ZOMBI
2020

2020, Relapse
Space rock

Recensione di Isadora Troiano - Pubblicata in data: 17/07/20

In questo 2020 non esattamente pieno di gioie, trovare rifugio nella musica è sempre una buona idea. E nel caso del nuovo album del duo americano ZOMBI è un'ottima idea. Questi due ragazzi di Pittsburgh, Pennsylvania, sono tornati dopo 5 anni di assenza dalle scene con un album chiamato appunto "2020" ma che con l'annus horribilis che stiamo vivendo, per fortuna, non ha nulla da spartire. Gli ZOMBI portano in scena un efficace connubio tra riff dal sapore robot rock, atmosfere anni 80 e psichedelia completamente strumentale, come si vede raramente negli ultimi tempi, frutto di due menti audaci, sapientemente capaci di giocare con la musica, gli effetti e i generi.

Chi conosce la band sa già che si tratta di qualcosa di non comune nella classica definizione del genere space/robot rock, anche vista l'abbondanza di strumentazione elettronica che Steve Moore e A.E. Paterra sono soliti utilizzare nelle proprie composizioni. Con "2020" il duo statunitense si è riconnesso alle sonorità del disco precedente, "Shape Shift" prima di tutto tramite brani di durata breve rispetto agli standard precedenti della band e poi nel largo uso di tastiere ed effetti che ricordano moltissimo la musica sintetica anni '80. Lo dimostra il primo singolo estratto dall'album, "Breakthrough & Conquer": il brano si apre con un intro drammatico di synth incalzato poi da basso e batteria che potrebbe tranquillamente essere la colonna sonora di un film poliziesco, il tutto in un crescendo che culmina in un energico riff di chitarra. La stessa formula si ritrova nell'altro singolo dall'enigmatico titolo "XYZT", in cui però si notano già le innovazioni stilistiche che caratterizzano il nuovo album del duo, in particolare nella chitarra, più cupa e psichedelica, che forma un ossessiva ripetizione di note che si intrecciano al sintetizzatore più spinto. Quest'atmosfera è uno dei fili conduttori del disco ed è espressa appieno in uno dei brani migliori, "Earthscraper": il ritmo quasi doom, le chitarre dai suoni quasi sludge e la sessione ritmica ossessiva e martellante regalano 4 minuti e 47 secondi di onirico viaggio uditivo. Questa componente percorre tutto il resto del disco e l'alternanza con le sonorità sintetiche di tastiere ed effetti crea un gioco di contrasti piacevolissimo all'ascolto, nonostante si tratti di pezzi sempre e solo strumentali, cosa che può essere piuttosto ostica per chi non è avvezzo al genere. Lo dimostrano brani come "Fifth Point Of The Penta" o "First Flower", che evocano atmosfere futuristiche e inquietanti in un complesso contrappunto sonoro.

Nulla è lasciato al caso: la stessa copertina del disco, con i suoi colori caldi e la rappresentazione di un desertico sito industriale, rimanda fortemente alle atmosfere al suo interno e denota una cura del dettaglio che è sicuramente propria del duo americano. Abili manipolatori del suono, gli ZOMBI sono anche la gioia di ogni appassionato di produzione, visto che ogni strumento, ogni nota sono magistralmente bilanciate, sporcate o ripulite a seconda del caso per non lasciare mai uno spazio vuoto o piatto. L'ascolto di "2020" è un viaggio in un mondo a metà tra "2001 Odissea nello spazio" e un racconto di Ray Bradbury, un'avventura sonora che regala mezz'ora buona di abbandono e godimento.




01.Breakthrough & Conquer
02.Earthscraper
03.No Damage
04.XYZT
05.Fifth Point of the Penta
06.Family Man
07.Mountain Ranges
08.First Flower
09.Thoughtforms

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