At The Gates: "The Nightmare Of Being" listening session
Il report sulla listening session del nuovo album degli svedesi in uscita nel prossimo luglio


Articolo a cura di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 01/06/21
Trent'anni fa, nel maggio del 1991, gli At The Gates debuttarono con l'EP "Gardens Of Grief", subito seguito da "The Red In The Sky Is Ours" (1992) e "With Fear I Kiss The Burning Darkness" (1993): un'accoppiata di pregevole fattura in cui gli svedesi optarono per una direzione ostinatamente individualista e sperimentale all'interno del cosiddetto "Gothenburg Sound", diversa dalla strada intrapresa da Dark Tranquillity e In Flames. Dopo l'interlocutorio "Terminal Spirit Desease" (1994), fu la volta di "Slaughter Of The Soul" (1995), per molti il picco creativo del combo, un opus che, in compagnia di pochi altri, canonizzò definitivamente i principi del melodic death metal, imitato da una pletora infinita di allora giovani leve e del quale ancora oggi si discetta con grande riverenza. Il momento apicale coincise, però, con lo scioglimento della formazione, incapace di reggere l'enorme pressione del successo; bisognerà attendere addirittura il 2014 per il ritorno in scena con "At War With Reality", mentre risale al 2018 "To Drink From The Night Itself", primo long playing scritto senza l'apporto compositivo del chitarrista Anders Björler, sostituito da Jonas Stålhammar. Indubbiamente una rentrée solida e di mestiere, tuttavia nulla che gridasse davvero al miracolo.
 
Premessa storica doverosa per introdurre la settima fatica sulla lunga distanza degli scandinavi, "The Nightmare Of Being", patrocinata da Century Media Records e oggetto di una listening session a beneficio degli addetti ai lavori. Evento per pochi intimi, dunque, trasmesso in diretta streaming dagli studi della band a Göteborg e corredato da una serie di quesiti rivolti al singer Tomas Lindberg e al bassista Jonas Björler. Un lotto di brani che, a un'anamnesi naturalmente superficiale, appare venarsi di krautrock, progressive settantiano e psichedelia: elementi che, a onor del vero, tappezzano la tracklist in maniera saltuaria, tramutandosi, però, in assoluti protagonisti nelle articolate "Gardens Of Cyrus", "The Fall Into Time" e "Cosmic Pessimism", forse il pezzo più rappresentativo di un LP "diverso" e meno scontato delle previsioni, soprattutto se confrontato agli ultimi due pubblicati.
 
Certo, benchè non manchino i classici pezzi rabbiosi ("Spectre Of The Exinction", "The Abstract Enthroned", "Eternal Winter Of Reason"), si riscontra un convinto ritorno dell'act nordico verso quella vocazione all'esplorazione e alla ricerca caratteristica della fase di carriera pre-reunion. Una tendenza salutare, che non si spaventa nell'entrare altresì in zone scivolose chiamate Cluster, Faust, Goblin e Neu!, né di incastrare un sassofono tra gli strumenti o di aggiungere delle sezioni orchestrali, pur sempre all'interno di un trademark riconoscibile ad ascolto immediato. Si potrebbe quasi parlare, a livello stilistico, di un conservatorismo spiazzante, capace di sorprendere senza, in ogni caso, mietere troppe vittime: una boccata d'aria buona, fondamentale per schivare il pericolo di un malinconico declino.
 
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Parecchio interessanti, poi, le risposte di Lindberg e Björler, incalzati dall'ovvio flusso di curiosità, rigorosamente online, dettate da una release che già dalle sparute notizie filtrate durante la lavorazione, sembrava incanalarsi al di là del consuetudinario. In una mezz'ora abbondante di discussione sono stati toccati aspetti esogeni ed endogeni al disco, a partire innanzitutto dalle condizioni di un'incisione avvenuta non senza qualche problema causa l'ombra lunga del Covid-19. Nonostante le difficoltà, in particolare per il batterista Adrian Erlandsson residente a Londra, di muoversi attraverso la Svezia, la fortunata circostanza di possedere, in territorio natio, le tre rearshal room utilizzate per la realizzazione dell'opus (Gröndal Studio, Sonic Train Studio e Welfare Sounds), ha consentito comunque al combo di concentrarsi su ogni minimo dettaglio del platter, addirittura in misura maggiore rispetto al passato. Cominciando da un artwork da Inferno dantesco, adattamento di un'opera dell'artista concettuale olandese Eva Nahon, che nel 2019 si occupò dei fondali scenografici del Roadburn Festival, kermesse a cui parteciparono gli At The Gates medesimi: una cover dai colori accesi (l'immancabile rosso) e sulfurei, basata sui testi dell'album e che vedrà delle versioni alternative tanto per i vinili quanto per la deluxe edition. 
 
Da rimarcare inoltre le spiegazioni circa il significato di un titolo dell'oscurità di "The Nightmare Of Being", strettamente legato al concept lirico che lo innerva: una profonda riflessione, opima di spunti psicoanalitici e filosofici, sul pessimismo e sulle modalità - dallo shopping compulsivo alla religione - messe in atto dal genere umano per proteggersi dalla paura della morte. Un'idea, figlia dalla lettura di Schopenauer e del saggio di Thomas Lingotti "The Conspiracy Against The Human Race" (2010), nata in un tempo anteriore ai timori generati dalla pandemia, ma che di essa, fatalmente, si è nutrita. Una ricchezza di contenuti che fa da pendant ai multistrati di un sound che, come evidenziato supra, guarda alla musica tedesca settantiana e al prog rock, con una speciale menzione per la leggendaria creatura plasmata da Robert Fripp: gli svedesi pensavano, in verde età, che un giorno sarebbero stati i King Crimson del death metal e, malgrado ciò non sia accaduto stricto sensu, la maturità raggiunta ha permesso loro di incorporare nel platter scampoli di tale storia e valore. Parole pronunciate con il sorriso, eppure ribadite con forza e che concretamente si appoggiano alla produzione di Jens Bögren ai Fascination Street Studios, ottima nel conferire nitidezza all'insieme e alle prodezze dei singoli (decisiva in questo senso la collaborazione di Andy La Rocque alle registrazioni di chitarra e basso), e all'eccelsa prestazione vocale di Lindberg. Un'ugola che migliora invecchiando "like a fine wine", per impiegare l'espressione del cantante stesso a chiusura della presentazione generale di un full length che promette freschezza e novità.
 
Non ci resta, ora, che attendere l'estate per l'uscita di "The Nightmare Of Being", rinfrancati, almeno nell'immediato, da impressioni complessive piuttosto favorevoli. Bentornati, At The Gates.
 
At The Gates - The Nightmare Of Being
 
01. Spectre Of Extinction (4:49)
02. The Paradox (4:43)
03. The Nightmare Of Being (3:49)
04. Garden Of Cyrus (4:25)
05. Touched By The White Hands Of Death (4:09)
06. The Fall Into Time (6:47)
07. Cult Of Salvation (4:24)
08. The Abstract Enthroned (4:26)
09. Cosmic Pessimism (4:31)
10. Eternal Winter Of Reason (3:37)



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