Libri: David Bowie - La Storia del Rock
Dandy, innovatore e pionere. Luca Garrņ racconta la vita e la carriera dello straordinario artista che cambiņ per sempre il panorama musicale moderno.


Articolo a cura di Manuel Di Maggio - Pubblicata in data: 23/07/17

«Mi stupisce sempre il fatto che la gente prenda quello che dico seriamente. Io non prendo seriamente nemmeno me stesso.» [D. Bowie]

Sono passati poco più di diciotto mesi dalla scomparsa del Duca Bianco ed è ancora evidente il solco lasciato nei cuori e nelle menti di chi, durante i suoi cinque eclettici decenni di attività, lo ha amato o anche semplicemente apprezzato. David Bowie non era un uomo comune e non lo è stato neppure nel momento della morte. Se è ormai entrato nella retorica comune approcciarsi ad un opera biografica con il tradizionale panegirico del "celebriamo la vita", di lui, a ben dire, si può effettivamente "celebrare la morte", perché anch'essa, come la sua esistenza, è stata un'opera d'arte.

 

Non stupisce quindi la scelta di Hoepli, che ha da tempo inaugurato una collana di biografie, "La Storia del Rock - I Protagonisti", di affidare a Luca Garrò, nota penna del giornalismo musicale italiano cartaceo e online, che non solo aveva collaborato a "Storia Del Rock" (Hoepli, 2014) di Ezio Guaitamacchi e ai volumi Jimi Hendrix (Hoepli, 2015) e Jim Morrison (Hoepli, 2016) ma soprattutto è autore di "Freddie Mercury" (Hoepli, 2016), anche il volume "David Bowie", uscito lo scorso giugno.

 

copertinabowiehoepli2017_01Dopo aver sfogliato le pagine del sommario, ciò che subito spicca è la prefazione curata da Woody Woodmansey. Ai più, oggigiorno, questo nome potrà non dire nulla, il che è comunque comprensibile dato che è da molti anni che Woodmansey si è eclissato dalle scene, ma a suo tempo, Woody, il cui vero nome è Mick, era il batterista degli "Spiders From Mars", la band del David Bowie glam, quello di cui Garrò tratta nel terzo capitolo dell'opera, intitolata "Lovin' the Alien". Nella prefazione, Mick racconta di quando conobbe il giovane Bowie «ancora in cerca di se stesso» e lo presentò al suo altro amico Mick. Questo secondo, e un po' più celebre Mick, risulterà fondalmentale per la carriera del futuro Duca Bianco: Mick Ronson, produttore di "Hunky Dory", "Ziggy Stardust" e "Aladdin Sane".

 

L'autore suddivide la biografia in nove parti legate a filo doppio alle "rivoluzioni" - o "rinascite" - interne alla carriera di Mr. David Robert Jones. Dai primi anni nel quartiere multietnico di Brixton, sino al primo assaggio di successo con "Space Oddity". E poi la conoscenza con Mick Ronson, "Hunky Dory", la fase di Ziggy, il periodo in America, quello a Berlino, gli anni del pop da classifica, il clamoroso ritorno alle avanguardie degli anni '90, il ritiro decennale del nuovo millennio, i suoi due ultimi album e la morte elevata ad opera d'arte. Tutto in un'opera che, ad oggi, rimane l'unica vera biografia esaustiva sul Duca che sia stata scritta in lingua nostrana. Ovviamente non c'è solo la testimonianza di Woodmansey. Sono parecchi i contributi di personalità che negli anni sono state vicine al Duca, hanno vissuto la sua epopea o sono  stati addirittura alla base della formazione, come il mimo Lindsay Kemp, a cui David si riferì come «colui che mi insegnò a stare sul palco». Kemp spende parole al miele su colui che, a dir suo, ci ha insegnato a essere più liberi nella sessualità e non solo - facendo un evidente riferimento al periodo di Ziggy.

 

Ovviamente, essendo un'opera scritta da un autore dello Stivale, non mancano alcune curiosità che ci riguardano da un punto di vista strettamente nazionale. Su tutte spicca la celebre storia dell'adattamento di "Space Oddity" che riscrisse Mogol stravolgendone totalmente il testo. Peraltro, anni dopo aver conosciuto di persona Lucio Battisti, il sodale di Mogol, David Bowie lo definì il miglior cantante del mondo insieme a Lou Reed.

 

Ogni pagina della biografia del Duca è costellata da interventi e contributi forniti non soltanto da personaggi del calibro di Phil Collins e Iggy Pop - artisti stilisticamente e personalmente vicini a Bowie - ma anche da chi invece, almeno apparentemente, potrebbe avere poco in comune con lui come Ozzy Osbourne che lo definisce «Uno che cercava sempre di superarsi. Uno dei più grandi», o i Sonic Youth. A tal proposito, l'ultimo capitolo è interamente dedicato a varie interviste; in particolare spiccano quelle di Ian Hunter ed Earl Slick, coi loro curiosi aneddoti.

 

Come detto, questa monografia, arricchita da numerosissime immagini e da una grafica armoniosa e ben strutturata, si pone, ad oggi, come l'unica opera nostrana capace di valorizzare e analizzare nel dettaglio la vita e le opere di Mr. Jones. Naturalmente consigliata non soltanto a tutti i cultori e i curiosi del Duca, ma anche di facile lettura per i neofiti.




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