L'immaginazione attraverso lo specchio: l'era moderna dei Blind Guardian
La via prosegue senza fine.. "Bards We Are, Bards Will Be"


Articolo a cura di Federico Falcone - Pubblicata in data: 21/06/17

A meno di due settimane ormai dall'attesissimo ritorno della band di Hansi Kürsch in occasione del Battelfield Metal Fest, concludiamo la nostra serie di speciali, loro dedicati, con l'ultimo tassello: presente e futuro. 

 

Se la storia dei Blind Guardian fosse una trilogia, l'ultimo capitolo sarebbe rappresentato dalla così detta "età moderna" che, avviata dall'avvicendamento Stauch-Ehmke alla batteria, è ancora in corso d'opera. L'ingresso di quest'ultimo, pur non stravolgendo i canoni di un sound ormai consolidato da decenni, ha di fatto ridotto notevolmente ogni speranza di tornare a uno stile più vicino a quello degli esordi, meno orchestrale ed elaborato ma più diretto e aggressivo. Nel biennio 2004/2006, all'indomani dell'ingresso del drummer teutonico classe 1978, erano in molti a considerare i bardi di Krefeld una band sulla via del tramonto, complice "A Night At The Opera" che aveva diviso i fans come mai nessun disco fino a quel momento.


twistmyth250I pregiudizi nel campo della musica, si sa, sono una triste realtà con la quale fare i conti quotidianamente, ma dare per bollito un gruppo che fino a pochi anni prima veniva incensato come uno dei migliori al mondo per qualità e personalità, risultava essere una considerazione forzata e, francamente, di un'ottusa superficialità. Inutile specificare che a distanza di tredici anni Hansi e soci hanno smentito tutti, che "A.N.A.T.O." sia stato largamente rivalutato dai detrattori della prima ora, e che Frederik Ehmke si è rivelato essere l'uomo giusto al momento giusto. Nel marzo del 2006 viene pubblicato "Fly", singolo che spiana la strada all'ottavo full lenght dei nativi di Krefeld. "A Twist In The Myth", primo inedito registrato per Nuclear Blast, esce nel settembre dello stesso anno ma, al contrario di quanto era lecito immaginare, non segna un'evoluzione stilistica né consolida la strada intrapresa fino a quel momento. E' un album meno prolisso e più lineare e semplice, in cui emergono prepotentemente chiare influenze hard rock/prog e in cui le trame compositive si fanno meno complesse. Un lavoro dei Guardian non è mai superficiale, mal prodotto, mal suonato o privo di idee interessanti, ma la sensazione che la band avesse voluto accontentare chi chiedeva loro di tornare al sound delle origini, era e resta assolutamente concreta. A dirla tutta, in effetti, è un album più ruffiano che coraggioso, e alcune dichiarazioni rilasciata da Hansi prima della sua pubblicazione sembrano dar ragione a questa tesi; "Abbiamo voluto accontentare i tanti fans che ci chiedevano di tornare agli esordi cercando di creare qualcosa di nuovo pur restando fedeli alle nostre peculiarità. Sentiamo il bisogno di modificare e rinfrescare la nostra proposta, ma in questo caso è stato fare un salto nel passato".

 

A differenza della Virgin, però, la Nuclear Blast è una label molto attenta all'aspetto commerciale e al mercato americano, ed ecco perchè nel maggio dell'anno successivo viene rilasciato il secondo singolo dal titolo "Another Stranger Me" per il quale, inoltre, viene girato anche un video. "Lo abbiamo scelto in quanto adatto al mercato statunitense. Ha un flavour più appetibile anche da coloro che non sono abituali frequentatori del classico metal europeo" - sottolinea Kursch - "Lo stesso ragionamento è stato fatto per la realizzazione del video, poiché pezzi come "Otherland" o "Turn The Page" avrebbero reso difficile la trasposizione delle liriche in immagini. Da questo punto di vista la Nuclear Blast ci ha saputo consigliare alla perfezione". A detta di chi scrive, invece "Another Stranger Me" è, probabilmente, il singolo meno ispirato mai scritto dai tedeschi. Dopo "A.T.I.T.M." il gruppo si imbarca in un lungo tour che li porta a esibirsi sui palchi di tutto il mondo. Nonostante sia in line up da pochissimo tempo, Ehmke si cala perfettamente nel ruolo dimostrando grande personalità, un talento cristallino e variazioni stilistiche che Stauch, invece, non era in grado di fornire. Per Hansi, invece, il discorso è un po' diverso. Complice un gravissimo problema all'orecchio - che ne aveva, addirittura, messo a repentaglio la carriera - è autore di prestazioni altalenanti che per tutta la durata del tour non convincono fino in fondo. Nel mentre la Nuclear Blast investe sul merchandising come mai in precedenza, la EMI ristampa l'intera discografia includendo, fra le altre cose, i demo dei Lucifer's Heritage, divenuti introvabili e/o di pessima qualità.

 

blind_guardian_at_the_edge_of_time250sE, così, tra uno sguardo al passato e uno al futuro, nel 2010 vede la luce "At The Edge Of Time" (preceduto dal singolo "A Voice In The Dark"), pattern composto da dieci tracce (più 2 bonus track nella versione giapponese, ndr) per un totale di circa un'ora di musica. Il trademark della band torna a essere riconoscibile e il "tiro" al suo interno, più roccioso e aggressivo, lo differenzia nettamente da quel "A Twist In The Myth" che avrà avuto, si, il pregio di essere meno artificioso (pregio o difetto sta a voi stabilirlo) ma che non aveva la stessa lucidità compositiva di quest'ultimo. Infatti, questo nono studio album, meno orchestrale e più power-oriented, potrebbe essere il degno successore di "A Night At The Opera", anche se, inutile girarci attorno, i tempi di "Imaginations" e "Nightfall" sono lontani anni luce. Ma è la naturale evoluzione di un processo compositivo partito nel 1988 che ha portato i Blind Guardian a non ripetere mai la stessa formula in due dischi ravvicinati (tranne, forse, che per i primi due. Ma solo in parte). Apre la tracklist "Sacred Words", riedizione di "Sacred", singolo scritto per il videogame "Sacred 2: The Fallen Angel", che, inoltre, è anche tra i pezzi più riusciti assieme a "War Of The Thrones", splendida canzone dalle tinte medievaleggianti basata su "Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco" di George R.R. Martin, definito da Andrè come "colui che, probabilmente, è il miglior scrittore fantasy vivente". Commercialmente parlando, il disco va meglio del precedente full lenght, indice che l'affiatamento tra la label e la band è ormai consolidato. "Tra i tanti complimenti, però, ci sono piovute addosso anche critiche per il cambio di etichetta" - dichiara Marcus - "la Nuclear Blast ci ha voluti fortemente, ci ha messo a disposizione competenza e, soprattutto, entusiasmo. Francamente ne avevamo bisogno poiché molte persone che lavoravano con noi alla Virgin sono state allontanate nel corso degli anni. Era il momento giusto per cambiare".

 

a_travelers_guide_to_space_and_timesCresce l'appeal commerciale e, tra un tour e un altro, viene stampato "Memories Of A Time To Come", best of che ripercorre i primi 25 anni di carriera dei Bardi di Krefeld. Disponibile in due versioni (rispettivamente con 2 e 3 CD), presenta, nei primi due dischi, le più grandi hit del gruppo tedesco in versione remixata - ad eccezione di "Sacred Words" - o ri-registrata - come le due "The Bard's Song" o la mastodontica "And Then There Was Silence" - , mentre nell'ultimo CD compaiono i demo storici dei Lucifer's Heritage e dei Blind Guardian stessi. Nel 2013 esce "A Traveler's Guide To Space and Time", incredibile boxset contenente 15 dischi (tutti riferibili all'era Virgin) che viene stampato in edizione limitata di 8000 copie. Ma non solo, anche una special edition di "Nightfall In Middle Earth", il formato audio di "Imaginations Through The Looking Glass", un booklet di 20 pagine, un plettro e un bellissimo artwork numerato. Tanto bello, quanto raro, purtroppo.


blindguardianbeyondstandardsA distanza di quattro anni da "At The Edge Of Time" esce "Beyond the Red Mirror" che, come da prassi Nuclear Blast, viene preceduto dal singolo "Twilight OF The Gods". Si tratta di un concept album che idealmente segue la scia di "Imaginations", sviluppando e incrementando le liriche di "And The Story Ends" e "Bright Eyes", in particolar modo. L'amore di Hansi, André e Marcus per la letteratura fantasy è cosa nota a tutti, ma in questo disco - che richiama in modo esplicito il ciclo di Re Artù e i poemi cavallereschi - c'è il loro ennesimo salto di qualità a livello compositivo, non tanto perché un concept è una sfida che in pochi possono vantare di aver vinto, ma perché ognuna delle tracce presenti è un piccolo capolavoro d'immaginazione. Musicalmente parlando, invece, non si discosta da quanto apparso sul lavoro precedente. Diretto e aggressivo come in passato, ma ricco di cori e ben supportato dalle orchestrazioni che da "A Night At The Opera" in avanti sono sempre state presenti, è un full length che, tutto sommato, non sfigura in una discografia ricca di pietre miliari. Appena acquistato e scartato, l'attenzione va immediatamente allo specchio in copertina che può essere interpretato come un audace omaggio a "Imaginations From The Other Side", masterpiece mai troppo amato del 1995. Se così fosse, cosa dovremmo aspettarci da Hansi e soci nell'imminente futuro? Un ritorno concreto al sound degli anni '90? Album in cui la nostalgia di un glorioso passato ha la meglio sull'ambizione di un futuro ancora tutto da scrivere? Ma, soprattutto, cosa possono ancora dare al nostro genere preferito? Se c'è una cosa che questi trenta anni di meravigliosa carriera ci hanno insegnato, è che nell'universo Blind Guardian non c'è nulla di scontato e che l'imprevedibilità è, al tempo stesso, la loro arma più efficace. Perché questi quattro ex liceali tedeschi, infatti, come pochissime band del passato o del presente, hanno saputo incarnare nel migliore dei modi il concetto di evoluzione musicale senza mai adagiarsi sugli allori e senza mai ripetere la stessa formula - vincente - all'infinito. Sono andati oltre i successi, hanno scalato vette sempre più alte e, una volta scesi da esse, hanno saputo trovare la strada per risalirle. Già, perché un disco sottotono dei Bardi di Krefeld resta comunque migliore del 90% della produzione mondiale di pari genere, ma non solo. Perché il loro approccio genuino alla musica è il più grande manifesto di come si possa rimanere se stessi senza svendersi a logiche di immagine. Perché nella loro esemplare carriera a parlare è sempre stata la musica; mai slogan vanagloriosi volti ad auto-pontificarsi; mai polemiche e mai toni irriverenti nei confronti di altri gruppi o stili musicali; mai una frase fuori posto. Hansi, André, Marcus, Thomen, e Frederick hanno fatto della genuinità uno dei loro più vincenti marchi di fabbrica. La loro simpatia, la passione per la letteratura, gli infiniti omaggi al professor Tolkien e poi, ancora, le canzoni scritte per diventare colonne sonore di film o videogiochi, il progetto orchestrale che chissà mai se vedrà la luce, quell'immancabile sorriso presente da "Battallions Of Fear" fino a oggi, sono qui a ricordarci che gli anni passano, ma che la passione resta. E arde dentro come un fuoco che neanche la più torrenziale delle piogge più spegnere. Si, dei Blind Guardian ne abbiamo ancora a lungo bisogno perché in fondo aveva ragione William Blake quando sosteneva che: "l'immaginazione non è uno stato mentale, ma è l'esistenza umana stessa". BARDS WE ARE, BUT BARDS WILL BE.




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