SpazioRock presenta: Through Her Eyes #4
Con la scrittrice Costanza Colombo andiamo alla scoperta dei protagonisti dei Concept Album più emozionanti del rock


Articolo a cura di Costanza Colombo - Pubblicata in data: 04/08/13

    Il presente speciale intende svelare quel che accadeva dietro le quinte di quel favoloso palco sul quale i Beatles si esibirono per decenni, gettando le migliori fondamenta per la musica che gira quotidianamente nei nostri stereo.


    Sebbene “Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band” sia passato alla storia come uno dei primi concept album, non lo è affatto. L'unico elemento unificante è il tema di Sgt. Pepper, presente in un paio di pezzi e la copertina del disco, primo a poter vantare un booklet ripiegato all'interno della custodia con tanto di testi stampati e artwork creato da un noto artista (Peter Blake) a cui valse il Grammy per la miglior copertina per album nel 1968. Nonostante le liriche non siano connesse in maniera esplicita, sussiste comunque un legame di fondo che è da ricercare nel perfetto equilibrio tra i due diversi approcci alla composizione adottati da Paul McCartney e John Lennon.


    Sul finire del '66, il successo dei Fab Four era già tale da creare una forte aspettativa nel pubblico che attendeva non soltanto un altro capolavoro artistico ma anche una visione profetica. Per allentare la pressione, Paul sviluppò l'idea di Sgt. Pepper, e dei suoi musicisti, così da offrire un'identità alternativa che fornisse maggior libertà creativa alla propria band. Lo spunto fu una vacanza di McCartney in Francia, durante la quale aveva   adottato un travestimento facciale così da poter viaggiare in incognito. Tale esperienza lo aveva fatto riflettere riguardo a quanto sarebbero potuti sentirsi liberi come band se avessero adottato un travestimento di gruppo. In realtà, la “mascherata” è protagonista soltanto dell'opening track (Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band) e della ripresa (Sgt Pepper's (Reprise)) che anticipa la chiusura dell'album.


    La buonaparte di Sgt. Pepper venne scritta durante le registrazioni del disco, con Paul e John che traevano ispirazione da qualsiasi cosa accadeva attorno a loro. Lennon versava in un periodo di crisi creativa ed è questa la ragione per cui McCartney dominò il disco. John infatti si avventurava raramente lontano da casa, non si interessava agli affari e traeva ispirazione non dall'arte comtemporanea bensì degli oggetti e dalla vita domestica. Good morning good morning, copiata letteralmente dalla pubblicità di una nota marca di cereali, è un accurato riassunto della sua situazione e un'ammissione del  fatto che non avesse più niente da dire. La canzone rispecchia l'indolenza in cui egli trascorreva le sue giornate come risultato dell'abuso di droghe, di un matrimonio finito (a pochi mesi prima risaliva il suo primo incontro con Yoko Ono) e delle giornate scandite soltanto dai pasti e dai programmi TV. Esempi di quest'ispirazione domestica sono Lucy In The Sky With Diamonds, nata da un disegno del figlio Julian, nel quale era ritratta una compagna di scuola, Being for the Benefit of Mr. Kite, tratta dalla locandina di uno spettacolo d'epoca vittoriana dalla quale John attinse i nomi dei personaggi presenti nella canzone e il suo contributo a A Day In The Life ispirato da notizie del quotidiano. Sempre da un reale fatto di cronaca, venne fuori la She's Leaving Home di McCartney. A quest'ultimo si deve la paternità anche dell'enigmatca Fixing a Hole, dell'ammiccante Lovely Rita e della satirica  When I'm Sixty-Four. Nel disco sono presenti numerosi riferimenti, più o meno velati, alle droghe, sia acidi che erba, che contribuirono a creare un'aura di psichedelia attorno al disco. C'è chi sostiene che Fixing A Hole sia dedicata all'eroina e Lucy In The Sky With Diamonds all'LSD, quel che è certo è che, in interviste successive all'uscita dell'album McCartney confermò alcune di queste voci e smentì le più estreme. Proprio in quel periodo, il consumo d'acidi influenzò molto anche George Harrison alla quale si deve l'orientaleggiante Within You Without you, registrata senza la partecipazione di nessun altro membro della band. A Ringo Starr è invece riservata With A Little Help From My Friends confezionatagli su misura da Paul nell'ottica di creare una canzone orecchiabile e facilmente cantabile anche dai fans. La stesura della lirica è uno degli esempi di composizione Lennon-McCartney. Lo stesso accadde per Getting Better nella quale convivono armoniosamente l'ottimismo del ritornello di McCartney e le confessioni di Lennon riguardo ai suoi trascorsi di ragazzo ribelle e violento con le donne.

    Il miglior frutto della loro collaborazione, basata sulla rivalità, più che sul venirsi incontro in maniera costruttiva è A Day In The Life il cui testo può essere suddiviso in quattro blocchi narrativi diversi. La prima e l'ultima parte si devono a Lennon e trattano rispettivamente della morte di un loro comune amico e compagno di feste, Tara Browne, e di un articoletto relativo alla situazione del manto stradale di Blackburn (Lancashire). La seconda parte invece si riferisce alla partecipazione di John a un film di satira antimilitarista (Come ho vinto la guerra) tratto dal libro di Patrick Ryan mentre la terza è una sorta di ritorno all'adolescenza rivista attraverso i ricordi di McCartney. L'intera canzone, il cui ultimo verso venne suggerito da un vecchio amico (Terry Doran) di Lennon, è un inno al nonsense in chiave umoristica che celebra la perfetta sintonia artistica dei due Beatle ed è proprio per questo che è stata scelta come base del racconto a seguire.

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THROUGH HER EYES #4: SGT. PEPPER'S LONELY HEARTS CLUB BAND



"A day in the life: cronaca d'ordinaria psichedelia."

Liverpool, 18 dicembre 1966
   
    Il gallo cantò, il jingle dei Kellogg's Corn Flakes augurò loro il buongiorno e il Daily Mail s'aprì alla pagina della cronaca nera. Melanie era scappata di casa all'alba e Tara aveva perso la vita in un incidente d'auto in Earl Court. Nonostante quest'ultima notizia fosse piuttosto triste, John non riuscì a trattenere una risata.
    “Che hai da ridere?” Gli domandò la moglie mentre gli versava il caffé.
    “Ho visto la fotografia.. gli è esplosa la testa in auto, non si era accorto che il semaforo era diventato rosso. Una gran folla di gente è rimasta a guardalo, l'avevano già visto da qualche parte, ma nessuno era davvero sicuro che fosse un membro della camera dei Lords.” Cynthia si strinse nelle spalle e, sebbene ormai avessero ben poco da dirsi, tentò di coinvolgerlo in una conversazione: “Sai, ieri sera sono andata a rivedere 'Come ho vinto la guerra'. Molti degli spettatori se ne sono andati a metà ma io son dovuta restare, avevo voglia di rivederti sul grande schermo!” John annuì svogliato e la donna lo lasciò perdere, quanto avrebbe voluto essere ancora in grado d'attirare la sua attenzione.. e invece sentiva d'averlo perduto per quella strampalata d'una giapponese che aveva conosciuto qualche mese prima.
 
throughhereyes4_03    Altrove, Paul si svegliò, cadde giù dal letto e, passatosi il pettine tra i capelli, scese giù per le scale. Fatta colazione, sollevò lo sguardo all'orologio e si rese conto di quanto fosse già tardi. Indossati cappotto e cappello, prese l'autobus per un pelo e, salito al secondo piano, s'accese una sigaretta. Lassù qualcuno parlava e lui scivolò di nuovo in un sogno.
    Era a bordo d'una barca che scivolava su di un fiume fiancheggiato da mandarini sotto un cielo di marmellata. Qualcuno lo stava chiamando e lui rispose lentamente.. era un ragazza dallo sguardo caleidoscopico. Fiori di cellophane, gialli e verdi, torreggiavano sopra alla sua testa mentre lui cercava la ragazza col sole negli occhi. La seguì fino ad un ponte vicino ad una fontana dove della gente mangiava marshmallow in sella a cavalli a dondolo. Tutti gli sorridevano mentre andava alla deriva oltre a quei fiori che crescono incredibilmente alti. Poi d'un tratto, raggiunta la spiaggia, trovò un taxi fatto di giornali che attendeva di portalo via. Salì e, con la testa tra le nuvole, partì per un nuovo scenario. Stavolta si ritrovò a bordo d'un treno fermo in una stazione con facchini di plastilina e traversine di vetro. Ecco che qualcuno s'avvicinò al cancelletto girevole, era proprio lei, Lucy, lei che volava in cielo vestita di diamanti.
    Una brusca frenata lo svegliò e Paul incrociò lo sguardo di Rita, ferma sul marciapiede di fianco a un parchimetro. Stava riempiendo un biglietto nel suo libretto bianco. Il berretto che indossava la faceva apparire più grande di quanto non fosse e la borsa a tracolla le dava un che di militaresco, eppure era così carina. Gli tornò in mente di quella volta che l'aveva invitata per un tè. Aveva provato a conquistarla mentre ridevano davanti alla cena che aveva pagato lei. Poi se l'era portata a casa e se l'era quasi fatta, su quel divano affollato di sorelle. Rita, la parcheggiatrice, che l'aveva appena salutato con un occhiolino.    
   
    George riavvolse il nastro, curioso di riascoltare l'ultima nata. Gli altri erano in ritardo e lui aveva appena terminato la registrazione della canzone composta la sera prima con un amico tedesco e il suo armonium. Mentre riascoltava la propria risata, in chiusura al pezzo, la porta si spalancò e Ringo fece il suo ingresso. Per quel giorno avevano in programma di registrare una canzone composta appositamente per farla cantare al batterista e questi non riusciva a nascondere il proprio nervosismo a riguardo. Egli non aveva una grande estensione, così quella era stata scritta discretamente bassa e nella maniera più semplice possibile.
    Sedutosi di fronte al chitarrista, Ringo gli domandò: “Che cosa penseresti se stonassi?” George ripose il sitar nella custodia e si strinse nelle spalle.
    “Mi daresti una mano a migliorare?” Resosi conto che la preoccupazione dell'amico era sincera, si alzò per dargli una pacca sulla spalla e gli assicurò che sarebbe tutto andato per il meglio.     
    “Se lo dici tu..” Replicò Ringo senza troppa convinzione, poi aggiunse: “E la tua canzone di cosa parla invece?”
    “Di quel che ci siamo detti ieri sera alla festa di Klaus -rispose George lisciandosi i baffi- stavamo parlando della distanza che c'è tra noi e della gente che si nasconde dietro un muro d'illusioni tanto da non veder mai la verità e poi morire.” Ringo ricambiò lo sguardo ancora allucinato dell'amico, doveva esserci andato giù pesante d'acidi anche stavolta.
    “Stavamo parlando dell'amore che potrebbe esserci tra noi e di come, quando lo si trova, si debba far di tutto per tenerlo stretto perché è grazie al nostro amore che potremmo salvare il mondo, se solo loro sapessero.. Devi cercare di capire che tutto è già dentro di te e che nessun altro può farti cambiare, cercare di vedere che in realtà sei solo una cosa molto piccola e che la vita scorre dentro e fuori di te.”

    Fu allora che la porta s'aprì di nuovo ed entrarono Paul e John, seguiti da un vecchio amico di quest'ultimo. I due discutevano animatamente su un trafiletto del quotidiano tenuto stretto tra le mani del primo.
    “Quattromila buche a Blackburn, Lancashire!”
    “Ventisei buche a testa per ogni residente!” Aggunse McCartney con falsa indignazione, a sottolineare l'inutilità della notizia.
    “Sebbene fossero piuttosto piccole, le hanno dovute contare tutte.. ” aggiunse Lennon.
    “Così adesso sanno quante buche ci vogliono per riempire l'Albert Hall.” Sentenziò Terry chiudendo la porta dietro di sé.
    “E io che mi preoccupavo tanto d'aggiustare il buco che ho nel tetto della nuova casa a High Park.” Sbottò Paul gettandosi sul divano di fianco a Ringo. Quindi si voltò verso quest'ultimo e gli chiese: “Dunque, sei pronto per la tua performance?”
    “Si, ce la farò.. con un piccolo aiuto da parte dei miei amici!” Rispose il batterista contagiato dall'ottimismo del bassista.
    “Benone, vedi che sta sempre andando meglio?!” Esclamò Paul alla volta di John. L'altro scosse il capo e sollevando un sopracciglio concluse: “In effetti non potrebbe certo andare peggio di così.”

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