In tour con i Kiss
La “più grande band al mondo” vista dagli occhi di chi ha contribuito a renderla tale.


Articolo a cura di Stefano Torretta - Pubblicata in data: 21/02/16

Nel variopinto mondo del rock'n'roll i Kiss possono certamente essere considerati una delle band più caratteristiche. Saranno i costumi, le trovate sul palco, i fuochi d'artificio, tutto l'immenso carrozzone che si portano dietro e che nel corso del tempo ha acquisito una valenza quasi circense intesa nell'accezione più vicina al modo di vederla di Phineas Barnum. Se a 43 anni di distanza dalla formazione di questa ormai iconica band si pensava di aver indagato a fondo storia, bizzarrie e aneddoti del combo newyorkese ci si dovrà ricredere grazie a questa nuova opera scritta, edita in Italia dalla Tsunami Edizioni.

 

Se i Kiss sono Paul Stanley, Gene Simmons, Ace Frehley e Peter Criss - almeno per quanto riguarda il periodo trattato in questo libro - vi sono altri quattro individui altrettanto importanti per la buona riuscita di ogni spettacolo della band, ovvero la Original Kiss Krew. Peter Oreckinto, J.R. Smalling, Rick Munroe e Mick Campise - membri originari della crew che si è occupata della gestione materiale degli show dal vivo dei quattro newyorkesi, nonché autori di questo interessante spaccato di vita on the road - portano il lettore indietro nel tempo fino alla metà degli anni '70, il periodo più fecondo per i Kiss. In questi primi anni di carriera la band non era ancora quella macchina d'assalto perfettamente rodata, capace di allestire show spettacolari davanti a platee di diverse decine di migliaia di persone. Sono invece gli anni della dura lotta per potersi affermare, dei chilometri per andare a suonare fatti a volte anche inutilmente, degli incidenti, delle risse.

 

kisstourlibro01Il piacere di leggere questo nuovo libro sui Kiss - ma lo è davvero su di loro? - nasce dal fatto che i veri protagonisti sono quattro perfetti signori nessuno che hanno però contribuito a fare la storia del rock'n'roll. I quattro membri della band appaiono in secondo piano, quasi ai margini del discorso. È più che naturale, visto che la storia che si vuole narrare è quella della Krew originale. Gli agili e corti capitoletti che compongono questo volume racchiudono storie curiose, divertenti, piccanti, a volte tragiche. I quattro rodie non mancano mai di parlare nel dettaglio di ogni aspetto della vita on the road. Se da un lato tutto ciò è un bene, dall'altro risulta anche un punto a sfavore: avendo a che fare con quattro individui non avvezzi all'arte della scrittura, i singoli capitoli non sono sempre ben bilanciati, spesso risultano troppo prolissi o il fuoco del discorso tende a focalizzarsi su aspetti periferici e, magari, non interessanti, la tensione narrativa è accantonata per dare libero sfogo ai ricordi. Nonostante queste piccole pecche il libro merita sicuramente di essere letto proprio perché ci mostra l'altra parte di un tour, ovvero quella dietro le quinte. Tutti i topoi del genere vengono trattati, che siano gli interminabili viaggi attraverso gli sconfinati territori degli Stati Uniti (ed anche del Canada) o le condizioni di vita non proprio ottimali, tra le poche ore di sonno ed l'assenza di comfort, che siano gli screzi con le crew di altre band o i problemi con le forze dell'ordine. Non possono mancare naturalmente gli aneddoti riguardanti le groupie, trattati, nonostante l'argomento, in modo meno triviale rispetto a quanto ci si poteva aspettare. L'aspetto che appare più interessante è il modo con cui i quattro Kiss vengono rappresentati. Non ci troviamo di fronte a quattro rockstar, bensì a quattro semplici uomini. Gli autori del libro non peccano affatto in lusinghe o adulazioni, mantenendosi in un'ottica molto oggettiva e terra-terra. La vita on the road forse non era una situazione propriamente idilliaca, però la passione con cui la affrontavano i quattro roadie della Krew non aveva paragoni. Proprio per questo, le pagine che parlano del licenziamento della Krew ad opera del management dei Kiss sono quelle che lasciano più di stucco, mostrandoci le molte ombre legate allo show business.

 

"In tour con i Kiss" riesce a non scontentare nessuno, né il fan accanito né il lettore casuale che vuole farsi un'idea di ciò che si muove dietro ad uno spettacolo dal vivo di tale portata come quello messo in scena dai Kiss. A rafforzare ulteriormente questo senso di testimonianza vera ed irripetibile è la trascrizione dell'ultima apparizione pubblica dei quattro roadie nel 2002, un lungo capitolo in forma di dialogo che ci porta nel vivo della narrazione e che ci mostra il maggior contributo da parte di Mick "The Texas Heartbreaker" Campise, deceduto nel 2013 e ben poco presente nelle restanti sezioni del libro. "In tour con i Kiss" è il migliore esempio possibile di totale dedizione verso una causa da parte di quattro individui che hanno vissuto 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana, solo in funzione del successo dei Kiss. Un modo estremamente personale di celebrare tale band ma anche di potersi ritagliare un piccolo spazio - dovuto - di notorietà per meriti acquisiti.




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