Joy Division - Tutta La Storia
La biografia definitiva scritta da Peter Hook, tra vita privata e fugace eppur grandiosa esistenza della band


Articolo a cura di Andrea Mariano - Pubblicata in data: 04/11/14

Il nostro primo concerto come Joy Division, ed è finito a botte. Un classico.” Peter Hook

Peter Hook parla, racconta aneddoti, si contraddice, riflette, ricostruisce i ricordi. È lui stesso ad ammetterlo nella prefazione di “Joy Division – Tutta La Storia”, la biografia sulla band e che spesso coincide proprio con la sua. Già, perché inevitabilmente l’ascesa e la caduta del gruppo di Salford si intreccia con la storia personale di Hook, un incredibile quanto spericolato quanto irrinunciabile giro sulle montagne russe tra eccessi e successi, tra rivincite e colpi allo stomaco.


joy_division_biografia_tsunami_2014_00Non è un’autocelebrazione sfacciata, perché sin da subito si sbatte in faccia al lettore quel che sarebbe stato palese al pubblico solo molto più tardi: i Joy Division risentivano in maniera imprescindibile dello stato umorale di Ian Curtis, e lui era fondamentalmente imprevedibile, nel bene e soprattutto nel male. Quindi i retroscena più squisitamente punk (Curtis sbattuto fuori dal locale in cui dovevano debuttare perché stava tirando calci a pezzi di vetro senza apparente motivo) si tingono di una vena più realista e realistica, per certi versi drammatica, data la disparità di condizione sociale tra il frontman, sposato e che cerca di campare di sola musica, e gli altri che comunque ancora abitavano con i genitori.

Non è, tuttavia, neppure un racconto in un triste e sbiadito bianco e nero, soprattutto perché Peter Hook racconta buona parte della sua vita privata con un certo entusiasmo, anche quando questo non dovrebbe esserci (l’infanzia tra madre alcolizzata e patrigno che “si comportava come uno stronzo”), ma a cui deve la sua crescita ed il suo essere così come è. Nessun rimpianto – perlomeno, non enorme – ma grande intelligenza nel capire che è anche grazie a quei trascorsi turbolenti che lui ha potuto realizzarsi come persona e come artista, coi Joy Division prima e coi New Order poi.

La traduzione di Stefania Renzetti per il tomo edito in italia da Tsunami Edizioni è molto buona: il tutto scorre molto bene ed è stata preservata adeguatamente la capacità di Hook di trascinare ed ammaliare con tutto ciò che racconta.

 

320 pagine di assoluto godimento per tutti i fan dei Joy Division, un’autentica ed inaspettata gemma calamitante per tutti gli altri, anche per chi, dei Joy Division, conosce solo di sfuggita il nome della band. Acquisto più che consigliato. Acquisto obbligatorio, a prescindere dall'esser fan o meno.




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