In the town where I was born II: Sheffield.
Such a lust for life, the circus comes to town


Articolo a cura di Costanza Colombo - Pubblicata in data: 15/04/15

"I don't want to work here for the next fifty years. Anything to get out of this shit."

Joe Elliot.

 

defleppardstar

Legittima aspirazione, soprattutto se sei cresciuto sotto la pioggia che ti si accanisce addosso per ripicca di come invece le ciminiere non si lascino scalfire. Sono le stesse che torreggiano impietose sul degrado della non-vita da catena di montaggio. Quelle a cui, esaurito il carbone, si sacrificano, di generazione in generazione, i sogni. Quelle che sbuffano tossine e rassegnazione a ingrigire l'unico cielo concesso. Comprensibile rigetto per le giornate spese rinchiuso in uno scantinato tra bulloni, stracci e mole.

 

 

Al debutto operaio di Elliot, in una delle fabbriche di posate che resero famosa Sheffield in tutto il mondo, seguì infatti un esiziale periodo da magazziniere conclusosi quando il giovane Joe si fece beccare a giocare a cricket tra gli scatoloni. Dopo di che trovò il modo di guadagnarsi da vivere seduto dietro il volante di un furgone ben presto dirottato al trasporto degli strumenti di una band ancora acerba. Stessa band che, per tentare di far quadrare i conti, trovava da esibirsi solo nei dopo-lavoro maschili con indosso vestiti da donna. Il merito d'averli tirati fuori dalla sala prove e scaraventati su quel palco che, nonostante i sogni di gloria, gli altri erano restii a sfidare, fu di Steve Clark.

 

steveclark. 

 

Frustrato di come alle tre ore di prove a notte ancora non seguissero esibizioni dal vivo, una sera, il chitarrista s'ingollò due pinte di birra e trovò il coraggio di dire agli altri che ne aveva avuto abbastanza. La minaccia di abbandonarli al loro destino di perdenti e musicisti dilettanti, a meno di non trovare un concerto al più presto, funzionò e il 18 luglio del 1978 i Def Leppard si esibirono per la prima volta alla Westfield school davanti a 150 studenti. Ne guadagnarono i ben £5 che uno degli insegnanti si tirò fuori dalle tasche a fine serata. Poco da stupirsi di un tale ultimatum da parte di uno nato al confine tra le acciaierie e il nulla


steveclarkgravestone_03Infatti, se vieni dalle parti di Loxely spera di chiamarti Robin Hood oppure che qualcuno ti abbia regalato una chitarra entro gli 11 anni perché altrimenti non ti resterà che invecchiare come la pelle delle poltrone dietro le bow windows. Vuote, tranne che di polvere, si affacciano ancora oggi sul verde/grigio razionato lungo i portoni a schiera. Questo il panorama che sfila ai fianchi della corriera che taglia su per strade strette e in salita. Destinazione il cimitero di Wisewood, ultima spiaggia dell'autodistruttivo naufragio alcolico del trentenne autore, o co-autore che dir si voglia, dei più grandi successi dei Def Leppard. Pezzi merito del talento di quelle stesse dita che Clark cercò volontariamente di rendere inservibili, volendolo dire garbatamente, pur di non partire per il tour americano di "Hysteria". E alcool da cui dipendeva in segreto dal '78.

 

 

Stesso anno in cui, in Joe Elliot, tornando a casa a piedi con Pete Willis dalle prove, e dalla conseguente puntata al pub, si fermò davanti a uno dei muri del City Hall, il medesimo dove nel '71 aveva assistito al suo primo concerto (T-Rex), e col gesso vi scrisse: 'Def Leppard will play here in 1980.' In effetti lo fecero e andarono sold out.

 

 




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