The Dirt - la biografia dei Mötley Crüe in edizione integrale
Il racconto di una vita on the road tra eccessi, cadute e risalite.


Articolo a cura di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 29/03/13

“Dedicato alle nostre mogli e ai nostri figli nella speranza che possano perdonarci per quello che abbiamo fatto.”


Probabilmente ne avrete già sentito parlare, e magari l’avete anche letto nel lontano 2002, ma forse non sapete che l’edizione stampata 10 anni dopo da Tsunami Edizioni è quella definitiva, quella integrale: 60 pagine in più rispetto alla prima versione che, pur senza stravolgere il senso, era stata ingiustamente riassunta a quanto pare per motivi economici.
Nikki Sixx, Tommy Lee, Vince Neil e Mick Mars sono i Mötley Crüe, la band più oltraggiosa del rock, e “The Dirt” riporta, come fossero raccolte nella perizia di un avvocato pronto per l’arringa in tribunale, le confessioni dei superstiti di uno stile di vita che i quattro assistiti rappresentano per diritto acquisito sul campo: sesso, droga e rock n’ roll… in ordine rigorosamente sparso.


motleycrue_speciale2013_01Partiamo dall’impostazione del libro, probabilmente la caratteristica che riesce a renderlo così tanto efficace. The Dirt è suddiviso in dodici parti, ciascuna delle quali contiene una serie di capitoletti che vanno dal cortissimo al medio/lungo. Ognuno di questi capitoli è la voce di uno dei nostri eroi, e di altri personaggi del loro mondo, che si raccontano a cuore aperto col geniale coordinamento di Neil Strauss, scrittore, giornalista (NY Times, Rolling Stones)  e ghostwriter che ha avuto il  difficilissimo compito di mettere insieme i pezzi del puzzle per cercare di renderlo dinamico, eccitante e coinvolgente. Bingo.


Cominciate ad entrare in un’ottica del tutto differente da quella che vi si prospetta con la maggior parte delle biografie che avete letto perché non solo il “rock n roll”, inteso come argomento musicale in senso stretto, è relegato nei bassifondi, ma i fattori “sesso” e “droga” sono argomentati in modo così esplicito e crudo che in confronto “Per amore e per forza: l'autobiografia di Cicciolina” e “Noi ragazzi dello Zoo di Berlino” paiono favolette disneyane. Dalle stalle alle stelle e dalle stelle alle stalle in un continuo saliscendi fatto di debiti, depressione, armi da fuoco, morte, auto-distruzione, commiserazione, tradimenti, carcere, e poi ancora… lusso sfrenato, residenze milionarie, auto da corsa, party selvaggi, sold out in ogni parte del mondo, sesso, sesso e ancora sesso. Ogni singolo passaggio del libro ha una doppia funzione, quella di sconvolgere il lettore e allo stesso tempo quella di creare la giusta dose di attesa per la confessione successiva: scoprirete che “ogni giorno era una lotta tra un gruppo determinato ad autodistruggersi e una casa discografica che voleva tenerli a bada”, che i Metallica e Slash quando hanno saputo che i Motley avevano smesso di bere “non gli avevano più rivolto la parola”, che Nikki ha rischiato seriamente di morire per un’overdose, che Ozzy (c’è anche lui) ha sniffato formiche e leccato il piscio di Nikki, che Tommy Lee non ha realmente picchiato Pamela Anderson come i telegiornali hanno raccontato, che Mick Mars porta le zeppe perché a causa della sua malattia “non vuole sembrare un pigmeo”, che Steven Tyler (Aerosmith) ha lasciato dei messaggi ben precisi a Nikki Sixx sul suo livello di tossicodipendenza “ci sono passato anche io, so come uscirne, chiamami”… e molto altro, tutto dettagliato nero su bianco, quattro vite nel delirio più totale.


motleycrue_speciale2013_02Devo ammettere che, nonostante i passaggi adrenalinici e totalmente fuori di testa, il capitolo che più ha catturato la mia attenzione è di gran lunga quello dove Vince Neil racconta gli ultimi mesi di vita della sua figlioletta Skylar, morta a causa di un cancro che l’ha devastata alla tenera età di quattro anni. È il resoconto angosciante di un evento che ha martoriato la vita dei genitori e scintilla che ha aperto alla reunion del gruppo dopo l’ingresso al microfono di John Corabi (poi silurato malamente dalla Elektra: no soldi, no party).


“The Dirt” è probabilmente il miglior lavoro mai concepito dai Mötley Crüe, un’opera che a livello artistico supera la loro stessa discografia. Nel libro ci si chiede come mai abbiano raggiunto il successo più per le intemperanze fuori dal palco che per gli incisi in studio… Beh, noi non sappiamo rispondere ma possiamo dirvi che queste quattro menti malate, tanto diverse eppure con un livello così alto di compensazione, sono state in grado di realizzare capolavori sotto l’influsso costante di alcool, droghe, tentazioni continue in una vita sregolata: fossero stati sobri nessuno si sarebbe mai accorto di loro, nemmeno la bagnina di Baywatch. Lunga vita ai Mötley.




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