Never Surrender - L’autobiografia di Biff Byford, la voce dei Saxon
SpazioRock presenta il nuovo volume edito in Italia da Tsunami Edizioni


Articolo a cura di Gaetano Loffredo - Pubblicata in data: 21/02/14

I Saxon sono uno dei gruppi più longevi della storia dell'heavy metal, cresciuti sotto il segno della NWOBHM (new wave of british heavy metal) e, come tanti altri, oscurati dal potere mediatico degli Iron Maiden, inglesi come loro, famosi più di loro, bravi più di loro. Biff Byford è da quasi quarant'anni il leader dell'aquila britannica, e se vi è mai capitato di incrociarlo e conversarci, converrete con noi che si stia parlando di un tipo non proprio loquace, un personaggio cui l'etichetta "self control inglese" calza alla perfezione. Questo è il "preconcetto", se così si può chiamare, col quale ci siamo avvicinati a Never Surrender, l'autobiografia ufficiale scritta a quattro mani insieme a John Tucker,scrittore di musica e fotografo che aveva già realizzato, giusto per restare in tema, un libro intitolato "Suzie Smiled... The New Wave Of British Heavy Metal".


Da un artista taciturno e introverso come Biff Byford non ci si aspetta che vengano portati a galla chissà quali segreti del Rock, e la lettura offre spunti di interesse soprattutto quando si concentra sulla vita privata del frontman che, prima di guadagnarsi le luci della ribalta, ha combattuto contro povertà (avevo 16 anni quando facevo il carpentiere e 17 quando lavoravo in miniera) e il destino (non c'è nulla come la perdita di un genitore in giovane età per farti mettere in dubbio la religione).


Biff, come potrete facilmente immaginare, non ha avuto un'infanzia facile, ma la ferma decisione di sfondare nella musica lo ha aiutato a superare i periodi più difficili: ho gettato tutto da parte e ho iniziato a fare sul serio a fare ciò che volevo fare, ovvero suonare, e quello è diventato l'unico interesse della mia vita (suonare, e magari scopare nel frattempo).


speciale_neversurrender_biffbyford_2014_02Dai Coast ai Son Of a Bitch fino al monicker definitivo, Saxon, perché la casa discografica non accettava Son of a Bitch, mi dicevano che non saremmo andati da nessuna parte con quel nome. Dovevano chiamarsi Anglo-Saxon, poi Biff scelse solo Saxon, nome che si è rivelato bellissimo e una merda allo stesso tempo. Ma una volta che il gruppo diventa famoso, il nome non ha più importanza.


L'escalation dei Saxon è ben rappresentata con aneddoti e numeri, così come la sudditanza psicologica nei confronti degli Iron Maiden e l'odio viscerale per gruppi come i Rainbow di Ritchie Blackmore che non avevano il minimo rispetto per i supporter.


Un po' meno bene rappresentata l'inflessione (non lieve) della band, che dopo i successi degli anni ottanta e novanta ha perso popolarità pur restando viva e vegeta, una situazione che Biff giustifica con la mancata esplosione negli Stati Uniti d'America senza però menzionare il fatto che anche in Europa le quotazioni dei Saxon sono andate regolarmente e violentemente in ribasso.


Con 224 pagine e una breve sezione fotografica al centro Never Surrender assume le caratteristiche che hanno bilanciato la storia della band: una lettura disimpegnata e sincera, mai avvincente e priva dei picchi che possano renderla interessante quanto basta per desiderare di terminare lo scritto nel più breve tempo possibile. Così il libro, così la vita, così i dischi dei Saxon: se siete fan della band l'acquisto è stra-consigliato perché sapete a cosa andate incontro, se non lo siete e cercate qualcosa che possa sorprendervi date un'occhiata al favoloso catalogo Tsunami Edizioni, avete l'imbarazzo della scelta (chi ha detto Zakk Wylde e Motley Crue?).




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