Gotthard: scopriamo in anteprima il nuovo "Bang"
Il track-by-track del nuovo e attesissimo album dei Gotthard.


Articolo a cura di Marco Ferrari - Pubblicata in data: 28/03/14

Iniziare il primo ascolto di un disco dei Gotthard è un’esperienza dalle diverse sfaccettature: tanta è la costanza dimostrata negli anni dalla band svizzera che il dubbio sulla bontà del lavoro che ci si appresta ad ascoltare è di fatto inesistente. Ben presente invece è la curiosità di capire come Leo Leoni e soci possano sorprenderci per l’ennesima volta con il loro rock ricco di emozioni. Però, a ben vedere, in questa occasione si aggiunge anche un’altra domanda: come sarà il primo e vero disco nel quale Nic Maeder ha potuto partecipare all’intera fase di nascita? Dopo aver conquistato il cuore dei fan in sede live riuscirà a dare carattere anche alle produzioni in studio?

Con queste domande in testa ci apprestiamo a premere il tasto play dell'impianto stereo e le risposte non tardano a prendere forma, ma lasciamo che siano le 13 tracce di “Bang!” a parlare. Si parte con il brano che dà il titolo al disco, ovvero “Bang!” che si apre con chitarre sature, suono ricco e maledettamente rock nella sua semplicità e nel suo incedere serrato. Stupendo il ritornello, molto arioso ed ispirato come da migliore tradizione. L'aspetto che più sorprende è il calore del suono e l’incredibile livello della produzione firmata Charlie Bauerfeind.

 

Con “Get Up ’n’ Move On” si alza la velocità grazie ad un intro in cui chitarra, basso e batteria danno vita ad una ritmica trascinante che ricorda i migliori capitoli della discografia dei Motley Crue nonostante il cantato di Nic Maeder rimandi in più di un occasione a Robert Plant soprattutto nelle immediate vicinanze del ritornello. Hard’n’ heavy alla massima potenza.  


Nella successiva “Feel What I Feel” scendono i ritmi per un brano da subito emozionante, sorretto da una melodia sognante sulla quale la voce di Nic ci culla con incredibile calore. Il brano strizza l’occhio al pop rock ma, come da tradizione della band svizzera, riesce nel difficile compito di non scadere mai nel banale, trasformandosi così in un pezzo che farà la felicità di tutti i fan storici e non solo di quelli. Singolo azzeccato. 


gotthard_speciale_trackbytrack_2014_02Dopo un brano del genere ci si aspetterebbe di ripartire a tutta velocità, invece con “C’est la Vie” arriva il momento di eleggere a protagonista la chitarra acustica che ci guida la mente in voli dolci e profondi per un brano toccante, arricchito da arrangiamenti delicati. Forse uno dei momenti più dolci dell’intera discografia dei Gotthard. Con “Jump The Gun” si torna a lidi ben più tipici con un sano e cristallino hard rock che ha tutto: grinta, velocità, suoni e una linea vocale trascinante. Granitico.


La successiva accoppiata “Spread Your Wings”/“I Won’t Look Down” riesce ancora a sorprenderci con un vero e proprio tributo viscerale nei confronti del rock anni ’70 ed in particolare ai Led Zeppelin (in particolare in “I Won’t Look Down” il richiamo all’indimenticabile “Kashmir” è fortissimo).


Se la successiva “My Belief” ci riporta al presente dei Gotthard con ritmi fortemente cadenzati e marziali per un brano tanto serrato nelle ritmiche quanto dolce nelle linee melodiche, è il bellissimo duetto presente in “Maybe” a sorprenderci di nuovo per un brano molto intimo e profondo. Aperto dalle dolci note di un pianoforte si regge interamente su di uno stupendo duetto. Piano e batteria reggono in apertura il brano per poi dare spazio ad una delicata chitarra.


Arriviamo così verso il gran finale in cui “Red On a Sleeve” e “Mr. Tricket Man” sono due esempi di classico hard rock, mentre sono “What You Get” e “Thank You” a sorprendere in positivo. Con la prima, infatti, si parte da sontuose orchestrazioni per arrivare a sfociare in un ritornello che non temo di definire power metal, mentre per quanto riguarda “Thank You” bisognerebbe scrivere un trattato a parte. Anche in questo caso il brano si apre con orchestrazioni, ma di tutt’altro sapore. Si tratta, difatti, di una vera e propria suite di oltre 10 minuti che rappresenta forse l’apice compositivo della carriera dei Gotthard, e il ringraziamento di Leo Leoni alla madre scomparsa un anno fa. Un brano delicato, intimo, sognante e profondo, difficile da raccontare… che va ascoltato e vissuto.



La primissima impressione di "Bang!" non può quindi che essere decisamente positiva grazie alla varietà nella proposta musicale presente che sorprende, appassiona, culla e carica allo stesso tempo. Un disco che merita, ovviamente, ascolti ripetuti soprattutto per poter meglio apprezzare i passaggi più complessi e profondi, ma che sin da subito si rivela decisamente di alto livello. Ne riparleremo in sede di recensione.




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