Xandria
Sacrificium

2014, Napalm Records
Symphonic Metal

Recensione di Alessio Sagheddu - Pubblicata in data: 29/04/14

L'operato degli Xandria non è mai stato tra i più fiorenti del filone metal dal cantato femmineo. L’ombra di altre band ben più blasonate, da sempre, oscura la musica del quintetto di Bielefeld, mai troppo personale da risultare emozionante. Perdere la prima vera vocalist Lisa Middelhauve, unico motivo di riconoscimento ai tempi dei primi dischi, nonché unica fautrice di un sound che riusciva con molta fatica a distinguersi, non ha certo riportato a riva la formazione. Armati di speranza e qualche asso nella manica, i Nostri rientrano in pista solo nel 2012 con la sfrontatezza e le belle speranze di un "Neverworld's End", presentando il "nuovo volto" di Manuela Kraller. Speranze che per un attimo sembrano riportare la band tedesca sull’Olimpo - un po’ franoso - del genere. Ma non c'è niente da fare, la love story tormentata non ha fine: nel 2013 la Kraller lascia la band per motivi ancora non del tutto chiariti.

Il tempo di gestazione di "Sacrificium" appare veramente ristretto, così come la scelta della nuova vocalist, Dianne van Giersbergen (un cognome che, associato alla band in questione, alimenta ancora più le nostre perplessità), arruolata forse in precedenza, con la Kraller ancora in pianta stabile. Fin dall’inizio i dodici brani svelano il più recondito dei loro segreti: rispetto al lavoro imbastito con la Kraller l'apporto della van Giersbergen riesce a donare maggiore espressività all'insieme, ma a bilanciare il nuovo innesto troviamo quell'immancabile vuoto dettato dall'intero comparto strumentale. Basta prendere in esame la title-track: Dianne è delicata ed espressiva sul finale, ma totalmente priva d’idee nei restanti 9 minuti, complice un songwriting stereotipato e ridondante. Non bastasse questo, spiace notare come la sua impeccabile interpretazione venga brutalmente smorzata dalla più totale assenza di originalità (vedi “Temple Of Hate”). Infine un guitar-work frettoloso, freddo e poco raffinato, decade tra lo squillare continuo dei cori, fin troppo invasivi per i nostri gusti, e forse messi lì a riempire canzoni già vuote in partenza (un po' come accade nel nuovo Fleshgod Apocalypse).

Come già detto, è la sola voce ad invogliarci all’ascolto; qua e là qualche traccia di carisma ed alcune melodie trascinanti, forse un po’ ruffiane (“Our Neverworld” e “
Dreamkeeper”), riescono a dar vita a parentesi musicali non innovative ma perlomeno credibili. E tuttavia, come da tradizione, abbondano i momenti tendenti all’orrido (“Betrayer”, “Little Red Relish”) e spesso e volentieri un passato lontano torna a farci visita, come in "The Undiscovered Land", palese omaggio ai Nightwish dell'era Turunen (ancora?!).

Chi sono gli Xandria? La domanda sorge spontanea dopo aver ascoltato un album che sembra portare la sola firma della nuova vocalist, piuttosto che quella dei restanti membri. Ebbene sì, "Sacrificium" è la più disarmante dimostrazione del deficit di personalità che sin dagli esordi affligge il quintetto. A questo punto possiamo soltanto acclamare la voce di un’interprete ingiustamente condannata a trascinare le sorti di una band ormai spacciata.





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