ferita aperta per tutta la vita, influenzando le sue amicizie personali e professionali, le sue ossessioni e naturalmente la sua produzione.

 

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L'arte è l'altro elemento chiave, la sua scialuppa di salvataggio; Slowhand le si è donato con trasporto e solo tramite ad essa è riuscito a esprimersi. Un abbandono totale, una catarsi completa e omnicomprensiva in cui la sei corde si personifica a tal punto da divenire strumento dell'anima permettendogli, in pieno stile blues, di sopravvivere ai duri colpi, qualcuno anche sotto la cintura, che la vita ha deciso di abbattergli contro.
Le interviste inedite, il materiale raccolto negli archivi personali della famiglia Clapton e il sapiente utilizzo di queste da parte di John Battsek, produttore e curatore delle fonti, fanno sì che il racconto risulti estremamente personale e per nulla autocelebrativo e permette a noi comuni mortali di penetrare all'intero della vita di un artista dal talento incommensurabile segnata da tragedie personali, sacrificio, dipendenze. "Nei momenti più bui, la sola ragione per cui non mi sono suicidato è stato il pensiero che se fossi morto non avrei potuto più bere", afferma lo stesso artista.

 

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La qualità della regia è tale che, per quanto molte delle vicende siano già note, emerge un quadro nuovo, avvincente e struggente nel ricordo degli attimi, dei giorni e delle ore successive alla tragica scomparsa del figlio Conor, la caduta e la risalita con "Tears in Heaven" contenuta in "Unplugged" che diverrà non solo il maggior successo di Clapton ma anche uno degli album più venduti di tutti i tempi. La storia di un'esistenza unica, il ritratto di un uomo che ha svelato la sua anima nella musica facendocene dono, perché potessimo attraverso di essa capire che si può anche cadere ma l'importante è imparare a risalire, sempre.

 

Il film scritto e diretto da Lili Zanuck è davvero da vedere e ha avuto su di noi presenti in sala stampa un effetto commovente e scioccante, non pochi sono stati gli sguardi lucidi a fine proiezione. Parte del merito va chiaramente alla regista che ha saputo orchestrare i punti salienti e toccare argomenti delicati con grazia.

 

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