Libri: "Whitesnake: il viaggio del serpente bianco"
Esce per Tsunami Edizioni la biografia degli Whitesnake.


Articolo a cura di Luca Ciuti - Pubblicata in data: 24/06/16

Quando si parla di band che hanno fatto la storia, gli Whitesnake arrivano chissà perché sempre in seconda battuta, pur essendo un gruppo centrale nella storia dell'hard rock, nel vero senso della parola: nati dalle ceneri dei Deep Purple, fortemente influenzati dai Led Zeppelin, sono transitati dall'hard blues, dall'AOR e persino dall'hair metal, incarnando a più riprese il ruolo di band spartiacque fra le varie epoche, proprio per la capacità di interpretare in momenti diversi tutte le declinazioni del rock duro.

 

 

whitesnakecover Impossibile ripercorrere il viaggio di Coverdale e della sua creatura senza rendere giustizia all'autore del libro: Martin Popoff, canadese, è uno di quei giornalisti che come si dice in gergo fanno scena da soli. I suoi libri sembrano la trasposizione di "Classic Rock", la collana di DVD che racconta retroscena e genesi dei dischi che hanno fatto la storia. Se avete letto le biografie di Rush e Scorpions capirete cosa intendiamo dire: uno scrittore che non infarcisce le sue opere con aneddoti di quart'ordine, sensazionalismi o storie di depravazione e cliché valide un po' per tutti. Con Martin Popoff ci si immerge letteralmente nella genesi dei dischi attraverso le parole e i ricordi dei protagonisti, i retroscena, le strategie, in una parola l'autentico making of musicale di ogni band. Con lo scrittore canadese la musica diventa una scienza esatta, e quindi materiale per cultori un po' nerd come in fondo tutti noi siamo. Non troverete dunque i racconti delle notti bianche di Coverdale a cavallo degli eighties, quello no, piuttosto lo straordinario viaggio di David Coverdale e del Serpente Bianco raccontato attraverso le parole dei protagonisti, i gemelli delle sei corde Bernie Marsden e Micky Moody, l'eclettico Neil Murray e soprattutto John Davide Kalodner, storico A&R della Geffen, già artefice del successo dei Foreigner, della rinascita degli Aerosmith e personaggio tutto da scoprire. Manca, ed è questo l'aspetto curioso, la voce del padrone, ossia David Coverdale, i cui estratti si limitano a stralci di un'intervista concessa all'autore nel 2003, sufficienti comunque a ripercorrere con lucidità le tappe fondamentali della sua lunga e fortunata carriera.

 

Catapultati negli anni '80 un po' per caso, gli Whitesnake furono gli ultimi reduci di una stagione, quella dei seventies, soffocata dall'arrivo del punk, della New Wave Of British Heavy Metal e dell'hard rock patinato d'oltreoceano. Con queste premesse tutt'altro che benevole, l'ex singer dei Deep Purple costruisce pezzo dopo pezzo un successo che ha dell'incredibile, frutto della grande capacità di adattamento ai tempi e delle sue grandi intuizioni, non esente tuttavia da passaggi controversi: il periodo di "Slide It In" e "1987" viene giustamente ricordato come il momento di massima popolarità, ma anche quello in cui la band sacrificherà la propria veracità a favore di un approccio mercantilistico che la rende molto più simile a una multinazionale che a una hard rock band (esemplare in tal senso è la genesi della line up che porterà in tour "1987", costituitasi letteralmente sul set del video di "Is This Love?"). Tutte queste restano semplici speculazioni editoriali, se confrontate alle vendite milionarie appunto di "1987", al restyling di pezzi come "Crying In The Rain" e "Here I Go Again", alla ventata di aria fresca (e di dollari) che tutta l'operazione portò con sé. Da lì in poi la carriera degli Whitesnake sarà solo celebrazione di un mito, rispolverato al momento giusto ("Good To Be Bad") e caratterizzato da un ininterrotto andirivieni di grandi musicisti: Steve Vai, Adrian Vanderberg, Warren De Martini, Marco Mendoza e Doug Aldritch sono soltanto alcuni dei nomi che hanno arricchito le fila del Serpente Bianco, ricoprendo, anche solo per lo spazio di un tour, ruoli ambiti dai migliori musicisti della scena. Fino a diventare autentica testa di ponte fra il rock del Vecchio e del Nuovo Continente, fra quello degli anni '70 e '80. Con una menzione d'onore sul finale per il nostro direttore Gaetano Loffredo, che mette la firma sul capitolo finale del libro, quello dedicato al recente "The Purple Album" e all'ingresso dello stallone italiano in formazione, alias Michele Luppi. Per tutti questi motivi e molto altro che non vi anticipiamo, la biografia "Whitesnake: il viaggio del serpente bianco" si posizione fra i migliori titoli pubblicati in Italia dalla Tsunami Edizioni. Perché il posto che merita David Coverdale, quando si parla di lui, resta sempre quello più in alto.




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