In the town where I was born I: Penny Lane e dintorni
Let me take you down 'cause I'm going to Strawberry Fields


Articolo a cura di Costanza Colombo - Pubblicata in data: 17/02/15

"La chitarra va benissimo, John, ma non è con quella che ti guadagnerai da vivere."

Zia Mimi.

 

mendips_01

Sul finire degli anni '40, l'unica long (and winding) road nella vita di John Lennon era Menlove Avenue. Discrimine tra i sobborghi di Allerton e Woolton, quando questi non erano ancora stati annessi alla periferia della Liverpool odierna, quelle due miglia tra la St. Peter's Church e il roundabout di Penny Lane furono l'equatore dell'infanzia e adolescenza medio-borghese di uno dei songwriters più influenti del pianeta. Abbandonato dai genitori naturali, dall'età di cinque anni, Lennon venne cresciuto nella bifamiliare nota come Mendips (251, Menlove Avenue) dalla zia materna Mimi e dal di lei marito George Toogood Smith. Se della prima resta il severo, ma presente, affetto con cui si prese cura del nipote, la memoria del secondo è affidata a una tomba, che il passar del tempo ha già compromesso, nel cimitero della chiesa succitata. Seppur crescendo Lennon non abbia mai fatto mistero delle sue opinioni anticlericali, fu proprio tra le fredde navate della chiesa di St. Peter che la sua voce venne udita cantare per la prima volta. Membro del coro e del gruppo giovanile della parrocchia, John ne frequentò l'oratorio per anni finché, ormai quasi 17enne, vi conobbe il 15enne Paul McCartney.

 

st.peters_church

Era la sera del 6 luglio 1957. Lo zio che gli aveva regalato il suo primo strumento, un'armonica a bocca, era morto già da quattro anni e, proprio quell'estate, Lennon aveva lasciato la Quarry Bank High School per continuare la sua scostante carriera scolastica al Liverpool College of Art. Invitato da un amico, nonché compagno di scuola, Ivan Vaughn, all'esibizione di una band di cui questi faceva saltuariamente parte, McCartney si lasciò convincere sia dalla curiosità per lo skiffle rock dei Quarry Men che dalla prospettiva di rimorchiare qualche ragazzina. Come magistralmente riprodotto da una delle scene più emozionanti del film "Nowhere Boy" (Sam Taylor-Wood, 2009), l'incontro tra due dei padri della musica moderna avvenne proprio in tenera età quando uno era poco più che un ciuffo di capelli in camicia a scacchi, a scimmiottare Elvis Presley, e l'altro una giacca bianca sportiva e pantaloni aderenti che tentava di darsi un tono per far dimenticare la sua provenienza più popolare.

 

inthetown02Camminando nel cortile di quella stessa chiesa, tra obelischi funebri di fine ottocento, lapidi divelte e tombe sconnesse, non si può far a meno di immaginarvi i due giovani Beatle far lo stesso. Nonostante le smentite di McCartney, è difficile credere che l'universalmente celebre "Eleanor Rigby" non sia stata ispirata da una delle iscrizioni lapidee più fotografate d'Inghilterra o che anche il Father McKenzie, presente nel medesimo testo, non sia stato così battezzato per i numerosi defunti suoi omonimi ivi sepolti.

 

 

strawberry_field

Lasciandosi alle spalle l'austero campanile di St. Peter, e i suoi morti, risalendo i mattoni bruni di Quarry Street fino all'intersezione con Beaconsfield Road, è proprio svoltando sulla sinistra di quest'ultima che, poco più avanti, si cela, dietro ad un alto muro scalato soltanto dall'edera, il verde di Strawberry Field. Oltre la bella cancellata rossa, in passato vittima di un furto consumato e rimediato in 24 ore, si stende il giardino dell'allora orfanotrofio dove Lennon si

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recava spesso per giocare, vendere limonata ed ascoltare la banda dell'Esercito della Salvezza la cui musica fungeva da richiamo per il bambino impaziente che strattonava la zia giù per il marciapiede pur di non di perdersi lo spettacolo.

 

E chissà quante altre volte, il giovanissimo McCartney aveva invece osservato, col naso contro il finestrino di un doubledecker diretto al centro città, il vivace brulicare attorno allo snodo di Penny Lane. Seppur le botteghe abbiano cambiato gestione, nonostante le insegne moderne abbiano irrimediabilmente compromesso l'atmosfera anni '50, seduti alla fermata di fronte la banca, a pochi passi dal famoso barbiere, è oggettivamente impossibile non ritrovarsi a fischiettare di pompieri, clessidre infermiere e papaveri. Il tutto sotto a quel cielo finalmente blu, immersi nello scenario di una delle canzoni più care ai fan della band che, ancor più oggettivamente, ha cambiato la storia della musica.

 

Non male per un corista degenere, un bassista mancino, uno sciattone di Speke (come zia Mimi era solita chiamare George Harrison) e il loro batterista stonato.




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