Blind Guardian: 1995-1998, l'epoca d'oro della band
In attesa di rivederli al Battlefield Metal Fest 2017, vi raccontiamo i tre anni in cui videro la luce "Imaginations From The Other Side" e "Nightfall In Middle-Earth"


Articolo a cura di Federico Falcone - Pubblicata in data: 31/03/17

imaginationsfromtheotherside_01A detta di chi scrive, "Imaginations From The Other Side", quinto LP del gruppo, ha cambiato per sempre il volto del power/epic metal. Nei suoi 49:06 non vi è una nota fuori posto, in eccesso o che avrebbe potuto essere suonata altrimenti. Mai un passaggio superfluo, una metrica vocale prevedibile o un riff già banale. Uscito il 4 aprile del 1995 è, senza alcun timore di esagerare, un lavoro praticamente impeccabile in ogni suo aspetto. L'artwork, firmato da Andreas Marshall, è un'autentica perla di suggestioni in grado di catapultare l'ascoltatore in un mondo fantasy abitato da guerrieri e draghi che ne infestano i cieli. E' facile immaginarsi a banchettare all'interno di grandi saloni regali mentre i bardi alla corte del Re ci intrattengono con racconti di gesta eroiche. La scelta di affidare la produzione a Flemming Rasmussen ("Master Of Puppets" vi dice nulla?), all'epoca definita da Siepen un "esperimento", fu decisiva nel valorizzare al massimo il trademark della band. Ne venne fuori un magistrale mix di epic e thrash metal che, quasi all'unanimità, anche a distanza di ventidue anni, viene considerato perfetto per identificare lo stile dei Bardi di Krefeld. Rispetto al passato è più roccioso e diretto, capace di esaltare le singole individualità del gruppo. Su tutte, spicca la voce di Hansi, aggressiva ed eclettica come mai, straordinariamente a suo agio nel passare dalle melodie evocative di "A Past And A Future Secret", splendida ballad acustica dalle tinte medievali, alla furia di "Mordred's Song", traccia ispirata alla triste storia di Mordred che, secondo la leggenda, era il figlio bastardo di Re Artù, frutto del rapporto incestuoso con la sorella Morgana. Il potente e preciso drumming di Thomen trova il suo culmine in "Born In A Morning Hall" e "I'm Alive", ma, allo stesso tempo, esibisce tutta la sua eterogeneità nella title track e in "Bright Eyes". In questo full lenght la maestria di André con la sei corde diventa ancora più evidente. Ognuna delle nove tracce viene impreziosita da riff e solos che mettono in luce tutta l'eleganza e l'espressività artistica del chitarrista tedesco, abilmente supportato da un Marcus in grande spolvero e decisamente più incisivo rispetto alle produzioni precedenti. Ciò che colpisce di "Imaginations.." sono le articolate trame compositive, divinamente bilanciate tra momenti in cui si alternano sfuriate devastanti e fasi melodiche più cadenzate. Tra i marchi di fabbrica della band vi è sicuramente la cura delle lyrics che, fin dagli esordi, si evoluta in maniera esponenziale tanto da arrivare, in questo caso, a occupare gran parte del tempo in fase di songwriting. Basti pensare che per comporre la title track dell'album, la band impiegò qualcosa come sei mesi! I testi, curati completamente da Hansi, sono incentrati sulle vicende leggendarie del Ciclo Bretone, in cui i riferimenti a Re Artù, Merlino e Lancillotto sono riscontrabili in gran parte delle tracce. "The Script For My Requiem" (che Marcus definirà "La canzone più complessa, a livello chitarristico, mai scritta fino a quel momento") prende spunto dalla interminabile e affascinante ricerca del Santo Graal, mentre "Another Holy War" è basata sulle guerre sante, tema sempre attuale, purtroppo. Attraverso la prima traccia, "Imaginations From The Other Side", ci addentriamo in un mondo fiabesco in cui vengono citati "Alice Nel Paese Delle Meraviglie", "Il Signore Degli Anelli", "Il Mago Di Oz" e "Le Cronache di Narnia", piccolo epitaffio con cui il buon Kursch sembra voler tributare gran parte delle sue fonti d'ispirazione.

 

the_forgotten_talesartwork2017_03Nell'aprile del 1996 esce "The Forgotten Tales", pubblicato più per diletto che per vera ambizione artistica. Scanzonato, divertente, e autoironico, contiene tredici tracce, di cui sei cover e sette alternative version di songs presenti sugli album precedenti. Considerando il percorso intrapreso dalla band fino a quel momento, lo si può ritenere un disco sicuramente atipico che, però, non manca di spunti interessanti. Sulle note di "Mr Sandman", pezzo anni ‘50 firmato dal gruppo femminile The Chordettes, si apre la tracklist. Primo singolo estratto dall'album, (per cui, inoltre, è stato girato un video), è arrangiato in perfetto stile Guardian, con la doppia cassa di Thomen a farla da padrone. Sulla scia di chiusura della canzone si può sentire una risatina di Hansi, volutamente registrata, che sta a ricordarci che sarebbe un errore prendere eccessivamente sul serio questo lavoro. La doppietta "Surfin Usa" - "Barbara Ann", omaggia il beach rock americano dei ‘70, mentre "The Wizard" e "To France", di Uriah Heep e Mike Oldfield, completano l'elenco delle cover assieme a "Spred Your Wings" dei Queen, già apparsa, però, su "Somewhere Far Beyond". Non tutti sanno che a inizio carriera, e più precisamente nella fase di passaggio dai Lucifer's Heritage ai B.G., in sede live venivano proposte "Prowler" degli Iron Maiden e "Deathrider" degli Anthrax. Ecco perchè stupisce, o quanto meno lascia l'amaro in bocca, il fatto che le stesse non siano presenti nella tracklist. Sicuramente avrebbero aggiunto un pizzico di brio in una scaletta abbastanza "classic - oriented". Interessante la dichiarazione che André rilasciò a Metal Shock nel 1997, dove affermò che i motivi principali che li spinsero a pubblicare "The Forgotten Tales", furono il voler arrangiare "The Black Chamber" e "Mordred's Song" con una nuova veste, definita "migliore di quella originale". Vengono riproposte "Lord Of The Rings", "Bright Eyes" e "A Past And A Future Secret" che, tutto sommato, non stravolgono le versioni originali. Brividi, invece, all'ascolto di "The Bard's Song", registrata durante uno show tenuto a Düsseldorf in una gelida serata del 22 dicembre 1995. Il trasporto con cui l'audience la intona è da pelle d'oca, al tal punto che Kursch smette di cantare per lasciare lo spazio ai propri fan. "Theatre Of Pain", in versione strumentale, chiude un album "di passaggio" di una band che, nonostante sia nel pieno della maturità artistica, non ha perso la voglia di divertirsi facendo ciò che ama.

 

Al termine del tour di "Imaginations..", Hansi prende la decisione di abbandonare definitivamente il basso per concentrarsi esclusivamente sul cantato. In questo periodo, caratterizzato da un'attività live serratissima, il bardo di Krefeld sente di avere una creatività inespressa che necessita di vedere la luce. E' sulla base di questi presupposti che entra in contatto con Jon Schaffer, amico di vecchia data nonché chitarrista e leader degli Iced Earth. Agli albori del 1997 nasce, così, "Demons & Wizards", progetto che darà alle stampe due LP. Il primo, omonimo, vedrà la luce nel 1999 e otterrà un discreto successo, portandoli a esibirsi, fra le altre locations, sul palco del nostrano Gods Of Metal nel 2000. "La considero tra le mie cinque peggiori prestazioni di sempre" - rivelò il cantante - "Sono arrivato a Milano due giorni prima, giusto il tempo di incontrare Jon, abbozzare una scaletta, fare qualche prova veloce e via, dritti sul palco. Suonare prima degli Iron Maiden non è facile. Sei chiamato ad aprire per un gruppo del quale sei fan ma che farà immediatamente dimenticare il tuo show". Il secondo, intitolato "Touched By The Crimson King" esce sei anni più tardi, in un periodo di profondi cambiamenti introspettivi per il natio di Lynn. "Da quando sono diventato padre per la prima volta è cambiato tutto. Ho vissuto molte emozioni diverse in questi anni: successi inimmaginabili, delusioni, trionfi. Ognuno di noi ha vissuto l'11/09, evento che ha avuto un effetto enorme sulle nostre vite, magari non sulla musica, ma sui sentimenti personali. Sono orgoglioso di aver completato Touched perché ha gravato sulle mie spalle per cinque anni. Mi occupo interamente della gestione dei B.G., quindi, anche se sono in pausa creativa, devo lavorare su documenti e contratti. Quest'album è qualcosa che dovevo fare a tutti i costi".


nightfallartwork2017_01Abbiamo imparato a conoscere la grande ammirazione che i B.G. ripongono nei confronti delle meravigliose opere di J.R.R. Tolkien. Nel corso di una carriera lunga trent'anni, gli omaggi al professore inglese sono numerosi e, quasi sempre, costanti nelle loro opere. Ma il più famoso e memorabile, è sicuramente quello contenuto in "Nightfall In Middle-Earth" del 1998, concept interamente dedicato a "Il Sillmarillion" che rappresenta, inoltre, l'apice compositivo del gruppo. "Devo molto a questo libro" - afferma Hansi - "Non conosco un altro testo che abbia tale profondità e ricchezza di elementi". "Nightfall.." è il prosieguo di un lavoro avviato con il precedente album, in grado di proiettare, meritatamente, la band sul tetto del mondo. In cabina di regia troviamo ancora una volta Flemming Rasmussen, mentre il sound e il "tiro" della band non subiscono variazioni rispetto a "Imaginations", nonostante le duecento, e più, sovra incisioni a pezzo. Musicalmente parlando è un full lenght ancora più complesso e articolato del suo predecessore, principalmente a causa dei numerosi passaggi sinfonici riconducibili alla sua fonte d'ispirazione letteraria. Gli undici pezzi inseriti nella tracklist sono alternati da intervalli narrativo/strumentali chiamati a legare tutti i brani, tracciandone, quindi, una linea comune. "E' il disco che preferisco. Non c'è un passaggio da cambiare. Ricordo l'eccitazione che si respirava in sala prove quando cercavamo di immedesimarci nei personaggi del libro per capire come trasporli nelle songs" - ricorda André. Le ambientazioni battagliere e la grande coralità contribuiscono a rendere l'atmosfera che si respira ricca di suggestioni e adrenalina. Il sound viene impreziosito da tinte folk che si rivelano un valore aggiunto al disco, mentre la voce di Hansi è meno aggressiva rispetto al passato, prediligendo metriche vocali lineari, pulite e classicheggianti. Marcus e André, straordinari come sempre, sono autori di riff e solos melodici e orecchiabili ma altrettanto potenti e aggressivi. Dietro le pelli Thomen è magistrale e dopo la prova fornita su "Imaginations..", conferma di aver raggiunto uno status di eccellenza assoluta. Tra i pezzi più amati, costantemente riprodotti in sede live (guai a non eseguirli!), ci sono la tellurica "Into The Storm", la dolcissima "Nightfall" e "Time Stands Still (At The Iron Hill)". Menzione a parte per "Mirror Mirror", verosimilmente il pezzo più amato dai fan del gruppo. In 5 minuti e 7 secondi è racchiusa tutta l'essenza dei B.G.: potenza, melodia, coralità, riff e assoli meravigliosi e un drumming monumentale. Questo singolo è un manifesto di perfezione.

 

a_night_at_the_opera_blind_guardian_album__cover_art_01.Dare alle stampe un nuovo disco dopo due masterpiece come "Imaginations.." e "Nightfall".. è compito assai arduo, specialmente per chi, come i B.G., ha costantemente mirato a evolvere il proprio sound attraverso l'aggiunta di nuovi elementi. La grande forza di Hansi, André, Marcus e Thomen, infatti, è sempre stata quella di non essersi mai autocelebrati replicando all'infinito la formula che li ha portati sul tetto del mondo. Al contrario, invece, a costo di perdere lo zoccolo duro degli old-shool fans, ogni LP presenta delle scelte stilistiche coerenti con la volontà di rinnovare la propria proposta artistica senza, però, mai snaturarla. Da queste basi, nel 2002, vede la luce "A Night At The Opera". Ultimo full lenght edito per la Virgin Records nonché l'ultimo registrato con la storica line up. L'uscita è preceduta dalla pubblicazione di "And Then There Was Silence", singolo dalla durata di 14 min, il più lungo mai scritto dalla band. Appena stampato, raggiunge immediatamente il primo posto nella classifica giapponese e i primi posti in quella spagnola, tedesca e inglese. Il brano è un concept incentrato sugli ultimi giorni della mitologica Guerra di Troia in cui la complessità compositiva, dettata da numerosi cambi di tempo intervallati da maestosi passaggi orchestrali, lascia bene intendere una nuova evoluzione stilistica. A distanza di 15 anni mi sento di affermare che questa suite sia stata recepita a scoppio ritardato, poiché vittima di pregiudizi da parte di chi ha mal digerito il loro ennesimo cambio di passo. "Harvest Of Sorrow", seconda traccia presente sull'ep, è la classica ballad in stile Guardian che, però, non regge assolutamente il confronto con hit come "The Bard's Song" o "A Past And A Future Secret". Passano pochi mesi ed ecco uscire sul mercato l'intera release. Fin dal primo ascolto si ha la netta percezione di trovarsi di fronte a un lavoro che dividerà gli appassionati come mai accaduto in precedenza. La scelta di sostituire Flemming Rasmussen con Charlie Bauerfiend non è mai stata digerita dai fan, sia all'epoca che al giorno d'oggi. Resta francamente un mistero la scelta di allontanarsi da colui che ha prodotto i due capolavori della band, contribuendo, in modo sostanzioso, a forgiare un sound definito all'unanimità come "quello perfetto per lo stile del gruppo". Ulteriori critiche son piovute per averlo intitolato come il quarto disco dei leggendari Queen. Addirittura, in alcuni casi, si è arrivati a vere e proprie offese perché c'è chi ha visto tale scelta come un atto di presunzione nei confronti di Freddie Mercury e soci. Altra novità: in nessuna delle undici tracce vi sono riferimenti al mondo tolkeniano, cosa mai accaduta nei precedenti LP. "A Night.." è un album straordinariamente articolato, maestoso e imponente, tanto nel songwriting quanto nella produzione e durata (circa 70 min). Pensare di giudicarlo dopo pochi ascolti era, e resta, pura utopia, oltre che un errore imperdonabile. Segue la scia dettata da "Nightfall.." ma con esso non ha molto a che spartire se non la complessità degli arrangiamenti e la cura maniacale dei dettagli. Nonostante ottimi pezzi come "Punishment Divine", ispirata alla pazzia che ha colto F. Nietzsche durante gli ultimi anni di vita, "Battlefield" e "Under The Ice", è stato a lungo considerato un passo indietro nella carriera dei Bardi di Krefeld. Può piacere o meno, certo, ma, siamo sinceri, qualunque full lenght pubblicato dopo l'apice compositivo raggiunto in "Imaginations.." e "Nightfall.." avrebbe avuto lo stesso destino. Gli può essere contestata una produzione non impeccabile o pochi pezzi in grado di reggere il paragone con il passato, ma resta sicuramente un prodotto di grandissimo valore. La conclusiva "Harvest Of Sorrow" viene registrata in cinque lingue diverse per la gioia dei fans di tutto il mondo: inglese, tedesco, francese, spagnolo (sia europeo che latino americano) e in italiano. Episodio, diciamolo francamente, non proprio indimenticabile.

 

Come accennato, con questo disco si chiude l'esperienza di Thomen Stauch con i B.G.. Nei venti anni passati dietro le pelli ha forgiato un drumming diventato un vero e proprio trademark del gruppo, nonché punto di riferimento per gli appassionati del genere. "Avevamo preso una direzione diversa dalla quella che sognavo. A differenza loro, volevo tornare al vecchio sound. Era venuto meno il feeling tra di noi generando anche discussioni violente. L'amicizia che ci legava era svanita. Non disprezzo "A Night", anzi, è un album che mi ha permesso di esprimere tutto il mio amore verso Scott Rockenfield e Simon Philips, i miei due drummer preferiti". Benché venne rilasciato un comunicato ufficiale per gestire lo split, fu chiaro che il batterista serbasse dentro di sé un rancore e una frustrazione che necessitavano di essere manifestate. Intervistato, rivelò: "Per suonare heavy metal non servono 128 tracce di registrazione, un'orchestra o un anno di lavoro in studio. Va bene l'evoluzione, ma la spontaneità?". Dopo l'addio fonda i Savage Circus con Piet Sielck (Iron Savior) registrando "Dreamland Manor" nel 2005, full lenght che ricalca lo stile dei primi B.G.. In questo, è stato di una coerenza esemplare. Prima della sua uscita vengono pubblicati "Live" (2003), doppio cd dal vivo registrato durante il tour mondiale dell'anno precedente (che li ha portati a esibirsi in 25 paesi tra cui Russia e Turchia, cosa mai avvenuta fino a quel momento), e "Imaginations Through The Looking Glass" (2004), doppio dvd che immortala i concerti di Coburgo del 13/14 giugno 2003 in occasione del "Blind Guardian Open Air", e quello andato in scena a Stoccarda nel maggio 2002 (con l'eccezione di "Majesty", presa dallo show a Wacken del 2002). Piccola curiosità a margine: nel settembre del 2004, Marcus si procura una quadrupla frattura a una gamba mentre si diletta con lo skateboard. La band è costretta a cancellare alcuni concerti ma per fortuna il buon Siepen si riprenderà alla grande. Durante la convalescenza ne approfitta per promuovere un progetto parallelo: un blog (curato personalmente) in cui allega video tutorial dove spiega come eseguire alcuni passaggi con la sei corde. A questo punto le strade dei ragazzi di Krefeld si dividono. Non sta a me giudicare se l'uscita di Thomen abbia irrimediabilmente compromesso la possibilità per i B.G. di tornare a un sound più spontaneo e meno elaborato, ma è indubbio che da questo momento in avanti il gruppo si imbarcherà verso orizzonti inesplorati, talvolta senza bussola.




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