Paul Stanley - Dietro La Maschera
La mia vita dentro e oltre la musica


Articolo a cura di Daniele Carlucci - Pubblicata in data: 23/12/14
"Essenzialmente non stavo affatto bene nei miei panni. Quando non puoi più sfuggire la realtà, le cose sono due: o finisci nel torpore più totale, o cerchi una via d’uscita. È davvero così semplice, in fondo. Ed era proprio nella mia maschera – senza giochi di parole – che dovevo ritrovare me stesso, e non intorpidirmi del tutto." 
 
Mancava solo lui all’appello e con l’autobiografia di Paul Stanley, "Dietro La Maschera" (Tsunami Edizioni), si chiude il cerchio attorno alla storia di ciascuno dei quattro componenti originali dei Kiss. Il frontman della leggendaria band americana si mette a nudo, si toglie la maschera e racconta minuziosamente tutti i passaggi della sua vita che lo hanno condotto al successo con la sua creatura, quel gruppo tanto desiderato fin da quando i Beatles stregano nel febbraio del 1964 gli Stati Uniti interi, compresi molti di quelli che sarebbero diventati da lì a qualche anno le future rockstar a stelle e strisce. Tra queste c’è Paul Stanley.

L’apparizione all’Ed Sullivan Show dei quattro di Liverpool è il salvagente che tira fuori Stanley dalle acque tempestose che agitano la sua infanzia. Lo Starchild convive fin dalla nascita con una menomazione all’orecchio destro (e conseguente sordità da quel lato) che lo espone ai crudeli commenti degli altri ragazzini (“Stanley il Mostro con un orecchio solo”) e causa notevoli difficoltà relazionali. La situazione familiare non aiuta poi a migliorare le cose, con dei genitori assenti e una sorella con seri problemi psichiatrici. Attraverso mille peripezie Paul riesce ad andare avanti perché nella sua testa, ben saldo, c’è un unico obbiettivo: diventare una rockstar. Lo sostiene sempre, anche a costo di farsi dare dello “stupido” da chi lo ascolta. Ma alla fine sappiamo chi riderà.

stan_bookDopo i Beatles, l’altro punto di svolta nella vita di Stanley è l’incontro con Gene Simmons (all’anagrafe Gene Klein), un’anima selvaggia con cui condivide la stessa passione per il rock n’ roll e la stessa determinazione nel voler raggiungere il successo. Da qui in poi la strada verso la prima incarnazione dei Kiss è tortuosa, ma tutti i pezzi del puzzle trovano il loro giusto incastro con l’aggiunta al gruppo di Peter Criss ed Ace Frehley. Il resto è storia, passando dai primi album con la Casablanca al boom di “Alive!”, dal “dono del cielo” Bob Ezrin e “Destroyer” alla scomparsa di Eric Carr, dagli anni bui in cui la band si è trovata ad un passo dal baratro fino ai giorni nostri con l’ultimo album “Monster” nel 2012.

Tutta la vita di Stanley è tormentata dalla ricerca della felicità, perché anche dopo essere diventato una rockstar, dopo aver infiammato migliaia di persone, arriva il momento in cui si scende dal palco e ci si ritrova soli. Soli con se stessi. Soli con i propri fantasmi.

“Non puoi stringere la mano a qualcuno quando la tua è stretta in un pugno.
Non puoi scoprire la bellezza che hai intorno a te quando non la trovi dentro.
Non puoi apprezzare gli altri quando ti senti affogare nella tua stessa infelicità.”

E lo Starchild ci mette quasi una vita per trovare delle risposte alle domande che lo tormentano, finché nel 1999 interpreta il ruolo di protagonista de “Il Fantasma Dell’opera” di Andrew Lloyd Webber e si immedesima fortemente nel personaggio. Questo viene notato da una signora che lavora per l’associazione AboutFace, impegnata nell’aiutare i bambini con deformazioni facciali, che chiede a Paul di dare loro una mano. Ed è così che Stanley per la prima volta si apre e parla apertamente del suo problema, condividendo la sua esperienza con quei bambini ed i loro genitori.

“Provavo un senso di liberazione nell’esporre qualcosa che è sempre stato così personale e doloroso per me. La verità mi aveva reso libero – la verità e Il Fantasma dell’Opera.”

Durante la lettura del libro sono moltissimi gli aneddoti raccontati da Stanley, così come le stilettate (prevedibili) a Peter Criss ed Ace Frehley. Non viene però risparmiata qualche frecciata nemmeno all’altra colonna portante dei Kiss, Gene Simmons, di cui risaltano megalomania ed avidità e di cui viene abbattuta la statua di "genio del marketing" eretta nel corso degli anni. La stessa sincerità viene utilizzata per raccontare le vicende personali, le vittorie e le sconfitte su è giù dal palco, la scelta di stare lontano dalle droghe, le insicurezze e le rivincite, tutto in modo diretto e senza peli sulla lingua.

In conclusione, “Dietro La Maschera” non è l’autocelebrazione di una rockstar, ma la storia di una persona comune raccontata in modo onesto e schietto. Essenziale per tutti i fan dei Kiss.




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