X Japan
We Are X (Soundtrack)

2017, Legacy Recordings/Sony
Visual Kei

Recensione di Valerio Cesarini - Pubblicata in data: 18/10/17

La bellezza dell'arte è la diversa maniera di interpretarla di ciascuno; il fascino è nell'approccio delle diverse culture con le varie influenze e modalità. In particolare, come si può trascurare il modo assolutamente manieristico, eccessivo ai limiti del parodistico, reverente e divertito del mondo nipponico nei confronti dell'Occidente. I padri dello stile Visual Kei, del metal melodico vecchio stile unito a un moderno quasi ingenuo e pacchiano, della perizia e dell'eccesso, gli X Japan fondatori di una cultura mettono in musica la colonna sonora del documentario a loro dedicato.

 

"We Are X" racconta la storia, assolutamente estrema, della formazione e della crescita di un fenomeno culturale, dove realtà e finzione si mescolano morbosamente, dove il personaggio e la persona trovano spazio nello stesso corpo, negli stessi vestiti. Il leader Yoshiki, pianista, batterista, chitarrista e soprattutto icona, racconta una vita di dolori ai limiti dell'assurdo, la formazione di un progetto oscurato dall'ombra del suicidio e dell'eccesso. La scalata al successo anche in occidente, al ruolo di icone di una cultura e di una manifestazione, abbraccia ben piu' che la sola componente musicale: gli X Japan, forieri dell'equilibrio fra aggressività e smodatezza, portano un metal diritto e melodico, aggressivo e vecchio stile, distorto e tenorile.

 

"We Are X" è la colonna sonora del documentario, l'ultima manifestazione dello stile ormai iconico, inconfondibile e, paradossalmente, immune al tempo visto che già nasce fuori da esso. Contiene 14 brani che accompagnano la visione - immancabile - dell'esperienza video; quasi ottanta minuti del piu' emblematico hard rock nipponico, fra inediti e brani storici, dalle fulgide esperienze dal vivo di The Last Live (2001). La prima traccia "La Venus", brano acustico in inglese, già conferma l'influenza di Yoshiki e band guadagnando una candidatura all'Oscar; curiosamente, è il brano che apre il disco ma accompagna i titoli di coda del film. Segue "Kurenai" da The Last Live, e altre eterogenee composizioni firmate, immancabilmente, Yoshiki. E' proprio questo continuo contrasto, un'ncredibile dignità nell'eccesso accompagnata da un'inaspettata eterogenia e varietà di contenuti, a rendere gli X Japan un fenomeno quasi impossibile da gettare nel dimenticatoio: brani in giapponese, in inglese, ballad strappalacrime ("Crucify My Love"), casse rotolanti e vibrati sferzanti, composizioni classicheggianti come la strumentale solo piano "A Piano String In Es Dur", un certo gusto per la componente melodica fra archi struggenti e ritornelli urlati.


Un album già ampiamente riconosciuto dalla critica, balzando nelle prime posizioni in Giappone e in UK, una raccolta decisamente emblematica della cultura rock nipponica proiettata verso l'Occidente, delle abilità e delle caratteristiche stilistiche. Che può stupire chi considera il Visual Kei un "semplice" fenomeno culturale dove la componente più prettamente musicale potrebbe cadere in secondo piano - musicisti, ascoltate. Una produzione inaspettatamente viva, non plastificata né schiava del "moderno" nella sua accezione peggiore, sia dal punto di vista compositivo che sonoro; una raccolta di brani che, fuori da ogni contesto, risultano canzoni fatte e compiute, coerenti e decisamente veritiere. L'ennesima dichiarazione artistica di chi con l'arte si è sporcato le dita di un inchiostro indelebile.





01.La Venus
02.Kurenai
03.Forever Love
04.A Piano String in Es Dur
05.Dahlia
06.Crucify My Love
07.Xclamation
08.Standing Sex
09.Tears
10.Longing / Setsubo-no-yoru
11.Art of Life (3rd Movement)
12.Endless Rain
13.X
14.Without You

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