Bolan Boogie – La vita e la musica di Marc Bolan e dei T. Rex
Fantasmagorico diario di viaggio della meteora piů abbacinante dell’Inghilterra post beatlesiana.


Articolo a cura di Costanza Colombo - Pubblicata in data: 14/06/15

"Non ho mai avuto alcuna concorrenza, a parte Marc Bolan... Mi sono dato da fare come un matto per superarlo." David Bowie

 

Mod, dandy, pop-rock star, fruttivendolo cosmico.

 

Queste alcune delle etichette che Marc Bolan, all'anagrafe Mark Feld, frontman dei T. Rex si scelse, e/o guadagnò, durante i suoi 30 anni scarsi di vita. Innocuo idolo di teen-ager (e rispettivi genitori), oltre ai boccoli pre-raffaelliti aveva dalla sua una fenomenale autostima grazie alla quale riuscì a conquistarsi gli strumenti e i contatti necessari a emergere e conquistare un effimero ma epocale successo. Effimero per classifiche e critica post ‘73, non certo per i fans che, a tutt'oggi, lo venerano come una delle divinità del rock britannico.

 

E, se questi ultimi si son già risposti da soli, per chi invece fosse ancora perplesso, o semplicemente all'oscuro, del come Mark/c sia passato dal fare l'indossatore di giacche, allo scimmiottare Bob Dylan con una chitarra (che pare non sapesse manco accordare), per poi darsi al proto-punk dei John's Children, a fine 60s, e infine ritrovarsi in mano lo scettro di precursore di Michael Jackson e Prince, Tsunami Edizioni ha finalmente svelato l'arcano.

 

copertina_bolan La biografia del 20th Century Boy, firmata da Paul Roland, assoluto esperto in materia, nonché giornalista musicale, ed egli stesso musicista, riesce dunque nell'impresa di definire i contorni fumosi di un personaggio tanto indefinibile e futuristico quanto lo erano i suoi testi ("e all'epoca Bolan neppure si drogava!"), il cui nome d'arte si deve a un refuso. 250 pagine di aneddoti e numerose testimonianze visive (non solo nel variegato inserto a colori) a immortalare, senza più alcuna lacuna, colui che era capace di autoproclamarsi erede di Elvis suonando convincente.

 

13 capitoli da manuale a ripercorrere il talento e un'eredità di alti e i bassi, discografici e non, dell'elfico chitarrista (lui il primo a non crederci) in grado di sostituire i Fab 4 nei cuori (e nell'isteria post-concerto) delle masse britanniche, suscitare l'ammirazione di Elton John (al punto da regalargli un cartonato di sé stesso per il compleanno) e dello stesso Ringo Starr. Il tutto tra una sortita a ravanare nei cassonetti con Bowie (alla ricerca del capo d'abbigliamento mancante ai propri guardaroba) e una presunta iniziazione all'occulto a opera del mago parigino che ne preconizzò la prematura morte (misteriosamente ritratta, e azzeccata, niente meno che da Magritte!).

 

Consigliato, dettagliatissimo e perfettamente contestualizzato sunto di uno dei capitoli del rock-pop inglese. Essenziale per i moltissimi che ancora considerano Bolan un'ispirazione e anche per coloro che non hanno la più pallida idea del perché qualcuno si sia preso la briga di scriverci su. 




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