Nick Cave - 20.000 Days On Earth
Un’immaginaria giornata della vita della rock star australiana.


Articolo a cura di Cristina Cannata - Pubblicata in data: 06/12/14
"Memory is what we are. Your very soul and your very reason to be alive are tied up in memory"


20.000 Days on Earth non è l'usuale film sulla vita di una rock star: non è né un film concerto né un documentario in cui si mette in scena il ritratto reverenziale dell'artista intento a raccontare la storia del proprio successo; è piuttosto un'ode alla creatività, al processo creativo in quanto tale, che emerge dal racconto immaginario del 20.000esimo giorno sulla terra di Nick Cave, musicista rock e icona culturale. Prodotto da Nexo Digital e proposto nelle sale italiane per soli due giorni, il 2 e il 3 dicembre, si tratta di un film che vede il debutto alla regia di due artisti innovativi, Iain Forsyth e Jane Pollard, intenti a "lavorare all'idea di cosa ci rende ciò che siamo e come impieghiamo il nostro tempo sulla terra". Ed è proprio su questa linea che si sviluppa l'intero film, in cui realtà e finzione si legano indissolubilmente. Una pellicola incentrata non sulla figura di Cave, ma su quella di un uomo, con le sue memorie, le sue paure e le sue certezze; un'opera capace di essere apprezzata anche da chi non conosce bene il protagonista. La sottile vena umoristica consente inoltre di smorzare ogni potenziale accenno di pomposità e di trattare temi profondi in termini semplici.

 

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"Questo giorno è indistintamente più vero e meno vero, più interessante e meno interessante di una mia giornata reale, dipende da come lo si guarda": l'intero film è costruito su una giornata qualunque, tra la fine del 2012 e gli inizi del 2013, durante i lavori di "Push The Sky Away" (quindicesimo album dei Nick Cave and the Bad Seeds) ed ambientato a Brighton dove attualmente l'artista vive con la moglie Susie e con i loro due figli. Tre sono le scene chiave, concepite appositamente per far emergere la dimensione del racconto, della memoria, dello story telling. La prima è incardinata sull'incontro del musicista con lo psicanalista Darian Leader: Cave si racconta, mettendo a fuoco in particolare la sua infanzia e adolescenza; è evocata principalmente la figura del padre, il quale sembra avere un ruolo fondamentale nel suo avvicinamento alla scrittura. La seconda è ambientata a casa di Warren Ellis, chitarrista e violinista dei Bad Seeds, con il quale l'artista australiano si intratterrà con una piacevole chiacchierata durante il pranzo; il frammento sembra essere costruito con l'apposita intenzione di analizzare un particolare concetto, quello di performance. Qual è l'ideale di performance? Per farlo si fa riferimento ad uno show di Nina Simone, a cui Cave assistette e da cui ne rimase altamente impressionato. A seguire la terza scena si snoda negli archivi in cui è la memoria a far da padrone; un mondo sotterraneo senza tempo intriso dei ricordi di un'intera carriera; ottimo spunto per raccontare simpatici aneddoti sui Birthday Party (la prima band dell'artista australiano) fino al successo di "Where The Wild Roses Grow".

 

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A collegare i tre corpi centrali, tre sequenze in auto che vedono Cave guidare da un luogo ad un altro e che rappresentano quei particolari momenti in cui la mente umane sfugge dalla realtà e vaga in un'altra dimensione. Si vede l'artista perdersi in conversazioni, in una dimensione totalmente onirica, con tre voci che si materializzano in tre persone che hanno avuto un ruolo nella vita dell'artista. Il primo è Ray Winstone, attore britannico che compare nel film "The Proposition" (la cui sceneggiatura è stata curata dall'artista australiano stesso) con il quale si discute dell'immagine che ogni artista ha di se stesso e del desiderio di successo; a seguire Blixa Bargeld, ex musicista dei Bad Seeds che spiega le ragioni dell'abbandono; a chiudere il triangolo Kylie Minogue, che racconta il primo concerto dei Bad Seeds a cui ha assistito. Intervengono, a colmare gli spazi vacanti, immagini dell'artista e della sua band impegnati nella fase di scrittura dell'ultimo album, attimi in cui la musica si innalza a protagonista e in cui il processo creativo si palesa in tutta la sua maestosità; diverse sono le sequenze presentate, tra cui "Higgs Boson Blues" (in una versione diversa da quella presente su disco), "Give Us a Kiss", e le registrazioni del coro di bambini di "Push The Sky Away". Non mancano neppure frammenti di show dei Bad Seeds, in cui emerge di nuovo il concetto di performance e il modo intenso con cui il cantante vive il palco. Si colloca a fine giornata, e quindi a fine film, l'unica scena di intima quotidianità che vede Cave con i suoi figli davanti alla tv a mangiare una pizza.

 

Lontano dall'ortodossia dello standardizzato film rock, 20.000 Days on Earth non parla di un'artista, ma parla della creatività, della memoria, della passione, elementi che formano il fil rouge che tiene insieme l'intera pellicola.




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