Musica dal vivo: siamo davvero al sicuro?
Dal Vigorelli alla Manchester Arena, storie che hanno cambiato il volto alla musica live


Articolo a cura di Federico Falcone - Pubblicata in data: 04/07/17

Manchester, 22 maggio 2017. Sono da poco passate le 22.30 quando un boato proveniente dal foyer della Manchester Arena semina panico e disperazione. Da qualche minuto è terminato lo show della popstar Ariana Grande e quelle che fino a pochi attimi prima erano urla di gioia, di divertimento, di voglia di vivere, in un battito di ciglia si tramutano in grida di terrore, dolore e morte. Scene già viste, momenti già vissuti. Fughe di massa, lacrime, sangue. Il bilancio è drammatico: 22 morti e 120 feriti. Passano poche ore e l'autoproclamato Stato Islamico, tristemente noto come "Isis", rivendica l'attacco suicida firmato da uno dei suoi adepti. La mente torna a quella maledetta sera del 13 novembre 2015 quando, durante il concerto degli Eagles Of Death Metal, la sala concerti del Bataclan di Parigi fu teatro di un attentato che costò la vita a 93 ragazzi. Anche in quel caso, mandatario della strage, fu l'Isis. Lo scorso 2 giugno, in Germania, a causa di: "concreto rischio di minaccia terroristica" è stato sospeso il Rock Am Ring, festival con circa 80.000 presenze.


Parallelamente allo sgomento e al lutto, a montare in cattedra in queste settimane sono state le feroci polemiche relative alle misure di sicurezza atte a prevenire tali episodi. E, così, tra chi sostiene che la sicurezza nei concerti sia altissima e chi, invece, ritiene che sia praticamente inesistente, il rischio di strumentalizzare questi eventi per fini politici o economici è dietro l'angolo. Ecco perché sorge qualche perplessità (per usare un eufemismo) quando si aprono dibattiti in cui domina il pensiero - spesso confuso e superficiale - che: "se ai concerti non ci sentiamo sicuri è a causa della minaccia terroristica". Ovviamente non è questa la sede per approfondire una tematica di ampio dominio pubblico e dai connotati così delicati, ma qualche precisazione è bene farla, non fosse altro per rinfrescare la memoria a coloro i quali supportano questo pensiero.


Non serve a nulla istigare o fomentare un odio, religioso quando la storia dei concerti è ricca di eventi drammatici non riconducibili alla sopra citata matrice. Non porta da nessuna parte ma, anzi, è incredibilmente fuorviante in quanto le cause dietro a tali vicende sono le più disparate: pazzia individuale o collettiva, negligenza o imperizia degli addetti ai lavori, imprevedibilità o sottovalutazione di minacce più o meno attendibili, tanto per fare degli esempi. Facciamo un salto nel passato e andiamo al 1971: all'interno del Velodromo Vigorelli di Milano si stanno esibendo - per la prima volta in Italia - i Led Zeppelin. All'esterno l'aria è estremamente tesa a causa di contrasti sociali che da lì a poco sfoceranno in una vera e propria guerriglia urbana e che, purtroppo, coinvolgeranno anche l'interno della location. Solo per miracolo non vi furono morti, ma quell'evento cambiò drasticamente il volto della live music in Italia. Due anni prima, durante uno show dei Rolling Stones all'Altamont Free Concert, perse la vita Meredith Hunter, diciottenne afroamericano accoltellato a morte da un addetto alla sicurezza curata dagli Hells Angels. Hunter fu colpito dopo che estrasse una pistola per farsi largo tra il pubblico. Di per sé, tali accadimenti basterebbero a testimoniare come questo problema affondi le radici in svariati decenni addietro, in cui la minaccia terroristica con cui dobbiamo fare i conti in questi anni non era neanche immaginabile. Occorre dire, però, che i fattori scatenanti una tragedia possono essere molteplici e di varia natura.

 

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Proviamo ad analizzarne qualcuno: partiamo dai fuochi pirotecnici. Il 20 febbraio del 2003, in quel di Rhode Island, i Great White avevano appena iniziato a suonare quando un loro tecnico ne accese alcuni. Qualcosa andò storto e, nel giro di 5 minuti, le fiamme avvolsero il palco e l'intero live club. A causa del fumo tossico, del calore e della calca provocata dalla folla in fuga, persero la vita 100 persone (compreso il chitarrista della band) e 230 rimasero ferite. Dodici anni più tardi un episodio analogo avvenne a Bucarest. Al Colectiv si stavano esibendo i Goodbye To Gravity, ed anche qui, sempre a causa dell'accensione di fuochi pirotecnici, si scatenò un violento incendio che causò la morte di 64 giovani (più 158 feriti), molti dei quali schiacciati dagli spettatori in fuga. A proposito di pubblico in fuga, si può ragionevolmente affermare che costituisca anch'esso un altro, importante fattore scatenante di certi drammatici episodi: il 30 giugno del 2000, infatti, durante l'esibizione dei Pearl Jam al Roskilde, morirono 9 ragazzi (più 30 feriti), schiacciati da una folla in delirio. Secondo la ricostruzione ufficiale, però, a originare il dramma furono le piogge torrenziali che resero il terreno scivoloso favorendo l'instabilità delle persone e causando, quindi, un effetto domino tra le file più avanzate.


Uno degli eventi che scosse di più l'opinione popolare e, soprattutto, il mondo della musica risale alla sera dell'8 dicembre 2004. All'Alrosa Villa Club di Columbus in Ohio si stavano esibendo i Damageplan di Dimebag Darell e Vinnie Paul, quando tutt'a un tratto salì sul palco, passando dal retro, Nathan Gale, fanatico dei Pantera e affetto da schizofrenia. Nel giro di pochi secondi esplose 8 colpi di pistola, di cui 5 indirizzati a Darrell che restò ucciso. Colpì a morte anche Jeff "Mayhem" Thompson (addetto alla sicurezza della band), Chris Paluska (tour manager), John Brooks (tecnico della band) uno spettatore e un dipendente del locale. Gale venne neutralizzato da un addetto alla sicurezza. Per un tragico scherzo del destino, Darrell passò a miglior vita lo stesso giorno in cui venne assassinato John Lennon, anche in quel caso per mano di un folle.


Da quella drammatica notte sono passati 13 anni, e se al giorno d'oggi pensare di entrare armati a un concerto appaia follia, data la migliore e più scrupolosa opera di vigilanza al di fuori delle strutture, a quei tempi il problema era decisamente sottovalutato, specialmente negli Stati Uniti. Ricordo benissimo lo stupore e l'incredulità che suscitò questo episodio, e ricordo, come fosse ieri, che il termine più usato - e abusato - fu "imprevedibilità". Possiamo annoverare, dunque, anche l'imprevedibilità e l'instabilità della mente umana come fattori determinanti queste tragedie.

 

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Hanno, forse, ragione coloro che vedono nei concerti - grandi o piccoli che siano - un pericolo per la propria incolumità? E', forse, finita l'era in cui si può sperare di godere un concerto in completa tranquillità? La risposta è no. Categoricamente. Perché quanto sopra elencato testimonia che il tema della sicurezza nei concerti è vecchio e, benché di definitiva risoluzione non si possa ancora parlare, nel corso degli anni è stato fatto di sicuro tanto. Assistere ad una esibizione dal vivo dei propri artisti preferiti, inoltre, è un'esperienza meravigliosa che non può essere subordinata alla paura di cosa potrebbe accadere. In Italia, in particolar modo nei grandi festival, la sicurezza è aumentata notevolmente, e, per quanto possa non far piacere essere sottoposti a controlli rigorosi che ricordano quasi un ambiente militarizzato, è fuori discussione che le misure per arginare tali fenomeni sono divenute consistenti e necessarie. E' essenziale, però, tenere bene a mente un concetto: per far si che si svolga tutto nel migliore dei modi, senza pericoli e senza tensioni, dovremmo essere noi spettatori i primi responsabili chiamati ad assumere un comportamento civile, educato e coscienzioso. Su alcuni aspetti non abbiamo un gran potere decisionale, questo è vero, ma su come comportarci, sì. Per restare in tema di esempi, quanto accaduto a Torino, in occasione della finale di Champions League, è un precedente che deve essere da monito.


Distinguiamo gli spettatori dai coloro che sono in cerca di guai e dai delinquenti, dunque, e divertiamoci sulle note delle nostre canzoni preferite, perché in fin dei conti: "it's only rock n'roll... but I like it".




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