The Heroin Diaries - Un anno nella vita di una rockstar allo sbando
L'autobiografia tossica di Nikki Sixx: una folle corsa sulle montagne russe dell'inferno


Articolo a cura di Mia Frabetti - Pubblicata in data: 25/02/14
"There's nothing like a trail of blood
to find your way back home
"

 

Un ago conficcato nel braccio a perpetrare il sordido piacere della carne violata, sangue che cola tra croste rigurgitanti infezioni. Un fucile a pompa attanagliato da mani ridotte a piaghe purulente, incubi risvegliati dalla cocaina nella fetida tomba che Nikki Sixx ancora chiama casa. Una rockstar devastata, psicotica e depressa giace nuda ai piedi di un abete la mattina di Natale del 1986: niente famiglia, niente amici, neppure una misera vena o un fegato nuovo sotto l'albero - solo le allucinazioni paranoidi di uno squallido tossicodipendente all'ultimo stadio, e l'impellente necessità di spurgare un'anima satura di sporcizia e dolore.

 

speciale_the_heroin_diaries_1_02.Trasformati in sconosciuti rancorosi dal successo, dediti ciascuno ai propri vizi in mondi affatto comunicanti, i Mötley Crüe hanno abbandonato Nikki Sixx, e Nikki Sixx ha abbandonato loro: perché certi giorni nemmeno la musica ha più importanza, certi giorni la vita ha senso solo nella Tana dell'Eroina, e certi altri neppure lì, tra i ferri del mestiere e il caldo ottundimento della droga; certi giorni il richiamo dell'abisso è una dolce nenia, e allora conviene sbrigarsi a fare testamento, impugnare carta e penna "così, casomai morissi, lascerei almeno una traccia scritta della mia vita". Vent'anni più tardi quella traccia sarebbe diventata "The Heroin Diaries", e Nikki Sixx un habitué in vetta alle classifiche di vendita del New York Times; ma mentre scarabocchia le sue memorie di alcolizzato dipendente da cocaina ed eroina e di pasticcomane sull'orlo del suicidio, il bassista dei Mötley Crüe sa per certo che non sopravvivrà un altro anno nelle sue condizioni, e lo confessa a un diario rabberciato e a un mucchio di ritagli di carta. "Non so vivere e non riesco a morire", ammette con sincerità straziante, la pelle che si contorce per il disagio: e dunque scrive, perché se non scrive muore - perché, almeno finché scrive, esiste.

 

"I don't wanna die
Out here in the Valley
You don't have to lie,
I know that's what I'll do
"
 

28 gennaio 1987
Stanotte, Diario, voglio sperimentare qualcosa di diverso. Invece di scrivere sulle tue pagine dopo una serata di psicosi, ho deciso di descrivere il tutto man mano che avviene. Forse un domani qualcuno leggerà queste pagine e intuirà che cosa sia l'inferno.
Ecco che mi siedo. Le tende sono tirate, le candele accese, e siamo soltanto io e te. Ho la chitarra appoggiata in grembo, il diario è aperto sul tavolo, sono pronto. Vediamo cosa succede.
Mi sono appena fatto.
Sento la testa esplodere. Io...
Credo di dover vomitare.
Me ne rendo conto. Quello che sento in realtà non esiste.
C'è qualcuno...
È...

 

Nessuno, ovviamente: è solo l'ennesimo gioco malato con cui ammazzare il tempo, come "bere ettolitri d'acqua subito prima di iniettarmi la coca, per poi vomitarla tutta nella Jacuzzi mentre la testa mi esplode nella stratosfera", come squartarsi un braccio con una siringa spezzata perché "il troncone rotto non voleva saperne di entrare in quella vena di merda, e il richiamo della dose mi stava uccidendo", come iniettarsi Jack Daniel's e sniffare zucchero di canna in preda alla fregola, come interpretare la parte di Sid Vicious e pretendere di farla franca.

 

nikki_sixx_speciale_2014"La gente normale si nasconde dalla vita. Quelli come me, o Keith Richards, noi la viviamo. Siamo qui, percepiamo ogni sensazione, in ogni singolo momento... L'unico modo per vivere davvero è quello di mettersi a confronto con la propria mortalità", è uno degli sproloqui preferiti di Sixx, e guai a contraddirlo: "lui era il re, e quelle erano le abitudini della sua corte", commenteranno i complici del misfatto con Ian Gittins, firma del Guardian ingaggiata per ricostruire i dettagli della più grande fiera della depravazione inscenata nella storia del rock. Ma mentre il dittatore dei Mötley Crüe si ingozza di droga e il resto della gang sbanda pericolosamente nel corso di tour più lunghi di quanto possa sopportare, mentre le groupie accorrono a frotte sotto bufere di crack e persino professionisti dello sballo come gli Aerosmith iniziano a nutrire dubbi circa la sopravvivenza di Sixx, mentre Slash ("il fratellino che Nikki non ha mai avuto") inonda mezza America di piscio e vomito nel tentativo di eguagliare le sbronze del suo mentore e uno strafatto Tommy Lee sbava inerte in sedia a rotelle - oppure "tira fuori il cazzo e inizia a sbatterlo sulla scrivania" nel corso di un'intervista radiofonica -, le risate si contano sulle dita di una mano; e come nel caso di "The Dirt" sono amare, amarissime. Perché nel frattempo Nikki Sixx marcisce nell'indifferenza generale, con Vince Neil che a posteriori dichiara "lo preferivo quand'era fottuto", e un management che tira un sospiro di sollievo nel saperlo in hotel a bucarsi; perché ventinove anni sono troppo pochi per decidere di dare un calcio alla vita, e nessuno merita di finire "su una di quelle magliette al fianco di Johnny Thunders", nemmeno Johnny Thunders stesso.

 

"As the blood is rushing to my head
and from my wrists
I'm in love with all the things
I know I should resist
"
 

6 febbraio 1987
Fuori diluvia. Sono solo ancora una volta, seduto accanto a quest'unica candela... la penna in mano, cerco di stare lontano dagli stupefacenti. Non riesco a fermarmi. Sono strafatto ma ancora non riesco a darci un taglio... Penso che non riuscirò mai a smettere definitivamente con le droghe. Credo che sia il mio destino finale. Sarò ricordato come il tizio che aveva tutto e l'ha perso perché non è riuscito a fermarsi in tempo... o solo come l'ennesima rockstar morta.
Cadendo sul tetto, la pioggia crea un ritmo stupendo. È ipnotico. Stare qui seduto mi riporta alla mente quand'ero bambino, e stavo sdraiato sul letto ad ascoltare la pioggia, e mi chiedevo dove fosse la mamma e se sarebbe tornata a casa. Quella tristezza la sento ancora, è così pungente...
Tutti pensano che io sia una persona dura come l'acciaio. Se solo sapessero.

 

Se solo sapessero che a tenerlo in vita è unicamente la sete di vendetta. Se solo leggessero la lettera in cui augura a sua madre di morire di crepacuore, e giura di torturarla sino alla fine dei suoi giorni per farle scontare il peccato dell'abbandono. Se solo immaginassero cosa significhi crescere con la convinzione di essere un aborto mancato, e il rimpianto di aver visto la luce. Se solo capissero che il suo lento processo di autodistruzione è in realtà il più contorto esperimento mai escogitato per "farsi volere bene come persona" e non come garanzia di successi e dischi di platino. Se solo sapessero come ci si sente quando "c'è uno stadio tutto esaurito che aspetta e stai morendo e non frega a uno stracazzo di nessuno", nemmeno a te.

 

nikki_sixx_speciale_2014_2_01"I, I can't feel anything
My arms are numb and I'm hoping
You noticed the line I left off
All that you'll find inside
Are bells and butterflies
But I'll be smiling when I die
"

 

Una rockstar devastata, psicotica e depressa giace su una barella con un lenzuolo tirato sul volto la notte dell'Antivigilia di Natale del 1987: ma alla luce dei lampeggianti blu dell'ambulanza nessuno dei suoi compagni di sballo sembra davvero sorpreso - solo pietrificato. I telefoni iniziano a squillare, le radio a diramare la notizia: Nikki Sixx è morto, cibo per i vermi, proprio come desiderava, "quello stupido coglione". Vince Neil piange, Mick Mars sbrocca, Slash fracassa un bagno d'albergo e poi sviene, ubriaco: e l'oggetto di tante agognate attenzioni è lì, "in alto sopra la scena", vede tutto - la sua limousine, il suo corpo esanime. Poi riapre gli occhi. E, per la prima volta in trent'anni, abbassa lo sguardo sulle macerie fumanti della sua esistenza.

 

"When you've lost it all
That's when you finally realize that
Life is beautiful

 

 ***

 

"Siamo al contempo alla fine e all'inizio di questa (sordida) storia" e, a questo punto, quel che Nikki Sixx vide dentro di sé quando disseppellì i suoi demoni dalla montagna di droga con cui aveva tentato di esorcizzarli non ha più importanza, e forse non l'ha mai avuta. Perché i libri sono soltanto specchi, e "ogni lettore, quando legge, non legge altri che se stesso". "The Heroin Diaries" non fa eccezione, e a sette anni dalla sua pubblicazione è ancora uno "strumento ottico" senza eguali che "ci viene offerto per discernere quello che, altrimenti, non avremmo mai visto in noi stessi". Perciò, quando ho guardato nell'abisso di Nikki Sixx, lui ha guardato in me; d'altronde mi aveva avvertita, Ian Gittins, che "The Heroin Diaries" non sarebbe stato facile da leggere. Quello che non mi aveva detto era che mi avrebbe cambiata. Per sempre. E in meglio.

 

"Mi hanno chiesto perché ho deciso di pubblicare questo libro, e ho risposto "Forse potrà aiutare qualcuno di quelli che lo leggeranno. Hanno commentato, "Non è molto rock'n'roll, o sbaglio?". Allora ho ribattuto "Vaffanculo" e poi ho sorriso, perché so che questo è l'aspetto più rock'n'roll della mia vita: fare esattamente ciò che voglio".




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