Libri: Black Metal Compendium Volume 1 – Scandinavia e Terre del Nord
Un avvincente viaggio tra gli album più significativi della scena scandinava


Articolo a cura di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 13/05/17

"Il black metal degli albori ha davvero rappresentato l'ultima, grande rivoluzione musicale e controculturale dopo il punk, di cui condivideva molti più punti che non, paradossalmente, con il metal che trionfava in quegli anni" [Simone Vavalà]


Viste le premesse, ebbene sì, avevamo davvero bisogno di un nuovo libro sul black metal. Musica di frequente oggetto di dibattiti e monografie editoriali (dal famosissimo e famigerato "Lord Of Chaos" sino alle recentissime e non di rado discutibili pubblicazioni), la sempre efficiente Tsunami Edizioni ha pensato bene di aggiungere un ulteriore titolo al proprio catalogo in onore della nera fiamma, dopo la pubblicazione di "Come Lupi Tra Le Pecore", brillante saggio sul controverso NSBM.

 

2a9812f2a6623c49488c6f6ac9f497b27.Primo volume di una trilogia che si concluderà a fine 2017 con l'analisi della scena europea ed internazionale, "Black Metal Compendium - Scandinavia e Terre del Nord" (Collana I Tifoni), a cura dei redattori di Metalitalia Lorenzo Ottolenghi e Simone Vavalà, offre uno spaccato geografico/musicale del fenomeno, con una carrellata di dischi stilisticamente incisivi per lo sviluppo del genere. Tra soliti noti e gemme dimenticate, i due autori ci accompagnano alla scoperta di un cosmo affascinante e davvero rivoluzionario, partendo dalla Norvegia, esattamente dal negozio di Helvete, primo testimone del manifestarsi del culto: l'anno è il 1992, l'album "A Blaze In The Northern Sky" dei Darkthrone. Una scelta ardita, forse da far storcere il naso a qualche vecchio fan incartapecorito, ma concettualmente intelligente: i progenitori Venom, Bathory, Celtic Frost vengono relegati in fondo al volume, in quanto "riteniamo ormai assodato che l'insieme di brutalità estetica, musicale e tematica con cui normalmente si identifica il metallo nero abbia preso forma compiuta e consapevole solo con la second wave scandinava" [Vavalà], l'EP "Deathcrush" dei Mayhem, seppur evoluto rispetto ai prodromi, paga l'esclusione per motivazioni simili e di fatto la direzione intrapresa dagli autori risulta vincente, soprattutto in termini di agilità compositiva. E dunque, a seguito di una doppia e gustosa introduzione storico/ambientale, avanti trionfalmente con i nomi di una vera e propria epopea: focus su Burzum, Darktrhone, Immortal, Emperor, per citare solo alcuni tra quelli di maggior peso, tuttavia senza tralasciare i "minori", ovvero i malsani e cupi Manes, i seminali Thorns e i loro distortissimi accordi, l'accecante meteora Kvist, gli sperimentali Dødheimsgard. Il viaggio prosegue affrontando due approcci diversi nella declinazione dell'estremismo sonoro: quello finlandese, venato di nazionalismo, misantropia e serpentina malvagità (Impaled Nazarene, Clandestine Blaze, Horna), quello svedese invece tecnico, meticcio ed irruente (Dissection, Sacramentum, Marduk). Il contesto di ambedue i paesi gioca un ruolo fondamentale per comprendere l'originale interpretazione del Verbo: se "la Finlandia appartiene al mondo scandinavo solo geograficamente, una sorta di appendice e di barriera tra un mondo omogeneo e il grande abisso slavo al di là della Karelia" e di conseguenza orientata per natura ad elaborare un black ferino e demoniaco, ma nello stesso tempo molto variegato per influenze esterne a livello di songwriting, la Svezia, con l'esplosione dell'autoctono e coevo melodic death, dona sfumature impensabili al monolite nero. Anche in queste sezioni non mancano di certo scelte coraggiose e stimolanti, come quella di includere Oranssi Pazuzu e MZ. 412, esponenti borderline del movimento, o dare abbastanza risalto ai moderni lavori dei Watain, sovente non giudicati all'altezza delle band del glorioso passato. Capitoli a parte sono dedicati al versante sinfonico, sospeso tra proposte di pura avanguardia (Limbonic Art e Arcturus) e ammiccamenti commerciali sebbene di ottima qualità (Dimmu Borgir e Covenant), e alle derive folk, dungeon synth e depressive, sintomi (degeneri?) di un possibile crepuscolo. Nonostante il cartoonesco e dozzinale artwork di copertina, qualche refuso tipografico di troppo e una manciata di esclusioni eccellenti (Isengard, Urgehal, Craft), non è difficile lasciarsi coinvolgere dalla viscerale passione con cui viene trattato l'argomento.

 

Attraverso cento schede dettagliate e trasudanti grande partecipazione, corredate da cover a colori, aneddoti, curiosità e continui rimandi interni, Ottolenghi e Vavalà non si prefiggono l'ingrato compito né di tracciare l'intera storia del black metal, impresa titanica e pressoché impossibile, né rimasticare sentieri ampiamente battuti, bensì costruire una ragionata guida all'ascolto del genere nero per eccellenza, nella cui oscura pece ciascuno, dall'iniziato al neofita, possa piacevolmente immergersi e restarne invischiato.

 

"Siamo una fiammata nel cielo del Nord, i prossimi mille anni sono nostri" [Darkthrone]




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