Dark Tranquillity: lo Studio Report di Moment
A quattro anni dal precedente "Atoma" la band svedese torna con un nuovo lavoro: ecco le nostre prime impressioni


Articolo a cura di Icilio Bellanima - Pubblicata in data: 06/11/20

Alfieri dal lontano 1989 del melo-death di stampo svedese, quello radicato tra le strade di Göteborg, 11 album all'attivo, eppure i Dark Tranquillity sentono ancora di dover dimostrare qualcosa. Non tanto il loro valore, sia ben chiaro: per quello basta mettere in riproduzione capolavori del calibro di "The Gallery", un vero monumento del genere. Semmai, è la voglia di dimostrare di essere ancora rilevanti, di avere ancora ragione d'esistere dopo 31 anni, ma anche di avere le capacità necessarie per poter superare le sfide che la realizzazione di un nuovo album comporta. L'obiettivo resta lo stesso: restare fedeli alla propria visione artistica, ma al contempo proporre qualcosa di nuovo e fresco, un delicato equilibrio che solo sicurezza di sé e dei propri mezzi, mestiere ed esperienza contribuiscono a mantenere.

 

Difficile farlo, però, quando da un mosaico così affascinante si va a rimuovere un tassello cruciale: ci riferiamo a Niklas Sundin, mente creativa indispensabile del combo svedese e uno dei fondatori rimasti, insieme al frontman Mikael Stanne e al batterista Anders Jivarp. Uno split amichevole, beninteso, frutto della precisa volontà del chitarrista di cambiare Paese e prospettive, ma che non ha intaccato il rapporto con gli ex compagni di band, tant'è che è stato lui stesso a occuparsi della componente grafica di "Moment", il nuovo album dei Dark Tranquillity in arrivo il 20 novembre 2020 sotto Century Media, che abbiamo avuto modo di ascoltare in anteprima grazie a una presentazione a porte chiuse via streaming. Un singolo ascolto, quindi lungi dal poter elaborare un giudizio definitivo. Se per un'analisi più completa e ponderata bisognerà attendere per forza di cose la recensione, per ora ci limitiamo a offrirvi delle prime impressioni, basandoci su suggestioni, echi del passato e frammenti che ci hanno da subito lasciato il segno.

 

Il primo impatto, lo diciamo togliendoci subito il peso di dosso, è assolutamente positivo. La dipartita di Sundin non solo non sembra aver intaccato la qualità del songwriting della band, ma anzi, la nuova coppia di asce, Johan Reinholdz e Christopher Ammott, precedentemente semplici turnisti per le date dal vivo, ha portato nuova linfa vitale nelle composizioni. Ecco che "Monument", sin dall'opener "Phantom Days", di stampo quasi maideniano, si mostra sin da subito un lavoro più incentrato sul dialogo tra le chitarre, più presenti e protagoniste, e tenute meno in disparte rispetto al precedente album, "Atoma", in cui la tastiera svettava e in alcun frangenti pareva porsi più come una seconda chitarra. Qui invece torna nel suo ruolo originale, quello di dipingere come sempre atmosfere suggestive, cupe e decadenti, come da tradizione, a scapito di una copertina che, pur essendo potente e ispirata, custode di numerosi messaggi e interpretazioni, si sposa davvero poco con il mood generale dell'album - anche se Stanne assicura che il fil rouge c'è eccome, ma con i testi.

 

darktranquillitymoment

 

Altra novità di un certo peso è una presenza ancor più massiccia delle clean vocal, ma è bene precisarlo: lungi dal giudicarla come una svendita del valore artistico dei Dark Tranquillity, tutt'altro. Gli svedesi sono ancora oggi artigiani raffinatissimi di melodie curate, mai banali, che entrano nell'anima, e uno Stanne sempre più sugli scudi, maturo e sicuro di sé con range vocali differenti dalle solite sfuriate abrasive (presentissime, beninteso), non fa altro che impreziosirle. Lo si sente in particolare nella parte centrale dell'album (che è composto da un totale di 12 tracce), con il suggestivo trittico "The Dark Unbroken", "Remain In The Unknown" e la più catchy "Standstill" in cui la voce pulita la fa da padrone e gli echi elettronici si affacciano prepotenti, come anche nel gioiello "Projector" e nell'intro di "Ego Deception".

 

Come detto, però, anche le chitarre reclamano i loro spazi, grazie ad assoli che fanno capolino decisamente più spesso rispetto al passato, intrecci puramente melo-death e un sound più grezzo e asciutto, quasi a ribadire che no, qualche momento più catchy del solito non vuol dire svendere il proprio valore e che i Dark Tranquillity sanno e vogliono ancora mordere. Lo ricordano in brani come "Failstate", che si candida già da ora come hit da concerti, con il suo accattivante chorus urlato a squarciagola da Stanne, che si ficca in testa e non se ne va più, o nel break trita-ossa della già citata "Ego Deception", o ancora, in "Identical To None", forse la più cattiva del lotto.

 

Chiudiamo con un altro confronto con "Atoma", inevitabile visto che è l'album precedente e che non ha convinto proprio tutti: si nota anche una minor presenza di mid-tempo, che tendevano ad appiattire le composizioni, con momenti più variegati che promettono di rendere i 45 minuti di "Moment" molto più movimentati. La parola chiave, comunque, è solidità, con una qualità generale indubbiamente alta (sia in termini puramente sonori che di scrittura), almeno al primo ascolto, anche se abbiamo sentito la mancanza di guizzi realmente mind-blowing, tolta, forse, la cupissima e orientaleggiante "A Drawn Out Exit", insieme a "Empires Lost To Time", con i suoi riff più solari e aperti, più in linea con le suggestioni offerte dalla potentissima copertina. Speriamo di confermare le buone impressioni e di smentire le poche sensazioni negative quando andremo ad ascoltare e assimilare con più calma e attenzione il dodicesimo full-length degli alfieri del melo-death svedese.




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